L’iniziativa del Comune per tenere vivo il paese: «Offriamo un locale gratis per avviare un negozio di alimentari»
Il sindaco: «Per tre anni canone gratuito e poi tassi agevolati o detassazioni»
Inviato a Cheremule La felicità, in un paese di 377 residenti, può essere uscire di casa e andare a piedi a comprare il pane fresco, una bottiglia di latte e incontrare altra gente con cui chiacchierare. A Cheremule, alla fine, non si vive male come in tanti centri del Meilogu che sanno fare squadra contro lo spopolamento dimostrando una straordinaria capacità di resilienza. A una larga fetta di una popolazione sempre più anziana e non autonoma alla guida dell’auto manca però qualcosa, una vera quotidianità per non sentire le giornate vuote e inutili.
La resistenza «La popolazione negli anni è calata, da 526 che eravamo nel 2002 siamo passati a meno di 400 – racconta il sindaco Salvatore Masia –. Però siamo a due passi da Thiesi, che è il nostro centro di riferimento, e i servizi principali li abbiamo mantenuti: l’ufficio postale, la farmacia, il medico. Le scuole? Le abbiamo chiuse qualche anno fa per scelta perché la multiclasse era alienante, ora in 10 minuti di viaggio sullo scuolabus i bambini, in tutto 14, arrivano a Thiesi in una situazione scolastica più consona». Il paese ha anche un campo di calcio modernissimo utilizzato da tante squadre del circondario, un campo da tennis, un centro sportivo con piscina all’aperto, campo di calcetto e bar-pizzeria annesso che d’estate furoreggia. Il Comune ha anche la gestione dell’acqua e c’è anche una locanda aperta tutto l’anno per i turisti. La spesa si può fare nei supermarket di Thiesi oppure dai camioncini degli ambulanti che passano in settimana, le bombole di gas arrivano in un attimo. Manca solo il pane, si può dire, e anche un posto dove incontrarsi. Per questo il Comune ha pronta una manifestazione d’interesse per cercare di riaprire un market con i beni di prima necessità. Un negozio che avrebbe anche una funzione sociale.
Un servizio in più «L’ultimo negozio ha chiuso quattro anni fa – aggiunge il sindaco – e non ha più riaperto. Negli anni Novanta erano quattro, avevamo anche la tabaccheria, poi è cominciato il calo. Ora il discorso è semplice: l’età media della popolazione è sempre più alta, non tutti hanno l’auto e molti anziani sono soli, non hanno i figli o un nipote che può andare ogni giorno a fare la spesa per loro. Intendiamoci, non restano senza scorte ma anche loro hanno bisogno di uscire, incontrarsi, fare la piccola spesa. In tanti fanno le scorte di pane, lo mettono in freezer e lo scongelano, comprarlo ogni giorno è un’altra cosa. Anche per incontrarsi, ora il punto di ritrovo è diventato l’ufficio postale, che peraltro lavora tantissimo perché arrivano dai paesi vicini. Alla fine ci stiamo attivando per dare un servizio in più al paese, anche se non è facile trovare qualcuno che se la senta».
La proposta «Abbiamo a disposizione un locale di 50 metri quadri, un’ex macelleria che con qualche intervento può essere messa a norma – spiega Salvatore Masia –. Potrebbe diventare un market essenziale con pane, latte, sugo, carta igienica e qualcos’altro, aperto anche solo al mattino. Canone gratuito per tre anni, poi facilitazioni come un tasso agevolato o la detassazione. Credo che il Comune abbia il dovere di intervenire, è una delle tante cose che facciamo per tenere vivo il paese. Abbiamo anche ottenuto un milione e mezzo di fondi per i lavori pubblici, investimenti che in un paese così pesano. E vorremmo organizzare qualche evento enogastronomico in estate». Manca solo il pane, a questo punto, e forse tra non molto arriverà.
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