La Nuova Sardegna

L’intervista

Naike Rivelli: «La Sardegna fatta di eccessi non mi piaceva, ora l’ho riscoperta»

di Alessandro Pirina
Naike Rivelli: «La Sardegna fatta di eccessi non mi piaceva, ora l’ho riscoperta»

L’attrice e cantante: «La tv? Non mi piace, sono le solite facce»

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Vegana, ambientalista, sostenitrice dei diritti degli animali e della cannabis medica. Certo, è anche la figlia di Ornella Muti, e questo sicuramente le ha dato un’enorme popolarità, ma lei, Naike Rivelli, usa quella vetrina di celebrità - che altri magari utilizzano con finalità più futili - per portare avanti le sue battaglie. E così ha fatto anche nei giorni scorsi a Teulada, dove è stata ospite di Luoghi letterari, il progetto di Gianmarco Murru, project manager, e Giulio Pisano, direttore artistico, che ha visto cinque scrittori protagonisti in altrettanti paesi della Sardegna. Tra cui appunto lei.

Naike, lei è attrice, cantante, conduttrice, attivista. Ora anche scrittrice?

«Non saprei, mi definisco un’artista a 360 gradi. Mi è sempre piaciuto scrivere, ho scritto decine di articoli per MowMag. Mi diverto. Con la scrittura posso portare avanti le mie battaglie: di recente l’ho fatto con un testo sul bullismo. Avevo poi il piacere di vedere questa parte di Sardegna che non conoscevo. È una zona incredibile, una popolazione longeva. Ho trovato tante cose da raccontare, forse ovvie, dietrologie su cui posso fare della romantica scrittura».

Cosa è per lei scrivere?

«È importantissimo. È incredibile quante persone mi seguono sui social. Io posto solitamente dei video, ma spesso li accompagno con uno scritto. Mi piace lasciare un segno, non solo visivo. Sono sempre stata così. Prima scrivevo tante lettere, oggi mando messaggi lunghissimi».

Ma lei cosa voleva fare da grande?

«Come tutti i bambini ho spaziato tra varie cose. Un periodo volevo fare la benzinaia, perché li vedevo con queste borse piene di soldi e pensavo fossero i più ricchi di tutti. Una volta, a una festa, vidi questa bellissima signora che suonava l’arpa e decisi che sarei diventata un’arpista. Fu mia madre a spiegarmi che ci voleva parecchio studio. E ovviamente volevo fare la scrittrice».

Da figlia d’arte lo spettacolo era una strada obbligata?

«Da quando ero piccola sono stata corteggiata da chiunque. Ho sempre sentito parlare di questo. La mia prima apparizione la feci bambina in “Bonnie e Clyde all’italiana”, ma poi non ho più fatto nulla fino ai 15 anni, fino a “Il viaggio di Capitan Fracassa” di Ettore Scola. Mio padre era assolutamente contrario, voleva tenermi lontana dai set, perché dovevo studiare. Tanto che io avevo iniziato l’università in Inghilterra, ed ero anche brava, salvo poi tornare in Italia perché rimasi incinta».

Cosa significava essere la figlia di Ornella Muti?

«Ognuno nasce con il proprio bagaglio. Io non saprei chi altro essere. Ma sono stata molto fortunata di avere al mio fianco mia madre e mio padre. Quando mamma lavorava potevamo raggiungerla sui set ed è sempre stato qualcosa di meraviglioso. Abbiamo sempre vissuto molto da hippy, da zingari. Mamma mollava l’albergo e veniva con noi in appartamento, in camper. Abbiamo girato il mondo. Mio padre voleva che noi ci acculturassimo sempre, qualsiasi cosa stessimo facendo. Non ho mai vissuto la vita di altri figli d’arte. Mi è capitato di aggregarmi ad altri a qualche festa lavorativa ma mi sono sempre sentita a disagio. Ho sempre preferito stare a contatto con la natura. E ho avuto la fortuna di fare esperienze uniche. Penso ai set con mia mamma in giro per il mondo...».

Racconti...

«La Colombia di “Cronaca di una morte annunciata”, ma anche quelli con Celentano, Tognazzi. O il film di Scola. Finita la scuola io mi buttavo sul set».

Il film più bello con Ornella Muti?

«Sicuramente “La moglie più bella”, uno dei suoi primi film. E poi “Primo amore” con Ugo Tognazzi. O “Nessuno è perfetto” con Pozzetto. Ne ha fatti davvero tanti belli. Mi piacciono anche quelli girati all’estero, come “Oscar” con Stallone e ovviamente “Cronaca di una morte annunciata” di Rosi...».

Su quel set lei, ragazzina, conobbe Rupert Everett, che anni dopo la volle con lui sul set.

«Sì, in “South Kensington”. Rupert disse: “per il ruolo di mia figlia voglio Naike”. I Vanzina rimasero sconvolti».

E il film meno bello di sua madre?

«Forse “Stregati” con Francesco Nuti, che mi era piaciuto molto meno di “Tutta colpa del paradiso”, che invece amavo».

Ha detto di avere riscoperto la Sardegna. Mancava dai tempi di Lele Mora...

«Io non voglio schifare Lele, mi ha ospitata ed è sempre stato carino con me. Ma non è quella la Sardegna che mi piace, perché quella non è realtà. Io amo i posti in cui ci sono semplicità, equilibrio, e non gli eccessi, l’esibizionismo a ogni costo. A me quella Sardegna non apparteneva, passare una vacanza a parlare di feste, vestiti non è il mio trip. E quella Sardegna mi aveva talmente spaventata che non ero più tornata. Invece, mi hanno parlato di questa opportunità a Teulada e me la sono assaporata. È un mondo che mi appartiene. Ho scoperto tante cose belle che non voglio spoilerare. Ma a giugno tornerò con mia madre...».

Parliamo delle sue battaglie. La più importante?

«Se le porti avanti devi tenere a tutte. Per quanto riguarda l’essere vegana sono abbastanza soft, perché sono stata carnivora fino a sei anni fa e non c’è cosa peggiore di chi sta ad alzare il dito. Sull’ambiente sono più dura, lì è anche una questione di educazione. Come sul cibo per i bambini. Le battaglie sull’alimentazione sono fondamentali: da 5 mesi sto portando avanti un percorso gluten free. Un tempo non si mangiava tutto questo grano, che viene processato per farlo diventare bianco. Dunque, la gente mangia zuccheri...».

Ha fatto Paperissima Sprint, due reality, ma oggi si dice molto critica verso il piccolo schermo: tutto da bocciare?

«Ni. In alcune occasioni live - perché altrimenti mi tagliano - ho avuto l’occasione di parlare e di riuscire ad arrivare a qualcuno. Ma la tv non è il mio ambiente. È gestita sempre dalle stesse aziende, stesse persone, stesse mummie che conducono. Mi fa pensare a “Il padrino”».

Meglio il cinema, allora. Le piacerebbe tornare sul set da protagonista con sua madre?

«Mi piacerebbe un sacco. Otto anni fa abbiamo fatto teatro insieme, uno spettacolo in cui facevo la sua amante. Chissà...».

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