La Nuova Sardegna

Corte d’Appello Vaticana

Processo al Cardinale Becciu, clamoroso: tutto da rifare. Ivano Iai: «Siamo più sereni, rivelate le ambiguità delle accuse iniziali»

di Paolo Ardovino
Processo al Cardinale Becciu, clamoroso: tutto da rifare. Ivano Iai: «Siamo più sereni, rivelate le ambiguità delle accuse iniziali»

L’avvocato vicino alla famiglia del cardinale di Pattada commenta l’annullamento della condanna in primo grado. I legali del porporato: «Chiedevamo un processo giusto, avevamo ragione»

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Sassari «Nullità relativa» del primo grado del processo che vede tra gli imputati il cardinale Angelo Becciu. Lo ha decretato la Corte d’Appello vaticana disponendo «la rinnovazione del dibattimento» e il deposito in cancelleria di tutti gli atti del procedimento istruttorio. Il 22 giugno prossimo le parti torneranno in aula per il calendario del dibattimento che alla luce della decisione ripartirà ma non da zero.

La Corte d'Appello – nell’ordinanza – ha precisato che «non dichiara la nullità complessiva dell'intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza. Questi infatti mantengono i propri effetti». Di fatto, però, annulla le condanne in primo grado. Al cardinale, coinvolto insieme ad altre persone, in primo grado erano stati inflitti 5 anni e 6 mesi per la compravendita, con fondi del Vaticano, di un immobile di lusso a Londra. Le accuse decadono, il procedimento ricomincia.

Gli avvocati: «Avevamo ragione»

L’ordinanza «ha accolto le nostre eccezioni. Ha dichiarato che l’Ufficio del Promotore doveva depositare tutti gli atti di indagine e senza omissis. Ha dichiarato anche l’illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base del rescritto del 2 luglio 2019, perché adottati sulla base di un atto di natura legislativa, non pubblicato e rimasto segreto agli accusati fino all’inizio del processo. La decisione della Corte, quindi, dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto. E sul punto sconfessa pienamente la sentenza del Tribunale – così in una nota Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, avvocati del cardinale Angelo Becciu –. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa ed a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto». Una procedura ritenuta viziata, tra le altre cose, dalla deposizione solo parziale del fascicolo istruttorio del promotore di giustizia, Alessandro Diddi. Lo stesso che due mesi fa, clamorosamente, aveva fatto un passo indietro ritirandosi dal procedimento.

Iai: «Ora la vicenda cambia, siamo tutti più sereni»

«Ora siamo tutti più sereni, guardiamo al procedimento con uno spirito diverso», commenta l’avvocato Ivano Iai, vicino al porporato di Pattada e alla famiglia Becciu, nonché conoscitore del diritto canonico. Un’ordinanza clamorosa? Per Iai no: «Una decisione nell’ordine delle cose. Il tribunale di primo grado aveva compiuto un gravissimo errore ad adottare decisioni in violazione di principi fondamentali». Il procedimento rimane comunque in piedi, «ma a piccoli passi si stanno rivelando tutti i vizi e la confusione iniziali». Prima le dimissioni di Diddi, ora le accuse di primo grado annullate, sembra un castello di carte che crolla: «Un detto sardo dice “In camminu s'acconza barriu”, in partenza c’erano situazioni ambigue e confuse nelle accuse mosse al cardinale. Quando all’accusa crolla una parte così importante, la vicenda inizia a cambiare». 

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