Tumori ginecologici: robot, Ai e interventi chirurgici in 3d – Sassari fa scuola
Operazioni mini invasive con incisioni di appena 23 millimetri. Giampiero Capobianco (Aou): «Tecniche all’avanguardia»
Sassari Ventitré millimetri. Lo spazio di un pollice, o poco più. Oggi, per battere un tumore ginecologico e restituire una vita alla normalità, alla chirurgia d'avanguardia basta un’incisione infinitesimale e un unico, precisissimo braccio robotico guidato dall’Intelligenza Artificiale. Il futuro della salute della donna non è più fantascienza, ma una realtà clinica che ha radici ben salde in Sardegna. Se n’è parlato ad Alghero, cornice delle Giornate Algheresi di Ginecologia e Ostetricia, una tre giorni in cui i massimi esperti mondiali si sono confrontati sulla rivoluzione della medicina di precisione. Un cambio di paradigma totale in cui l'algoritmo diventa l’alleato più prezioso del chirurgo, e dove il polo di Sassari si scopre protagonista e punto di riferimento nazionale. Per fortuna però le macchine fredde non sono ancora pronte a sostituire l'uomo. Nella nuova era della ginecologia e dell’ostetricia, l’Intelligenza Artificiale fa miracoli, ma ha ancora bisogno di un cuore e di un cervello umano per funzionare.
L’Ai e il medico
«L’AI è un computer evoluto, non ha emozioni: l'uomo resta centrale», mette subito in chiaro il professor Giampiero Capobianco, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica dell'Aou di Sassari. «L'intelligenza artificiale in medicina sta rivoluzionando la diagnostica e anche la terapia. La nostra disciplina è amplissima, va dalla gravidanza e quindi dalla diagnosi prenatale alla ginecologia. Oggi in ostetricia abbiamo apparecchi ecografici che sfruttano l'intelligenza artificiale per una medicina di precisione sempre più orientata alle singole caratteristiche della paziente». Il vero salto quantico avviene tra le mura della sala operatoria, dove l'AI e la robotica non sono più il futuro. E Sassari si conferma un polo d'eccellenza in questo campo, ponendosi come centro di riferimento nazionale per la chirurgia robotica sia nella patologia benigna sia nei tumori ginecologici. «Oggi abbiamo in Aou un robot multiport con quattro bracci, ma anche da poco un single port, cioè un unico braccio che ci permette con un’incisione minima di appena 23 millimetri di operare e togliere anche tumori alla donna», evidenzia il professor Capobianco. I vantaggi clinici ed estetici per le pazienti sono rivoluzionari: «Esteticamente la donna fa solo un taglio di 23 millimetri e il tumore viene rimosso per via vaginale. Questa tecnologia ci permette di operare in tridimensionale e di avere un gesto chirurgico raffinato, garantendo molte minori complicanze rispetto alla chirurgia tradizionale, una perdita di sangue quasi nulla e una rapida ripresa, con dimissioni dopo pochissimi giorni. Pensiamo alle donne obese o super obese con tumore dell’endometrio: oggi possiamo intervenire senza fare il famoso taglio verticale, ma praticando solo dei piccoli fori con il robot».
L’utilizzo dell’Ai nelle diverse specialità
Una risorsa tecnologica, quella robotica, che a Sassari fa sistema, venendo sfruttata in modo multidisciplinare da tutte le specialità chirurgiche dell'Aou: dall'urologia (diretta dal professor Madonia) alla patologia chirurgica (professor Scognamillo), passando per la clinica chirurgica, la chirurgia senologica (professor Fancello) e la chirurgia pediatrica (professor Camoglio). L'orizzonte a medio termine (4-5 anni) vedrà la nascita di sale operatorie totalmente integrate, dove il chirurgo potrà contare sulla sovrapposizione in tempo reale delle immagini radiodiagnostiche (come la risonanza magnetica) direttamente nel proprio campo visivo durante l'atto operatorio. «Avremo un occhio in più in sala operatoria, ricordandoci però che le mani le muoverà sempre il cervello umano», ribadisce il direttore del dipartimento.
Questi scenari sono emersi anche durate le Giornate Algheresi, che hanno visto sfilare luminari di fama mondiale: dal professor Mauro Cervigni, pioniere nel trattamento del prolasso degli organi pelvici mediante robotica e AI, al professor Erich Cosmi (Università di Padova) sul ritardo di crescita intrauterino, fino a figure apicali dell'oncologia ginecologica come la professoressa Anna Fagotti, direttrice della ginecologia oncologica del Policlinico Gemelli di Roma e presidente della società europea di oncologia ginecologica (ESGO), e la professoressa Domenica Lorusso, focalizzata sui nuovi farmaci per le neoplasie uterine. Ampio spazio è stato dato anche a temi critici come l'endometriosi (con il professor Roberto Marci dell'Università di Ferrara), la contraccezione consapevole, la partoanalgesia e il ruolo cruciale delle ostetriche nella riabilitazione del pavimento pelvico. Il messaggio forte emerso dal simposio però è che la Sardegna non deve più sentirsi isolata. Il coinvolgimento di tutti i primari e i punti nascita dell'isola ha dimostrato la solidità della rete assistenziale locale, inclusa quella della riproduzione assistita. «Oggi la donna e il bambino possono curarsi tranquillamente in Sardegna – ribadisce Capobianco – senza dover fare i dolorosi 'viaggi della speranza verso strutture del Nord Italia».
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