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Centenari di Sardegna, boom di donne e la nonnina record ha 111 anni: «Vi svelo il segreto della longevità fra mito e realtà»

di Redazione Web
Centenari di Sardegna, boom di donne e la nonnina record ha 111 anni: «Vi svelo il segreto della longevità fra mito e realtà»

Parla il professor Calogero Caruso, intervenuto al Vatican Longevity Summit

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Roma In Italia su oltre 23mila centenari la netta prevalenza è quella femminile, con un rapporto superiore a 10 a 1 tra i supercentenari. Lo ha sottolineato nei giorni scorsi il professor Calogero Caruso, al Vatican Longevity Summit, ribandendo che la longevità è il risultato di un equilibrio multifattoriale tra genetica, sistema immunitario e stile di vita, piuttosto che la semplice assenza di malattie. La ricerca indica che l'inflamm-ageing gioca un ruolo cruciale e che uno stile di vita sano, inclusa la corretta regolazione delle risposte immunitarie, è fondamentale per un invecchiamento di successo.

I centenari in Sardegna: 671 nel 2025 

Secondo i dati Demo Istat aggiornati al 2025 ed elaborati da Comunicazione e Centro Studi del Cipnes i centenari residenti in Sardegna sono 671, con una crescita del 16,29% rispetto al 2024, quando erano 577. Di questi, 53 vivono nei comuni galluresi, pari al 7,90% del totale regionale. Tra i comuni galluresi, è Olbia a registrare il numero più alto di centenari: 14, di cui 11 donne. Seguono Arzachena, con 8, e La Maddalena, che conta 5 centenari, a pari merito con Aglientu. Risultati significativi anche per Calangianus e Buddusò, entrambi con 3 unità. In linea con le tendenze demografiche degli ultimi anni, la presenza femminile è largamente maggioritaria: su 53 centenari galluresi, 46 sono donne e solo 7 uomini, con le prime a rappresentare esattamente l’86,79% del totale.

La provincia di Nuoro, secondo gli ultimi dati Istat, detiene il record della maggiore concentrazione in Italia di “semi-supercentenari”, cioè di persone che hanno più di 105 anni di età, sono 4,6 ogni 100 mila abitanti.

I dati confermano il ruolo di Blue Zone della Gallura e della Sardegna; la presenza diffusa di ultracentenari in numerosi comuni del nord-est dell’isola evidenzia l’importanza di fattori ambientali, sociali e culturali che favoriscono l’invecchiamento attivo e la salute nelle età più avanzate. La crescita dei centenari in Sardegna - secondo il rapporto Cipnes – rafforza il primato dell’isola come una delle regioni a più alta longevità d’Europa. Un fenomeno demografico che continua a suscitare interesse scientifico e sociale, anche in chiave di sviluppo locale e promozione del territorio.

I super longevi dell’isola

Il fenomeno dei "super-longevi" non è distribuito uniformemente, ma si concentra in alcuni piccoli centri montani noti a livello internazionale:

Perdasdefogu (Ogliastra):  ha conquistato il Guinness World Record per l'elevata concentrazione di ultracentenari all'interno della popolazione.

Seulo (Barbagia):  è considerato uno dei paesi con il più alto tasso di longevità al mondo, con circa 38 ultracentenari su meno di 800 abitanti.

Altri centri:  picchi di longevità record si registrano costantemente anche a Osini, Orroli e San Giovanni Suergiu.  

Il segreto della longevità

«La longevità non dipende da un singolo fattore», ha spiegato Caruso: «È il risultato di un equilibrio complesso tra genetica, sistema immunitario, ambiente, alimentazione, relazioni sociali e capacità di adattamento».

Nel suo intervento, Caruso ha messo in evidenza la curva del cambiamento: la longevità non è più un’eccezione rara, ma una trasformazione reale della popolazione. Per la prima volta nella storia una parte significativa della società raggiunge età molto avanzate. E questo cambia tutto: sanità, welfare, lavoro, relazioni, qualità della vita e gestione delle fragilità.

Il sistema immunitario diventa così uno dei grandi protagonisti della longevità contemporanea: «Più che la forza biologica» osserva il professore, «conta la capacità dell’organismo di adattarsi nel tempo».

Gli studi sui centenari mostrano che chi raggiunge età estreme non necessariamente possiede un corpo “perfetto”, ma spesso sviluppa una straordinaria capacità di regolare le risposte immunitarie e infiammatorie nel tempo.

Centenari, le donne vivono più a lungo

Nel suo intervento, Caruso analizza il legame tra longevità e genere. Spiega che le donne vivono più a lungo degli uomini, ma passano più anni con malattie croniche e disabilità. Questo divario non è solo genetico o biologico. Dipende anche da stili di vita, lavoro di cura, povertà, stress e accesso alle cure.

Per Caruso, l'invecchiamento si comprende solo unendo genetica, ambiente ed esperienze personali. Questo mix si chiama “esposoma”. Include tutto ciò che ci accompagna nella vita: cibo, inquinamento, relazioni, lavoro, clima e sanità. Sono questi fattori a determinare come invecchiamo.

Il professore – autore di “The longevity of blue zones: myth or reality” – cita le cosiddette Blue Zones — le aree del mondo dove si vive più a lungo — ribandendo come queste abbiano in comune elementi molto concreti: legami sociali forti, alimentazione moderata, movimento quotidiano, riduzione dello stress cronico e senso di appartenenza alla comunità

La longevità delle Blue Zones

«Tornando alla genetica della longevità, è ormai chiaro che la longevità non dipende esclusivamente da fattori genetici. Questo messaggio è stato ampiamente riportato in seguito a uno studio collaborativo condotto da statistici di Ancestry e Calico Life Sciences, che ha analizzato le genealogie di 400 milioni di individui, includendo date di nascita e di morte, luoghi e relazioni familiari, e ha concluso che i fattori genetici spiegano meno del 10% della variabilità della durata della vita».

Sebbene questa indagine su larga scala abbia valutato l'influenza dei geni sulla durata della vita, «non ha esaminato specificamente la longevità eccezionale, poiché includeva solo poche famiglie con centenari. Al contrario, prove convincenti indicano che uno stile di vita sano può aumentare sostanzialmente l'aspettativa di vita nella popolazione generale». Uno studio pubblicato lo scorso anno su oltre 276.000 veterani statunitensi ha rilevato che l'adozione di otto comportamenti salutari potrebbe prolungare la vita fino a 24 anni».

Questi comportamenti includevano l'adesione a una dieta equilibrata, l'impegno in un'attività fisica regolare, un sonno sufficiente, una gestione efficace dello stress, la coltivazione di solide relazioni sociali e l'evitare il fumo, l'abuso di oppioidi e il consumo eccessivo di alcol. Secondo gli autori, i veterani che praticavano tutti e otto i comportamenti potevano aspettarsi di vivere fino a circa 87 anni, quasi un decennio in più rispetto all'aspettativa di vita media negli Stati Uniti 44.

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