La Nuova Sardegna

L’intervista

Polonara: «Neanche Erika si aspettava l’addio al basket, ma è la scelta giusta. Spero che la Dinamo possa tornare presto in A»

di Andrea Sini
Polonara: «Neanche Erika si aspettava l’addio al basket, ma è la scelta giusta. Spero che la Dinamo possa tornare presto in A»

L’ala marchigiana: «Fisicamente sto bene, ma anche palleggiare è diventato un problema»

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Sassari «Mi sarebbe piaciuto da morire tornare a giocare a basket. Ma non voglio fare quello che si accanisce su qualcosa che non è più in grado di fare. Mi rende più felice essere ricordato per il giocatore che sono stato».

Achille Polonara scende qui. L’ultima fermata della carriera di un campione che in campo ha vinto tanto e che nella vita ha superato ostacoli apparentemente insormontabili, è un post sui social scritto di getto un lunedì sera di fine campionato, in aereo, poco prima del decollo. Parole cariche d’amore per il basket e per tutto il mondo che circonda la palla a spicchi. Un mondo che si è appassionato alla sua storia, si è commosso e gli è stato sempre vicino.

Achille, quando è maturata la decisione di dire basta?

«In questi ultimi giorni, ma non l’avevo detto neanche a mia moglie. Chiaramente non è stata una decisione facile. Ho scritto quel post prima di salire in aereo».

Quale è stata la reazione di Erika?

«Non se l’aspettava, ma ha appoggiato la mia decisione, l’ha capita, l’ha rispettata. Mi ha detto: sei tu che ti alleni e giochi, solo tu puoi sentire che decisione prendere».

Oggi come sta?

«Dal punto di vista fisico non sto male, anzi sto facendo progressi costanti. Mi ero già reso conto che ci sarebbero potuti essere rischi per la salute, d’altronde non sono neanche più un ragazzino. Ma quando mi sono accorto di non essere in grado di fare cose che erano il mio pane quotidiano, quando ho visto che fare tre palleggi di fila con la mano destra era diventato troppo complicato, allora ho iniziato a pensare: forse basta così».

Eppure ci ha provato con grande convinzione.

«Certo, dopo avere superato i momenti più critici dal punto di vista della salute, mi ero davvero posto l’obiettivo di rientrare e in queste settimane non avrei fatto ogni giorno un’ora di auto per andare da Battipaglia ad Avellino ad allenarmi e poi un’ora per tornare. Però preferisco essere ricordato per il giocatore che ero, per quanto di buono ho fatto. Non voglio passare per quello che si è accanito, si è trascinato in una cosa che non era più alla sua portata».

Il suo commiato dalla pallacanestro sui social è un attestato di amore verso questo sport.

«Il basket è stato la mia vita e infatti vorrei rimanere in questo mondo. Non mi vedrei male nel ruolo di coach, ma vedremo».

Nel frattempo il post su Instagram è a quota 107mila like e oltre 3mila commenti. A leggere sotto, c’è un All star team di leggende del basket che le rendono un tributo clamoroso.

«Onestamente non ho letto nulla, ma mi fa molto piacere. Con calma guarderò tutto. Così come mi hanno fatto tanto piacere i messaggi privati. Quelli piano piano sto già cercando di leggerli tutti».

Uno in particolare?

«Quello di Marco Belinelli. Ci conoscevamo da tempo perché siamo stati compagni di nazionale, ma con lui negli ultimi due anni si è creato un rapporto bellissimo, mi è stato vicino anche durante il coma. Ma sono davvero grato a tutti, ai tanti amici che ho fuori dal mondo del basket e a quelli dentro: come Marco Spissu, Alessandro Pajola e tutti gli altri».

Ha indossato tante maglie, in Italia e all’estero, ma è sembrato che il suo rapporto con quella della nazionale andasse davvero oltre. È così?

«La maglia azzurra, quel gruppo azzurro, sono cose che restano per sempre. La nazionale mi ha dato l’opportunità di essere un atleta olimpico. Non avrei potuto chiedere di più».

Con questo addio si chiude anche la sua parentesi sassarese.

«Resterò sempre legato a alla città di Sassari e alla sua gente. Ci tornerò ogni volta che potrò. E poi voglio prendere il patentino per allenare. Nella vita non si può mai sapere come andranno le cose, magari ci rincontreremo in diverse circostanze...».

La Dinamo nel frattempo è retrocessa in serie A2. Come ha vissuto questi mes?

«Mi dispiace molto per come sono andate le cose. Sassari, dopo Milano, è il club italiano che negli ultimi 15 anni ha vinto più trofei. Le stagioni non sono sempre tutte uguali e tutte facili, a volte ci capitano imprevisti, ci possono essere infortuni o altre cose che non vanno. L’unica cosa che posso ditr è che spero possa tornare prestissimo in serie A».

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