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La nonnina di 103 anni vota il candidato sindaco e strappa gli applausi al seggio: «Non sono mica la regina Elisabetta»

di Manolo Cattari
La nonnina di 103 anni vota il candidato sindaco e strappa gli applausi al seggio: «Non sono mica la regina Elisabetta»

Antonia Pes si è recata a votare per le amministrative e ora si racconta: «Il segreto della longevità? Camminare, mangiare e leggere»

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Viddalba Quando è entrata nel seggio qualcuno ha iniziato ad applaudire. Lei, senza scomporsi, ha sorriso e con la battuta pronta che la contraddistingue da sempre ha risposto: «Pare che sia arrivata la regina Elisabetta». Una frase che ha strappato sorrisi, risate e anche qualche lacrima di commozione tra i presenti. È bastato quel momento per raccontare qualcosa del carattere di Antonia Pes, 103 anni compiuti, protagonista domenica 7 giugno di uno degli episodi più significativi delle elezioni comunali di Viddalba. Accompagnata dal genero, ha voluto raggiungere il seggio come ha sempre fatto nel corso della sua lunga vita. Perché per lei il voto non è un’opzione ma un dovere.

Nata il 24 novembre 1922 a Tungoni, la frazione che allora apparteneva ad Aggius e che oggi ricade nel Comune di Viddalba, Antonia appartiene a una generazione che ha conosciuto una Sardegna ormai quasi scomparsa. Rimasta orfana della madre appena quindici giorni dopo la nascita, è stata cresciuta dalla nonna. Quando le si chiede quale sia il segreto della sua longevità, alza gli occhi verso il cielo e sorride: «Da lassù si sono dimenticati di me».

L’ironia è probabilmente il tratto che colpisce di più. Durante l'intervista finge di non capire perché qualcuno possa essere interessato alla sua storia, salvo poi lasciarsi andare a ricordi e racconti con evidente piacere. È il gioco di una donna che conserva ancora oggi una straordinaria lucidità e il gusto della conversazione. La sua è stata una vita di lavoro. Casalinga e donna di campagna, ha trascorso decenni tra stazzi e pascoli, facendo il formaggio, allevando il bestiame e mungendo le vacche. Si è sposata a 32 anni con Giovanni Martino Oggiano, che aveva dovuto attendere la fine della guerra prima di costruire una famiglia. Dalla loro unione è nata la figlia Lelia.

Fino a due anni fa viveva ancora da sola nella sua casa di Tungoni, in completa autonomia. Ogni domenica affrontava la salita che separa la frazione dalla chiesa per partecipare alla messa, un'abitudine mantenuta fino a quando le forze glielo hanno consentito.

La prima volta che votò fu il 2 giugno 1946. Aveva ventitré anni e partecipò alla scelta tra Monarchia e Repubblica. Fu anche la prima grande consultazione politica nazionale aperta alle donne italiane. Da allora Antonia non ha mai mancato un appuntamento elettorale. «Votare è un dovere», ripete ancora oggi. Un principio che, racconta, le era stato insegnato dal padre e che ha accompagnato tutta la sua vita. Nei suoi ricordi riaffiora una Gallura lontana. Da bambina raggiungeva uno stazzo a Liscia di Palma a cavallo perché le strade ancora non esistevano. Ricorda i balli di Carnevale, le regole severe imposte alle ragazze e una comunità nella quale, dice, «ci sentivamo tutti fratelli e sorelle». Oggi, osserva con un velo di nostalgia, «ognuno pensa per sé». Ha vissuto la guerra e ne conserva ancora il ricordo doloroso. «Tanto dispiacere», dice con poche parole che racchiudono un'intera epoca. Suo marito si trovava a Cagliari durante i bombardamenti del 1943 e quegli anni hanno segnato profondamente la sua generazione. Se le si chiede il segreto della longevità, la risposta arriva immediata: «Ho camminato tanto, ho mangiato tanto e ho letto tanto». Legge ancora ogni giorno La Nuova Sardegna, segue con passione la musica italiana e non ha mai smesso di interessarsi a ciò che accade nel mondo. Nella sua alimentazione non sono mai mancati i prodotti della campagna e, come racconta sorridendo, nemmeno un bicchierino di vino. «La cosa più importante è saper leggere e scrivere. Chi è analfabeta è come se non vedesse niente». Ai giovani lascia un consiglio semplice: «Comportatevi bene». E quando le si chiede cosa significhi, chiarisce subito il suo pensiero. «Bisogna farsi i fatti propri». Non nel senso dell'indifferenza, ma del rispetto: non giudicare continuamente gli altri e non immischiarsi nelle vicende che non ci riguardano. Domenica 7 giugno, entrando nel seggio di Viddalba, Antonia Pes non ha soltanto espresso una preferenza. Ha ricordato a tutti il valore della partecipazione e il senso della cittadinanza. Dal referendum del 1946 alle elezioni comunali del 2026 sono trascorsi ottant'anni di storia italiana. È cambiato quasi tutto. Non la granitica convinzione di questa donna di 103 anni che continua a ripetere: «Votare è un dovere».

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