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Il convoglio

Flotilla, gli attivisti sotto attacco dalle autorità libiche. Il sardo Boi: «Stiamo bene»

Flotilla, gli attivisti sotto attacco dalle autorità libiche. Il sardo Boi: «Stiamo bene»

Secondo le testimonianze raccolte, l'intervento dei militari libici è stato violento

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Le autorità della Libia occidentale hanno sgomberato con la forza i circa 200 attivisti della Global Sumud Flotilla che da giorni erano accampati nei pressi di Misurata, nel tentativo di raggiungere la Striscia di Gaza via terra attraverso l'Egitto. Il convoglio, partito con l'obiettivo di portare cibo e beni di prima necessità alla popolazione palestinese, si è scontrato con il rifiuto delle autorità libiche orientali - guidate dal generale Haftar e non riconosciute dalla comunità internazionale - di autorizzare il transito nel territorio sotto il loro controllo.

Tra gli attivisti rientrati a Tripoli c'è anche Filippo Boi, il giovane sardo che nei giorni scorsi aveva raccontato l'esperienza della spedizione. Alla Nuova Sardegna Boi fa sapere di stare bene, ma non ha potuto fornire ulteriori dettagli sulla situazione.

L'irruzione nell'accampamento

Secondo le testimonianze raccolte dai portavoce della Flotilla, l'intervento dei militari libici occidentali è stato violento. I soldati, a volto coperto, hanno prelevato gli attivisti dall'accampamento costringendoli a salire sugli autobus. Chi ha opposto resistenza è stato strattonato e picchiato. Per sgomberare un gruppo di donne che si era rifugiato in una moschea vicina, i militari hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni.

Una volta caricati sui pullman, gli attivisti sono stati scortati da mezzi militari fino a Misurata. Da lì alcuni dovrebbero essere rimpatriati nei rispettivi paesi di origine. Il resto del convoglio che non era stato fermato in precedenza ha fatto ritorno a Tripoli.

Dieci attivisti ancora detenuti a Bengasi

Resta invece senza sviluppi la vicenda dei dieci attivisti arrestati dopo essere entrati in Libia orientale con l'intento di negoziare con le autorità locali il passaggio del convoglio. Il gruppo è stato trasferito a Bengasi, sede del governo parallelo di Haftar, e risulta accusato di ingresso illegale nel paese.

La portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, ha denunciato che gli attivisti italiani del gruppo non sono ancora riusciti a parlare con il personale del consolato italiano a Bengasi. Una circostanza che contrasta con quanto dichiarato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo il quale l'accesso consolare sarebbe già stato garantito.

Al momento non si hanno altre informazioni sulle condizioni dei detenuti né su eventuali procedure per il loro rilascio.

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