Sassari, non solo la Divina Provvidenza, l’intero isolato va all’asta – Storia di un fallimento
In vendita quattro edifici di circa tre ettari per pochi milioni: un valore irrisorio rispetto a quello reale
Sassari Praticamente un intero isolato che finisce all’asta giudiziaria, dopo il fallimento nel 2023 della Casa della Divina Provvidenza, fondata nel 1910 da padre Giovanni Battista Manzella insieme alla Congregazione delle Dame della Carità di Vincenzo de Paoli.
Gli edifici I quattro padiglioni, che hanno ospitato per più di un secolo anziani bisognosi di assistenza, orfani e invalidi saranno battuti all’asta in quattro lotti distinti il nove giugno, con un costo complessivo di poco inferiore ai 3 milioni di euro, in base alle stime del perito Gianmarco Pilo. Un valore ben lontano da quello che un patrimonio così esteso, si tratta di quasi tre ettari, avrebbe normalmente in quella zona di città, se non fosse per i costi milionari stimati per la ristrutturazione di edifici con gravi problemi di conservazioni.
A due passi dalla zona degli ospedali e dal polo universitario di via Piandanna, il complesso dell’ex Divina Provvidenza potrebbe rappresentare un certo interesse soprattutto per investitori pubblici, con destinazioni che spaziano dall’assistenza sanitaria – in continuità con il passato – fino all’istruzione e ai servizi connessi, come quelli abitativi. Restano però i costi altissimi per rendere utilizzabili dei fabbricati che al momento sostanzialmente non lo sono.
Gli edifici all’asta sono quattro: uno, il padiglione Sant’Anna, è rimasto utilizzato fino all’ultimo, quando gli ultimi anziani ospiti della Rsa furono portati in altre strutture di accoglienza. Gli altri tre sono liberi e inutilizzati da tempo. Si tratta del padiglione Santa Luisa, del padiglione San Vincenzo e dell’ex Asilo. Il padiglione Santa Luisa era già finito all’asta due volte: a gennaio di quest’anno e a marzo, per un valore di poco superiore al milione (ora il costo è di 933mila euro), ma non erano state presentate offerte. Si trattava dell’unico fabbricato che non sorgeva su terreni gravati da uso civico, mentre per gli altri tre l’alienazione è stata possibile solo dopo che il consiglio comunale ha deciso di spostare il vincolo su altri terreni. Il padiglione Santa Luisa è anche l’unico fabbricato vincolato dalla soprintendenza come bene di interesse culturale.
Il fallimento È una storia complessa e per certi versi dolorosa, quella della liquidazione giudiziaria della storica fondazione di assistenza, fondata nel 1910 da padre Giovanni Battista Manzella con le suore Vincenziane. Una lunga vicenda conclusasi – dopo diversi anni di incertezza e preoccupazioni per il destino non solo dei lavoratori, ma anche degli anziani ospiti – lo scorso anno, quando la gran parte degli ospiti è stata trasferita in altre strutture. L’enorme patrimonio della Casa della Divina Provvidenza, costruito negli anni soprattutto grazie alle donazioni e ai lasciti testamentari ora finisce sul mercato. Immaginare un futuro per il complesso è difficile, ma non impossibile: l’alternativa è avere un isolato in completo abbandono nel cuore della città.
