Sara Ricciardi, designer per la Sardegna: «Ho scoperto di avere l’isola nel Dna, amo i suoni del suo mare»
L’artista rivelazione della Milano Design week ha realizzato l’installazione “Alma water”
Sarebbero luoghi della contemplazione, ma è soprattutto la fretta a dominare i padiglioni espositivi della Design week che si è appena conclusa a Milano. Il design, ma soprattutto l’arte del design, andrebbe osservata, e invece molte occhiate erano frettolose. Di sfuggita. Il tempo di una storia su Instagram e di una lettura veloce al pannello informativo. La seconda, facoltativa. La prima, obbligatoria.
Potrebbe stonare, e invece assume ancora più valore l’elogio alla lentezza che pronuncia Sara Ricciardi, quando, pesando ogni parola, parla di «immersione». «Sono felice di coinvolgere le persone, sono attentissima al fatto che possano immergersi come quando si è a teatro, come quando si crea una magia». Alcuni l’hanno definita già la designer italiana dell’anno, Ricciardi si è presa tutte le copertine possibili dedicate al Fuorisalone. La sua opera principale, “Serotonin”, ha portato una molecola gigante, coloratissima, tra i colonnati della Pinacoteca di Brera, nel cuore del distretto del design. E poi Ricciardi, beneventana, che ha studiato in giro per il mondo e ora ha base a Milano con il suo studio, ha realizzato l’installazione commissionata da Regione e Cipnes per raccontare la sfida sarda nella blue economy.
Negli spazi delle Cavallerizze, le tende azzurre, gli specchi, i granelli che hanno ricreato i suoni del mare, hanno dato vita ad “Alma water”. Segni del destino, o del caso. «Quando sono stata in Sardegna ho sentito una grande forza – spiega lei –. Mi sono piaciute le figure delle Janas, il pozzo di Santa Cristina è stupendo. Ho sentito un richiamo forte. Qualche giorno dopo ho fatto un test del dna e ho scoperto di avere il 20 per cento dei cromosomi sardi. Non conosco la genesi di questa origine, non ho un ceppo sardo in famiglia, l’ho trovato molto interessante». Perciò quando è arrivata la richiesta dalla Sardegna, non ha dubitato e ha detto subito sì. Nel padiglione accanto al museo nazionale della scienza e della tecnologia, l’installazione «immersiva» è stata tra le più visitate. «Ho amato lavorare su questo progetto, iniziato a gennaio», con la collaborazione dell’ingegnere (di origine olbiese) Alberto Sanna. «Ho ragionato – racconta l’artista – su più sensi, la vista, il tatto, il suono. Il suono è un’architettura straordinaria, che evoca ancestralità. Sono una grandissima fan della sinestesia, con alcuni artisti abbiamo ragionato sui suoni dell’installazione».
Era possibile toccare l’opera, muovere i granelli, simulare la risacca nelle spiagge: «Cercavo la lentezza, i suoni sono anche strumenti di cura, lavorano sulle onde theta e danno tranquillità». L’installazione verrà installata nella hall della nuova struttura tecnologica Pte in costruzione nella zona industriale di Olbia.
Poi l’opera principale del Fuorisalone 2026 è stata la sua. In collaborazione con American express, nel Loggiato della Pinacoteca di Brera, Ricciardi ha incastrato i gonfiabili colorati di “Serotonin - the chemistry of happiness”. Una scoperta dell’ormone della felicità attraverso il contrasto, anzi «il dialogo brioso con l’architettura rigida attorno». Il titolo di designer principale dell’evento non le interessa, «se non come riconoscimento al lavoro con il mio team tutto femminile. Ma il titolo no, se mi crogiolassi sarebbe la morte dei sensi».
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