Allarme incendi, il comandante del Corpo forestale mette in guardia: «Caldo, vento ed erba alta sono l’innesco perfetto»
Gianluca Cocco: «La flotta aerea per me è sufficiente, ma la vera guerra si vince sulla terra con una adeguata prevenzione»
Sassari La pioggia che per mesi ha benedetto la Sardegna potrebbe trasformarsi nella peggiore delle maledizioni. Ha nutrito praterie sterminate, un mare d'erba che il sole adesso sta cuocendo a puntino. Manca solo il fiammifero del maestrale. Gianluca Cocco, comandante del Corpo Forestale, lo sa. Dalla sua trincea guarda una mappa dove il verde di ieri è la miccia di oggi. A capo di settecento uomini operativi, pochi giovani, molti veterani, prepara la difesa. Ha una flotta aerea agguerrita ma una fanteria logora, ed è consapevole di una verità amarissima: in cielo possono anche svolazzare dozzine di elicotteri, ma è sulla terra, nell'incuria colpevole degli uomini, che si vince o si perde la guerra. Campagne non pulite, cunette non sfalciate, stazzi fantasma. Purtroppo la Sardegna che si spopola è la prima grande alleata del fuoco.
Temperature altissime e l'incubo della prima vera maestralata. Come si prospetta questa campagna antincendi?
«Confermo i timori. Abbiamo un mix particolarmente impegnativo che tratteggia uno scenario ad alto rischio. Da una parte le temperature: il 2024 è stato l'anno più caldo che abbiamo mai registrato, il 2025 non è stato da meno, e il trend di quest’anno sembra confermare questo clima torrido. Dall’altra, c’è una variabile nuova rispetto al recente passato: ha piovuto moltissimo e ininterrottamente da dicembre fino a maggio. Se da un lato abbiamo la fortuna di avere i bacini idrici pieni, dall’altro l’erba è cresciuta rigogliosa. Ora questa immensa quantità di vegetazione si sta seccando. Se uniamo questo fattore al dato strutturale dello spopolamento e dell’abbandono delle campagne sarde, il quadro è chiaro: terreni meno curati o del tutto abbandonati significano praterie pronte a bruciare. Calore, erba insolitamente alta e abbandono dei territori sono l'innesco perfetto».
Questo significa che l'arma principale contro i roghi non è tanto la flotta aerea, quanto la prevenzione fatta a terra dai proprietari terrieri?
«Il tema della prevenzione è cruciale. I cittadini sono abituati a guardare in cielo gli elicotteri, o a cercare per strada le nostre autobotti, le squadre di Forestas e i barracelli. Ma la vera campagna antincendi si gioca prima, sulla prevenzione. Certo, quest’anno è un po' più difficile perché la quantità di erba secca da tagliare è enorme, ma la pulizia delle proprie case, delle aziende e dei territori limitrofi deve essere un tema centrale nei comportamenti quotidiani. È una questione puramente culturale. Non si deve aspettare che arrivi la macchina dei soccorsi a spegnere il fuoco, bisogna lavorare prima. Sembrano parole scontate, ma non lo sono affatto: la difesa dell'isola parte dalla testa delle persone e dalla cura per la propria terra».
Passiamo agli uomini. Come affronta il Corpo Forestale questa emergenza sul fronte dell'organico?
«Siamo in totale circa un migliaio di uomini, ma sul campo gli operativi non superano i 700. Devono presidiare il territorio con 82 stazioni, 10 basi navali e 11 basi elicotteri. Il nostro vero problema è l'età media, che oggi si attesta sui 56 anni, un dato molto elevato. Nei prossimi quattro anni andranno in pensione circa 300 persone, la maggior parte entrate con il maxi-concorso del 1990. L'età pensionabile è una delle criticità da affrontare. Da noi si va in pensione a 67 anni. Significa mandare sul fronte del fuoco persone di 64 o 65 anni. Chiaro, hanno un’esperienza inestimabile, ma non hanno la forza fisica di un 25enne. Nelle altre forze armate si va in pensione a 60 anni perché è giustamente considerato un lavoro usurante. Perché per noi è diverso? Fortunatamente, ho appena concluso la parte selettiva del nuovo concorso per agenti: sono fiducioso che l’anno prossimo potremo avere l’ingresso di tanti ragazzi giovani e volenterosi. C'è un bisogno vitale di un ricambio intergenerazionale».
E per quanto riguarda i mezzi aerei? La flotta a disposizione è sufficiente per fronteggiare un’estate da bollino rosso?
«Potremo contare su 12 mezzi aerei: 9 regionali, 3 Canadair dello Stato e due elicotteri messi a disposizione da Aeronautica ed Esercito. Siamo ancora la regione con la flotta più numerosa, nonostante la competizione internazionale per accaparrarsi i mezzi abbia fatto lievitare enormemente i costi di noleggio e carburante. Sono sufficienti? Io rispondo di sì. Ma bisogna essere onesti: nelle giornate di emergenza assoluta, con temperature record e maestrale violento, possiamo avere anche 40 incendi in contemporanea. In quei giorni, nessuna flotta al mondo sarebbe sufficiente. E qualcuno verrà a dirmi: “Comandante, vedi che dovevi prendere altri elicotteri?”. La realtà è che spessissimo gli incendi si spengono a terra, e l’elicottero serve solo quando c'è rischio per le abitazioni o le aree boscate. Non si può parametrare una flotta sulle giornate infernali, i costi di gestione sarebbero insostenibili. L’unica vera strategia vincente non è comprare più elicotteri, ma migliorare sensibilmente la capacità di gestire e pulire il territorio prima che parta la prima scintilla».
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