Morì per una infezione contratta in ospedale, maxi risarcimento alla figlia – La storia
Condannata la Asl. I periti: gravi negligenze, ritardi e gestione inadeguata
Massa Carrara Morì nel 2007 a causa di una infezione contratta negli ospedali in cui venne ricoverata, dove subì un intervento chirurgico eseguito in ritardo, cure post-operatorie inadeguate e l'assenza di misure di prevenzione contro le infezioni. È una lunga sequenza di omissioni e criticità assistenziali quella ricostruita dal Tribunale di Pisa, che ha condannato l'Asl Toscana Nord Ovest a risarcire con oltre 350mila euro la figlia di una pensionata di Carrara morta nel 2007 dopo un ricovero tra gli ospedali di Carrara e Massa. La notizia è riportata oggi dal quotidiano "Il Tirreno". La sentenza, pronunciata dal giudice Luca Pruneti, riconosce anche il danno biologico terminale per le sofferenze patite dalla donna durante gli ultimi giorni di vita. Ai familiari che la andavano a trovare in ospedale, la paziente avrebbe più volte confidato di essere convinta che non sarebbe uscita viva dal reparto.
L’arrivo in ospedale e l’inizio del calvario
Il calvario iniziò il 16 ottobre 2007, quando la donna si presentò al pronto soccorso di Carrara accusando forti dolori addominali e vomito. Il giorno successivo venne sottoposta a un intervento chirurgico di laparotomia con resezione ileo-cecale. Sebbene l'operazione fosse stata tecnicamente eseguita correttamente, le condizioni cliniche della paziente peggiorarono rapidamente. Il 25 ottobre la donna fu trasferita nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Massa, dove contrasse una grave infezione che degenerò in sepsi. Morì il 4 novembre.
I periti: intervento in ritardo
Determinante nel procedimento è stata la perizia medico-legale acquisita dal Tribunale, secondo cui i sanitari avrebbero agito con imperizia in più fasi dell'assistenza. I consulenti hanno evidenziato il ritardo nell'esecuzione dell'intervento chirurgico, avvenuto solo nel tardo pomeriggio del giorno successivo al ricovero nonostante il progressivo aggravamento del quadro clinico, oltre alla mancata profilassi pre-operatoria e a una terapia antibiotica post-operatoria giudicata insufficiente. Nel mirino dei periti anche la gestione documentale del caso, definita caratterizzata da ''grave superficialità'', per l'assenza nella cartella clinica di indicazioni fondamentali come date, orari e dosaggi delle terapie. Ulteriori criticità sarebbero emerse durante il ricovero in rianimazione a Massa. Secondo quanto accertato, non venne effettuata alcuna sorveglianza attiva all'ingresso della paziente nel reparto, misura considerata essenziale per ridurre il rischio di infezioni ospedaliere. La sentenza parla infine di mancanza di adeguata diligenza sia nella fase chirurgica sia nel successivo trattamento dell'infezione, fino al decesso della donna. Una concatenazione di errori che il tribunale ha ritenuto sufficiente per attribuire la responsabilità civile all'Azienda sanitaria.
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