Emergenza 118, in Sardegna le ambulanze sono senza medici: su 140 specialisti ne mancano 70 – Tutti i numeri
Le 24 sedi fanno turni da 24 ore per 365 giorni all’anno ognuna dovrebbe avere 6 dottori, 6 infermieri e 6 autisti
Sassari Sono settanta i medici che mancano nelle unità operative territoriali del 118 regionale. La carenza di medici in Sardegna colpisce anche l’emergenza urgenza e i numeri, come già per i medici di base, sono impietosi. Il sistema regionale prevede che siano attive 24 unità operative territoriali, la legge infatti disciplina che debbano essere una ogni 60 mila abitanti. Le Unità operative sono, in pratica, le sedi da cui devono partire le ambulanze medicalizzate. Dieci fanno capo alla centrale operativa di Sassari mentre 14 alla centrale operativa di Cagliari. Le normative nazionali prevedono che a bordo ci debbano essere un medico, un infermiere e un autista. Ogni sede deve avere in organico quindi 6 medici, 6 infermieri e 6 autisti per garantire i turni h24, 365 giorni all’anno.
Il problema è che ad oggi i posti vacanti dei medici sono praticamente la metà di quelli previsti dalla legge. Ci sono addirittura casi di sedi che hanno tutti e sei i posti vacanti, cioè neanche un medico di emergenza urgenza in organico: ad esempio a Tempio Pausania e a Sorgono. In alcuni casi dei sei medici in organico ce n’è invece solo uno: questo avviene a Porto Torres, Bosa, Ghilarza e Ozieri. Ma a pieno organico non è rimasta neanche una sede. Questo significa che in caso di un’emergenza, per una patologia acuta come un infarto o un ictus, o per un incidente, il luogo dove questa avviene rischia di diventare decisivo. Se accade in pieno centro a Sassari o a Cagliari l’arrivo dell’ambulanza con il medico è praticamente sicuro, se avviene in un paese dell’interno la possibilità che arrivi solo l’ambulanza con l’infermiere e l’autista è concreta. In questi casi all’ambulanza con infermiere ed autista, deve necessariamente essere affiancata un ulteriore equipaggio di un mezzo di base per completare l’equipe di soccorso. Ne consegue che il paziente viene accompagnato al Pronto soccorso di destinazione, da due ambulanze, con evidente spreco di risorse.
Sergio Marrosu è l’unico medico in organico a Bosa e i problemi legati alle carenze di organico nelle unità operative del 118 le conosce bene. «Il mio contratto prevede 168 ore mensili, posso fare qualche straordinario ma è impossibile ovviamente coprire tutti i turni –ci spiega–. Durante la settimana vengono inviati medici che sono in organico in sedi meno scoperte, oppure anche giovani specializzandi in rianimazione ed anestesia, ma questo non può accadere tutti i giorni; quindi, capita spesso che davanti ad un’emergenza ci si trovi a dover inviare solo l’ambulanza con l’infermiere e l’autista a bordo ». A Marrosu non manca molto tempo prima della pensione la sua preoccupazione, quindi, è soprattutto per un sistema che in questo momento risulta in sofferenza non solo a Bosa. «Il problema è che non ci sono medici e anche quando vengono fatti i corsi per l’emergenza territoriale non sono in tanti a partecipare. E alla fine quelli che lo completano se capitano in sedi periferiche spesso decidono di rinunciare. «È una situazione che va avanti da diversi anni – aggiunge Marrosu – ma da qualche tempo è esplosa in tutta la sua drammaticità. Diversi colleghi sono andati in pensione e non sono stati sostituiti, così piano piano siamo arrivati alle condizioni attuali, con un numero di sedi vacanti altissimo per un servizio così delicato e importante».
