Esplosione al parco degli Acquedotti, due morti: si segue la pista anarchica dell’area di Cospito
I due stavano probabilmente fabbricando un ordigno
Roma Una violenta esplosione nella tarda serata di giovedì 19 marzo 2026 ha causato il crollo del tetto di un casale abbandonato nel Parco degli Acquedotti, nella zona delle Capannelle a Roma. Due persone – un uomo e una donna – hanno perso la vita e le autorità stanno valutando con la massima attenzione ogni indizio raccolto sul luogo della tragedia.
L’episodio è avvenuto all’interno del rudere noto come Casale del Sellaretto, una struttura fatiscente che sorge vicino ai binari della linea ad alta velocità tra Roma e Napoli e che era talvolta usata come rifugio da senzatetto. Il crollo ha attirato l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno estratto i corpi e ispezionato a lungo la zona per escludere la presenza di altre persone sotto le macerie.
Identità delle vittime e piste investigative
Secondo quanto emerso finora, le due vittime potrebbero essere Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, giovani collegati all’area anarchica romana. La conferma dei nomi, al momento in corso di formalizzazione, è stata agevolata anche dall’esame di alcuni tatuaggi sui corpi. Fonti investigative riportano che i due si trovassero nel casale per preparare un ordigno artigianale, un’ipotesi sostenuta dal ritrovamento di materiali sospetti tra le macerie e dalle condizioni del corpo dell’uomo, trovato con una mano amputata.
La pista anarchica è al centro delle verifiche proprio perché la donna, Sara Ardizzone, risulterebbe nota agli inquirenti per aver letto in aula, durante un processo, un proclama di sostegno nei confronti dell’anarchico Alfredo Cospito. Questo episodio ha attirato l’attenzione della Digos, presente sul posto sin dalle prime ore del mattino successivo all’esplosione per interrogare testimoni e acquisire elementi utili alle indagini.
La vicenda Cospito
La figura di Alfredo Cospito occupa da anni uno spazio di rilievo nel dibattito politico e giudiziario italiano. Militante anarchico insurrezionalista, Cospito è stato condannato per attività legate alla collocazione di ordigni esplosivi e per altri reati collegati alla sua militanza. Da diversi anni si trova sottoposto al regime di detenzione del 41-bis nel carcere di Bancali, il cosiddetto “carcere duro”, che limita fortemente i contatti col mondo esterno, misura che lui e i suoi sostenitori hanno duramente contestato attraverso scioperi della fame e proteste.
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