La vita in campagna, le pecore e la pastora: «Io così mi sento viva, ma non è una favola»
Michela Dessì, 41 anni, vicepresidente Coldiretti Cagliari si racconta dopo una giornata di lavoro nella sua azienda agricola
Sassari Lei dice che «è qualcosa di innato». Da quando le maestre delle elementari dicevano «che già da piccola volevo lavorare in campagna, andare in moto e a caccia. Sai quella fiammella che hai dentro? Io così mi sento viva». Michela Dessì, 41 anni, lo racconta mentre si gode il mare dopo una giornata di lavoro ad Arbus. Lì dove dal 2007 porta avanti la sua azienda agricola: bovini, ovini e suini, negli ultimi anni «ho anche iniziato a impiantare oliveti».
Se il trend è quello dello spopolamento dei campi e dell’età sempre più alta di chi fa questo mestiere, lei fa parte dell’eccezione. «Ho cominciato a lavorare con mio padre, mi sono laureata in agraria e ho capito che la mia passione era questa, contrariamente a quello che mio padre desiderava per me», sorride Michela. La routine non è leggera, «in periodi normali» la sveglia suona alle 5, giusto il tempo di lavarsi, vestirsi, fare una colazione veloce e sta nella sua azienda agricola «fino a quando non ho finito di fare tutto».
Ha due dipendenti, il suo ufficio è una distesa di verde che chi arriva da fuori chiamerebbe facilmente paradiso, ma i ritmi non sono facili. Specie nel periodo dei parti, quando «nel giro di dieci giorni sono coinvolti 450 animali» o «nel periodo della fienagione» e quando si munge due o tre volte al giorno. «Non è facile conciliare tutto, non vendo la favola – sostiene Michela Dessì –, ci sono giornate intense che sacrificano la vita personale. La società non è pronta a donne che vogliono essere imprenditrici e fare carriera». Bisogna sempre fare delle scelte. Lei è vicepresidente della Coldiretti di Cagliari, vicepresidente dell’associazione allevatori Regione Sardegna e membro della giunta della Camera di commercio di Cagliari e Oristano. Non conosce la materia solo sul campo. «È un lavoro che muta di continuo. Per mandare avanti un’azienda agricola siamo spesso chiamati a cambiare passo e organizzazione». L’idea romantica del pastore con i suoi umili mezzi no, non resisterebbe al mondo di oggi. Servono esperti di zootecnia. L’imprenditrice di Arbus produce latte («ho 700 pecore»), carne e olio, «la vita di campagna mi piace in tutti i suoi lati, anche se qualche giorno all’anno capita che mi dica “chi me l’ha fatto fare” con parolacce annesse», eppure il trasporto con cui parla del suo lavoro fa venire il sorriso.
Ieri ha passato la mattina «a pulire la porcilaia con 40 gradi», nel pomeriggio era in spiaggia. In relax? Macché: «Sto ripassando per due esami», perché nel frattempo studia per una laurea magistrale in qualità e sicurezza dei prodotti alimentari e un’altra in filosofia e tecnica dell’intelligenza artificiale.
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