Dl Primo maggio approvato: si punta su bonus giovani, isopensione e tutela per i rider – Ecco tutte le novità
Le aziende che stabilizzano lavoratori con contratti a termine potranno beneficiare di una decontribuzione totale per due anni
Il nuovo decreto Lavoro prende forma alla vigilia del Primo Maggio con un’impostazione che punta a rafforzare l’occupazione stabile e a ridurre le distorsioni del mercato. Il provvedimento, promosso dal governo guidato da Giorgia Meloni, mette sul tavolo risorse consistenti e introduce criteri più selettivi per l’accesso agli aiuti pubblici, con l’obiettivo dichiarato di premiare le imprese che garantiscono condizioni di lavoro più solide.
Risorse e incentivi
Il cuore economico del decreto è rappresentato da uno stanziamento vicino al miliardo di euro destinato a sostenere nuove assunzioni e trasformazioni di contratti precari in rapporti a tempo indeterminato. L’impostazione è chiara: favorire la continuità occupazionale, riducendo il ricorso al lavoro temporaneo. Tra le misure principali spicca il rafforzamento degli incentivi per i giovani under 35. Le aziende che stabilizzano lavoratori con contratti a termine potranno beneficiare di una decontribuzione totale per due anni, entro limiti mensili prefissati. Un meccanismo pensato per incentivare l’ingresso stabile nel mercato del lavoro.
Il “salario giusto” come condizione
Elemento centrale del decreto è l’introduzione del principio di “salario giusto”, che diventa requisito per accedere ai benefici pubblici. Non si tratta semplicemente di una soglia minima oraria, ma dell’intero trattamento economico previsto dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi. In pratica, le imprese dovranno garantire ai lavoratori un livello retributivo complessivo adeguato agli standard del settore. Chi applica contratti meno tutelanti o al ribasso verrà escluso dagli incentivi.
Stretta sui contratti irregolari
Il provvedimento interviene in modo deciso contro il cosiddetto dumping salariale. Le aziende che utilizzano contratti non rappresentativi o con retribuzioni inferiori agli standard di riferimento non potranno accedere ai fondi pubblici.
Per rafforzare i controlli, viene introdotto anche l’obbligo di indicare in busta paga il codice del contratto applicato. Questo consentirà a enti come Inps e ispettorato del lavoro di incrociare i dati e individuare eventuali anomalie.
Contratti scaduti
Una delle novità più rilevanti riguarda i rinnovi contrattuali. Viene meno l’automatismo che prevedeva l’applicazione retroattiva degli aumenti salariali dalla scadenza del contratto.
Al suo posto, il decreto affida a sindacati e imprese la definizione delle modalità di recupero, lasciando maggiore spazio alla contrattazione. Tuttavia, resta una penalizzazione per i rinnovi in ritardo: dopo un anno, gli stipendi saranno adeguati solo in parte all’inflazione.
Lavoro su piattaforma
Un capitolo specifico è dedicato al lavoro digitale, con particolare attenzione ai rider. Il decreto interviene sul cosiddetto caporalato tecnologico introducendo obblighi di trasparenza per le piattaforme. Se il rapporto di lavoro risulta di fatto controllato – anche tramite algoritmi – scatta la presunzione di subordinazione. Le piattaforme dovranno inoltre rendere comprensibili i criteri con cui vengono assegnate le prestazioni e conservare i dati sulle attività svolte.
Arrivano anche regole più rigide sull’uso degli account, che diventano personali e non cedibili, e l’estensione della tassazione agevolata sulle mance.
Pensioni e misure ponte
Sul fronte previdenziale, il decreto proroga fino al 2029 l’isopensione, lo strumento che consente alle aziende di accompagnare alla pensione i lavoratori vicini ai requisiti.
Prevista anche una finestra temporanea per regolarizzare i versamenti del Tfr al Fondo Tesoreria Inps senza sanzioni, offrendo maggiore flessibilità alle imprese coinvolte.
Bonus mirati: donne, Sud e microimprese
Accanto agli incentivi per i giovani, il decreto introduce misure specifiche per altre categorie. Le assunzioni di donne in condizioni svantaggiate potranno beneficiare di sgravi contributivi più elevati, con importi maggiorati nelle aree del Mezzogiorno.
Sono previsti incentivi anche per le microimprese che assumono disoccupati di lunga durata e per le aziende che adottano politiche di conciliazione tra lavoro e vita privata, con un sistema di certificazione dedicato.
La linea del Governo
Nel presentare il provvedimento, Giorgia Meloni ha rivendicato la scelta di puntare sulla qualità del lavoro e sulla contrattazione collettiva. Sulla stessa linea la ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha sottolineato l’obiettivo di contrastare le forme di sfruttamento più recenti, comprese quelle legate alle piattaforme digitali.
