Psd’Az verso un nuovo congresso, due candidati per la segreteria: «Basta con Christian Solinas»
A Orgosolo i frondisti guidati dal presidente Moro e da numerosi leader del passato
Orgosolo Nel paese dei murales, l’appuntamento intitolato “S’atobiu” (L’incontro), ha riunito quarant’anni di sardismo per dire «Basta con Christian Solinas». Ormai è chiaro, la vecchia guardia del Psd’Az vorrebbe riprendersi il controllo del partito fondato da Emilio Lussu e Camillo Bellieni, tentando di porre fine al mandato di segretario affidato all’ex governatore che due giorni fa, in risposta a “S’atobiu” convocato diverso tempo prima, ha riunito la sua corrente in una sorta di congresso straordinario alla fiera campionaria di Cagliari. Ma a Orgosolo c’è anche il presidente del Psd’Az, Antonio Moro. «A Cagliari c’era il partito? – commenta – Bene. Qui ci sono i sardisti. E senza sardisti il partito è come un battito senza il cuore. Serve certamente un congresso per discutere le nuove linee politiche e programmatiche, ma rilevo che sono in tanti che vorrebbero lavorare alla proposta di un nuovo presidente e di un nuovo segretario. Solinas ammetta che siamo in una fase precongressuale così da consentire a tutto il Psd’Az di poter pensare a un’alternativa.
Per la prima volta nella storia del sardismo, questa è la vera notizia, ci saranno due candidati per la segreteria. Piuttosto Solinas si ricordi che il congresso può essere convocato solo dal presidente». A Orgosolo i malumori interni al Psd’Az sono sfociati senza filtri: «Io sono il presidente del partito – conclude Moro – eppure anche a me non viene consegnato l’elenco dei tesserati, non conosciamo più il numero degli iscritti né i loro nomi. Non ho contezza di quante sezioni siano attive nei vari territori e da chi o da quanti iscritti siano composte. Non conosco gli esiti dell’ultima campagna di tesseramenti. Solinas si tiene stretti gli elenchi contravvenendo a qualsiasi regola di buon senso e dello statuto. Uno stato di cose che deve necessariamente cambiare». «Lui».
L’auditorium è strapieno di frondisti del Psd’Az, ma Christian Solinas non viene mai chiamato per nome. Quello che viene celebrato ai piedi del Supramonte, di fatto, assume tutti i crismi di un “processo in contumacia” con l’ex presidente della Regione accusato di vilipendio alla bandiera dei quattro mori. Gli esponenti della vecchia guardia sardista, capitanati dagli ex presidenti e segretari del partito, si alternano uno dopo l’altro. In prima linea, infatti, ci sono Lorenzo Palermo, Giacomo Sanna, Efisio Trincas, Giovanni Columbu, Efisio Pilleri e Giovanni Colli. Sono loro a tracciare un’alternativa per il futuro del Psd’Az. «Abbiamo sentito la necessità di mettere da parte i nostri vecchi contrasti perché in questo momento c’è qualcosa di più importante – dicono i leader del passato –, un terribile pericolo che si abbatte sulla nostra storia. Non conosciamo i nomi dei tesserati, non abbiamo più una sede, non sono stati eletti gli organi di coordinamento previsti dallo statuto. Il partito, di fatto, è commissariato».
E continuano: «Gli abbiamo scritto una lettera alla quale non abbiamo ricevuto risposta. Non c’è più una democrazia interna. Comanda lui ed è sempre lui a non aver mai consentito l’istituzione della commissione di garanzia del partito. Ha reso il Psd’Az una forza liquida governata solo da chi ne detiene il simbolo. Non possiamo più tollerare il silenzio assordante al quale siamo stati vincolati sulla sua politica regionale e, dopo il mandato, sul suo operato nel partito». «Se è vero che siamo in una fase precongressuale – concludono –, lo comunichi. Chi ci impedisce di fare le primarie o di esprimere un’indicazione diretta? Nessuno. Rinnoviamoci. Adesso basta anche con il brutto vezzo di allearci con chi vince, a prescindere dal nostro ideale. Riprendiamo a pensare alla Sardegna». Ma al netto delle reciproche posizioni, al prossimo congresso per l’elezione del segretario alla fine conteranno solo i numeri. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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