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Oristano

Al processo

Ubriaco alla guida, sul banco degli imputati finisce l’etilometro e l’accusa si ribalta: assolto – Ecco perché

di Enrico Carta
Ubriaco alla guida, sul banco degli imputati finisce l’etilometro e l’accusa si ribalta: assolto – Ecco perché

Patenti ritirate, la sentenza che riguarda un imprenditore fermato per un controllo potrebbe far discutere

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Oristano L’accusa si ribalta e a finire sul banco degli imputati è l’apparecchiatura usata per effettuare l’alcol test. L’imputato in carne e ossa è invece assolto al termine di un processo che inevitabilmente farà clamore perché i casi di patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza sono sempre tantissimi. È andata così nel processo che vedeva sotto accusa M. C., imprenditore edile di Paulilatino, finito a giudizio e poi assolto con formula piena perché il fatto non sussiste.

La sentenza è dei giorni scorsi e a pronunciarla è stata la giudice Francesca Falchi, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Daniela Caddeo. Un epilogo tutt’altro che scontato per una vicenda nata da un normale controllo della polizia stradale, nell’autunno del 2021, quando l’automobilista era risultato positivo all’alcol test con valori oltre il limite e conseguente ritiro della patente. Sembrava una prova solida, impossibile da smontare e invece il procedimento ha preso una piega inattesa.

A cambiare completamente lo scenario è stata la difesa dell’avvocato Gennaro Di Michele, affiancata dall’indispensabile consulenza tecnica dell’esperto Giorgio Marcon. Il cuore della contestazione? Non tanto il comportamento dell’imputato, quanto lo strumento utilizzato per misurarlo. L’etilometro – un Dräger Alcotest 7110 MKIII – non era semplicemente imperfetto, era irregolare alla radice. La sua omologazione non è stata considerata, oltre a essere addirittura scaduta da anni per via di revisioni saltate o eseguite fuori tempo, in più il libretto metrologico è stato considerato lacunoso.

In altre parole, si trattava di uno strumento che non avrebbe dovuto essere utilizzato per accertamenti di quel tipo. Ma i problemi non si fermavano all’apparecchio. Anche il modo in cui era stato impiegato ha mostrato più di una crepa: l’alcoltest sarebbe stato eseguito con un ritardo significativo rispetto al fermo e senza il rispetto delle procedure: niente avvisi al conducente sulla possibilità di farsi assistere da un avvocato, documentazione incompleta, passaggi tecnici non verificabili. Tutti elementi che hanno fatto vacillare la credibilità dell’intero accertamento. A rafforzare i dubbi anche una serie di parametri considerati sballati per via dei limiti insiti allo stesso strumento che non misura direttamente l’alcol nel sangue, ma quello nell’aria espirata, un dato influenzabile da molte variabili e quindi, se non gestito con rigore assoluto, potenzialmente inattendibile. Alla fine il quadro è apparso troppo fragile. Troppe anomalie, troppe incertezze e persino indicazioni inattendibili, se non addirittura false, sul reale tasso alcolemico. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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