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Il giallo

Delitto di Garlasco, chiuse le indagini: tutti gli indizi che incastrerebbero Sempio

Delitto di Garlasco, chiuse le indagini: tutti gli indizi che incastrerebbero Sempio

Nuove intercettazioni, tracce ignorate e contraddizioni negli alibi: la Procura riscrive il quadro accusatorio

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Le indagini nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco sono state chiuso. L’unico indagato rimane Andrea Sempio, che, tramite i legali, questo pomeriggio 7 maggio, ha fatto sapere di aver ricevuto l'atto di notifica di chiusura delle indagini inviato dalla Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone.

Il monologo intercettato

Il 14 aprile dello scorso anno, a circa un mese dall’iscrizione nel registro degli indagati, Sempio viene intercettato mentre parla da solo in macchina. Non è una conversazione con altri, ma un flusso confuso di pensieri ad alta voce. In quel soliloquio emergono, secondo l’accusa, riferimenti a Chiara Poggi e a presunti video intimi conservati su una chiavetta Usb.

Secondo gli investigatori, proprio questo dettaglio sarebbe cruciale: la presenza di quei file su un supporto esterno non era mai stata resa pubblica. Per questo, il fatto che Sempio ne parli viene interpretato come un possibile segnale di conoscenza diretta di elementi rimasti finora nascosti.

I video cancellati e la chiavetta Usb

Gli atti indicano che Chiara Poggi avrebbe copiato alcuni video dal proprio computer per poi eliminarli. Un passaggio che restringe il campo: solo chi aveva avuto accesso a quel materiale su un dispositivo esterno avrebbe potuto sapere della loro esistenza.

Gli inquirenti considerano questo punto tutt’altro che marginale. Al contrario, lo ritengono uno degli elementi più significativi emersi nella nuova indagine.

Le incongruenze sulle telefonate

Sempio ha sempre sostenuto che alcune chiamate fossero state fatte per errore, nel tentativo di contattare Marco Poggi, fratello della vittima. Una spiegazione che già all’epoca non aveva convinto del tutto gli investigatori.

Nonostante i dubbi, però, questa versione non venne approfondita adeguatamente e le indagini si concentrarono rapidamente su Alberto Stasi. Oggi, quella giustificazione torna sotto la lente della Procura, che la considera poco credibile.

Errori nei primi rilievi

La rilettura degli atti ha portato alla luce anche possibili errori nei sopralluoghi iniziali. Uno riguarda il tappetino della cucina, davanti al lavabo, dove si ipotizza che l’assassino si sia lavato prima di fuggire.

Quel tappetino, però, venne spostato prima dell’utilizzo del luminol, limitando così la possibilità di rilevare eventuali tracce. Le impronte emerse si interrompevano in modo anomalo, un dettaglio che potrebbe aver indirizzato fin da subito le indagini su piste parziali.

Le ricerche sul caso prima di essere indagato

Tra il 2014 e il 2015, anni in cui Sempio non risultava coinvolto né mediaticamente né giudiziariamente, sarebbero state effettuate ricerche online sul caso Garlasco, su Stasi e sugli sviluppi processuali. Una in particolare ha attirato l’attenzione: quella sul Dna mitocondriale, effettuata in concomitanza con le analisi disposte durante il processo d’appello bis. Per gli inquirenti, si tratta di un interesse precoce e difficilmente spiegabile.

Gli scritti e il profilo comportamentale

Gli esperti hanno analizzato anche alcuni testi attribuiti a Sempio, caratterizzati da contenuti ritenuti aggressivi. Questi scritti sono stati utilizzati per tracciare un possibile profilo criminologico, che viene ora inserito nel quadro complessivo degli indizi.

L’impronta “33”

Tra gli elementi materiali figura una traccia definita “impronta 33”, che secondo la Procura sarebbe stata lasciata da una mano bagnata. Un dettaglio compatibile con l’ipotesi che l’assassino si sia lavato subito dopo il delitto. Per gli investigatori, questa impronta rappresenta un segno concreto della presenza del killer sulla scena.

L’alibi dello scontrino

L’alibi di Sempio per la mattina del delitto si basa su uno scontrino di Vigevano. Tuttavia, alcune intercettazioni metterebbero in dubbio la sua attendibilità. In particolare, emergerebbe un dialogo familiare in cui il padre lascerebbe intendere che quel documento possa essere stato “costruito”.

A ciò si aggiungono appunti scritti dallo stesso padre anni dopo, nei quali si ricostruiscono le possibili strategie difensive. In quelle note si sostiene che il figlio fosse a piedi, versione che contrasta con quanto dichiarato da Sempio, che ha sempre parlato di un tragitto in auto.

Versioni contrastanti sui movimenti

Ulteriori perplessità riguardano gli spostamenti della madre di Sempio la mattina del 13 agosto. Secondo alcune testimonianze, la donna potrebbe essere stata a Vigevano, circostanza che renderebbe meno solido l’alibi del figlio.

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