Top 1000 Sardegna, cresce il Pil ma l’isola resta indietro rispetto all’Europa
Presentata a Sassari l’edizione 2026 della classifica delle mille aziende sarde per fatturato. Turismo e ristorazione trainano la crescita
Sassari Numeri e parole che raccontano l’isola e i suoi chiaroscuri, fra dati che mostrano il gap con le regioni più avanzate d’Europa e la consapevolezza che «piccolo può essere bello», come ha detto il direttore generale del Banco di Sardegna Mauro Maschio. È la Sardegna disegnata dall’edizione 2026 Top 1000, la classifica delle prime mille aziende sarde per fatturato, elaborato dalla Nuova in partnership con la Camera di Commercio di Sassari, nella cui sede, ieri mattina, mercoledì 27, è stato presentato il lavoro di ricerca.
Sono stati proprio i protagonisti del tessuto economico e produttivo sardo a raccontare la realtà che si nasconde dietro i numeri della classifica. E il dibattito ha restituito l’immagine di un territorio che si confronta, dove gli imprenditori e le istituzioni dialogano fra loro e soprattutto si ascoltano. E per rendersene conto bastava dare uno sguardo alla affollata platea, dove era possibile scorgere la prefetta Grazia La Fauci, il presidente della Fondazione di Sardegna Giacomo Spissu, le autorità civili – oltre al sindaco, il presidente del consiglio comunale Mario Pingerna – e militari, il comandante della Guardia di Finanza Marco Sebastiani, il maggiore dei carabinieri Antonio Odoroso, il comandante dei vigili del fuoco Emanuele Gissi e il comandante della polizia locale Gianni Serra. E ancora i vertici della Camera di Commercio la presidente del consorzio industriale Simona Fois e tanti imprenditori, come il presidente di Abinsula e Patron della Torres Pierluigi Pinna, ma anche il segretario generale della Cgil Massimiliano Muretti. Insomma, un mondo vivo e che vuole confrontarsi.
«Quel Nord-ovest che aspetta da troppo tempo scelte strategiche importanti e serie» come ha ricordato il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia. Scelte fondamentali per invertire la rotta di un territorio che ancora cerca la sua strada, dopo la fine del sogno industriale. Ma che nel frattempo non sta con le mani in mano: «Fra le prime 1000 imprese dell’isola, tante arrivano dal Nord» ha ricordato il presidente della Camera di Commercio Stefano Visconti. Che ha sottolineato l’impegno dell’ente nella promozione di questo sviluppo, attraverso progettualità speciali, come il programma “Patto Destinazione Sardegna Nord-ovest” che punta a creare nuove stagionalità turistiche, a marzo e novembre, in simbiosi con i Comuni, le società di gestione degli aeroporti e le associazioni imprenditoriali.
Il focus è tornato sui numeri, con l’intervento del giornalista della Nuova Sardegna Giuseppe Centore. Numeri che mostrano che l’isola deve provare a colmare il divario che la separa dalle regioni più avanzate d’Italia e d’Europa: il Pil sardo cresce, al ritmo dell’1,3 per cento, mentre quello nazionale si ferma allo 0,9. Ma non basta, perché il Pil pro capite è rimasto al 72 per cento della media europea, nella stessa fascia delle regioni rurali dei paesi balcanici dell’Unione. E la crescita dell’occupazione e il calo della disoccupazione vanno comunque letti con la consapevolezza che i nuovi posti di lavoro non sono troppo profittevoli, come dimostra il potere d’acquisto parificato che vale 24mila euro, contro i 46mila del Nord-ovest.
Ma attenzione, perché i numeri sono utili anche per entrare nel dettaglio e provare a raccontare i territori e le loro peculiarità e, soprattutto, i loro punti di forza. È il lavoro svolto dall’esperto di statistica del territorio della Camera di Commercio Francesco Piredda, il mago dei numeri che ha estratto dal database di Infocamere i dati che poi sono finiti nella classifica. Tra le fotografie emerse, quella della crescita impetuosa del settore alloggio e ristorazione, il cui fatturato è schizzato all’insù del 18,6 per cento. Un dato che surclassa nettamente la crescita degli altri settori, che oscilla fra il più 5 per cento del commercio, il più 2 del manifatturiero e il più 8 dei trasporti. Insomma, eccoli i chiaroscuri dell’isola.
«E le sfide di cui si è parlato, possono diventare opportunità per la Sardegna» ha sottolineato Mauro Maschio. Il riferimento è proprio a quei gap da colmare, con la capacità però di non perdere di vista le caratteristiche del tessuto sociale ed economico dell’isola: «Dobbiamo avere rispetto per le piccole aziende, per le realtà imprenditoriali che scintillano poco ma non per questo sono meno belle. Perché sono belle e dietro ci sono valori come la storia famigliare o la presenza sul territorio».
Un ragionamento da non trascurare, se si pensa che le prime dieci aziende del Top 1000 valgono più o meno il 48 per cento del fatturato globale della classifica. Insomma, la ricchezza è concentrata, ma fuori c’è un mondo di centinaia di imprese, piccole, con migliaia di lavoratori che rappresentano il vero tessuto economico dell’isola. Imprese da accompagnare, coma ha sottolineato la vice presidente Confapi Valeria Fadda, anche nella transizione verso il rispetto dei criteri di sostenibilità che generano fiducia negli investitori.
La classifica ha mostrato anche quest’anno come uno dei settori più in salute sia quello delle costruzioni, come ha confermato il presidente di Ance Pierpaolo Tilocca. Che ha sottolineato come possa essere fruttuoso il rapporto fra pubblico e privato che, grazie a strumenti come gli accordi quadro per le manutenzioni, ha consentito l’avvio del più grande piano di rinnovamento e recupero dell’immenso patrimonio residenziale della Regione.
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