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Il rapporto

Banca d’Italia: la Sardegna cresce dello 0,7%, il turismo vola ma salari ed export frenano

Banca d’Italia: la Sardegna cresce dello 0,7%, il turismo vola ma salari ed export frenano

Lo studio fotografa un’economia ancora in espansione, sostenuta dai servizi, dalle opere pubbliche e dal Pnrr. Deboli industria ed esportazioni, mentre la disoccupazione sale al 9,3 per cento e le retribuzioni reali restano inferiori del 15,2 per cento ai livelli del 2008

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Cagliari L’economia della Sardegna continua a crescere, ma perde velocità. Nel 2025 il prodotto interno lordo regionale è aumentato dello 0,7 per cento a prezzi costanti rispetto all’anno precedente: un risultato in linea con il Mezzogiorno e leggermente superiore allo 0,5 per cento registrato nell’intero Paese.

La fotografia tracciata dalla Banca d’Italia mostra però un andamento molto diverso tra i vari settori. Alla forte espansione del turismo e alla crescita delle opere pubbliche si contrappongono la debolezza dell’industria, la riduzione delle esportazioni e un mercato del lavoro nel quale l’aumento dell’occupazione non ha impedito la risalita della disoccupazione.

Consumi moderati e inflazione all’1,3 per cento

I consumi delle famiglie sono aumentati dello 0,9 per cento in termini reali, con un ritmo contenuto e lievemente inferiore alla media nazionale. Anche il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto dello 0,9 per cento a prezzi costanti, rallentando rispetto all’anno precedente. L’inflazione media è salita dall’0,9 per cento del 2024 all’1,3 per cento, mantenendosi in linea con il dato italiano e su livelli nettamente inferiori rispetto a quelli raggiunti nel 2023. L’accelerazione è stata determinata soprattutto dal maggiore aumento dei prezzi alimentari e dall’attenuazione del calo dei beni energetici. Al netto delle componenti più volatili, l’inflazione è invece scesa dal 2,1 all’1,7 per cento.

Industria debole, esportazioni in calo

Il quadro congiunturale dell’industria è rimasto complessivamente debole. Nell’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra le imprese industriali con almeno 20 addetti, la quota degli operatori che hanno segnalato una diminuzione del fatturato a prezzi costanti ha superato, seppure di poco, quella delle aziende che hanno registrato una crescita. Un risultato negativo ha riguardato anche gli investimenti, in un contesto segnato dall’aumento dell’incertezza legata alle tensioni geopolitiche e commerciali internazionali. Nel 2025 le esportazioni regionali sono diminuite in valore nominale dell’11,4 per cento, contro il calo dell’1,2 per cento nel Mezzogiorno e l’aumento del 3,3 per cento registrato a livello nazionale. La contrazione ha interessato soprattutto i prodotti petroliferi e i metalli, mentre la chimica ha mostrato una dinamica positiva.

Lattiero-caseario esposto ai dazi statunitensi

Nel settore alimentare, che rappresenta circa un quinto del valore aggiunto della manifattura sarda, si sono ridotte le vendite all’estero. La produzione lattiero-casearia è diminuita dopo la crescita registrata nel triennio precedente. Proprio il lattiero-caseario è risultato il comparto alimentare più esposto alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Secondo le stime della Banca d’Italia, circa il 12 per cento del suo fatturato deriva da transazioni dirette o indirette con il mercato statunitense, comprese quelle realizzate attraverso i grossisti.

Edilizia sostenuta dalle opere pubbliche

L’attività delle costruzioni ha continuato a crescere, ma con differenze profonde al suo interno. Il valore aggiunto del settore è aumentato del 2,1 per cento, mentre il valore della produzione nell’edilizia residenziale è diminuito del 16,7 per cento, soprattutto per la contrazione delle ristrutturazioni private. Le opere pubbliche hanno invece registrato un incremento del 12 per cento, sostenute dall’avanzamento degli interventi finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nonostante il recupero degli ultimi anni e il superamento dei livelli precedenti alla pandemia, il valore complessivo della produzione edilizia resta ancora inferiore al massimo raggiunto nel 2004, prima della crisi economico-finanziaria.

Turismo in forte espansione

Il settore dei servizi è cresciuto dello 0,5 per cento a prezzi costanti. Il principale motore è stato ancora una volta il turismo: le presenze nelle strutture ricettive sono aumentate dell’11,5 per cento, con una crescita del 16,9 per cento per i visitatori stranieri e del 5,8 per cento per gli italiani. È aumentata anche la spesa complessiva dei turisti provenienti dall’estero, grazie al maggiore numero di arrivi, mentre la spesa media per viaggiatore è leggermente diminuita. Il peso del turismo sui consumi realizzati nel territorio regionale resta molto superiore alla media nazionale. Nel 2024 la spesa turistica di stranieri, visitatori provenienti dalle altre regioni e residenti sardi ha rappresentato il 13,7 per cento dei consumi complessivi, contro il 10,2 per cento italiano. Circa il 44 per cento della spesa turistica è stato sostenuto dagli stranieri: una quota quasi doppia rispetto agli anni precedenti alla pandemia.

Aeroporti in crescita, meno passeggeri nei porti

Il rafforzamento della domanda turistica ha favorito anche i trasporti. I passeggeri transitati complessivamente negli scali sardi sono aumentati del 2,4 per cento. La crescita ha riguardato esclusivamente gli aeroporti, con un andamento particolarmente positivo per lo scalo di Alghero. Nei porti si è invece registrata una riduzione dei passeggeri, legata soprattutto alla contrazione osservata a Olbia. Il traffico delle merci nei porti regionali è aumentato del 3,1 per cento nel 2025, grazie alle rinfuse solide. In una prospettiva più lunga, però, la movimentazione è diminuita di quasi il 19 per cento tra il 2015 e il 2024, mentre a livello nazionale è rimasta sostanzialmente stabile.

Case più care nelle località turistiche

Nel 2025 le compravendite di abitazioni in Sardegna sono aumentate del 6,2 per cento. I prezzi delle case sono cresciuti del 4,6 per cento, circa mezzo punto in più rispetto alla media nazionale. Sono saliti anche i canoni di locazione. L’accesso all’abitazione presenta forti differenze territoriali, determinate sia dalla pressione demografica sia da quella turistica. Nei comuni a maggiore intensità turistica il rapporto tra il prezzo medio al metro quadro e il reddito imponibile pro capite raggiunge 9,8 euro per ogni 100 euro di reddito, contro 5,3 euro nei comuni non turistici.

Più occupati, ma sale la disoccupazione

Nel 2025 il numero degli occupati in Sardegna è cresciuto dell’1 per cento, più dello 0,8 per cento nazionale ma meno dell’1,4 per cento del Mezzogiorno. Il tasso di occupazione è salito di mezzo punto, raggiungendo il 58,2 per cento, contro il 62,5 per cento italiano. Nel settore privato non agricolo sono stati attivati, al netto delle cessazioni, circa 4.700 contratti, un numero inferiore rispetto al 2024. Le posizioni a termine si sono ridotte, mentre quelle a tempo indeterminato sono aumentate di circa 5.300 unità, 1.200 in più rispetto all’anno precedente. È cresciuta anche la partecipazione al mercato del lavoro: il tasso di attività è passato dal 63,1 al 64,4 per cento. L’ingresso di un maggior numero di persone nelle forze di lavoro, insieme al rallentamento dell’occupazione, ha però spinto il tasso di disoccupazione dall’8,3 al 9,3 per cento, interrompendo una diminuzione che durava da quattro anni.

Retribuzioni reali giù del 15,2 per cento

Nel 2024, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati regionali, le retribuzioni nel settore privato non agricolo sono cresciute in termini nominali in linea con la media italiana, pari al 2,8 per cento.

Il quadro cambia considerando il lungo periodo e l’effetto dell’inflazione. Tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni nominali dei lavoratori dipendenti del settore privato sono aumentate in Sardegna del 12,4 per cento. A prezzi costanti, però, sono diminuite del 15,2 per cento, contro una flessione del 12,5 per cento nel Mezzogiorno e del 6,2 per cento in Italia. Il reddito pro capite dei residenti sardi, pari a circa 19.900 euro nel 2024, resta inoltre inferiore di circa il 15 per cento rispetto alla media nazionale.

Prestiti alle imprese in calo, accelerano i mutui

Nel 2025 i prestiti bancari al settore privato non finanziario sono aumentati complessivamente dello 0,7 per cento. I finanziamenti al settore produttivo sono però diminuiti del 2,3 per cento alla fine dell’anno, dopo una lieve ripresa nella prima parte del 2025. La contrazione ha riguardato costruzioni e servizi, mentre nella manifattura il credito è rimasto sostanzialmente stabile. È diminuito anche il costo dei finanziamenti: il tasso applicato ai prestiti destinati alla liquidità è sceso al 6,6 per cento, mentre il tasso medio sui nuovi prestiti con durata superiore a un anno è passato dal 6 al 4,9 per cento. I finanziamenti alle famiglie sono aumentati del 3,1 per cento, contro il 2 per cento della fine del 2024, soprattutto per l’accelerazione dei mutui destinati all’acquisto delle abitazioni. La qualità del credito è rimasta elevata nel confronto storico: il tasso di deterioramento si è confermato all’1,1 per cento. I depositi bancari di famiglie e imprese sono cresciuti del 4,5 per cento, principalmente per l’aumento delle somme sui conti correnti.

Pnrr, assegnati alla Sardegna 4,8 miliardi

Gli investimenti pubblici sono cresciuti di circa il 18 per cento. Ad aprile 2026 risultavano assegnati alla Sardegna 4,8 miliardi di euro nell’ambito del Pnrr, pari al 3,2 per cento del totale nazionale. Le risorse corrispondono a 3.037 euro per abitante, contro una media italiana di 2.471 euro. Alla fine del 2025 le gare finanziate dal Piano erano oltre 7 mila, per un valore complessivo di 2,7 miliardi. Quelle aggiudicate rappresentavano circa il 75 per cento degli importi messi a gara. I pagamenti effettuati per gli interventi regionali hanno superato i 2 miliardi di euro, raggiungendo il 44,8 per cento dei finanziamenti assegnati.

Comuni più digitali, ma connessioni ancora insufficienti

Nel 2025 l’offerta di servizi digitali dei Comuni sardi si è portata sostanzialmente in linea con il resto del Paese. Gli enti locali erogavano mediamente 2,2 servizi interamente online sui sette esaminati dalla Banca d’Italia. Resta invece un divario nelle infrastrutture: nel 2024 soltanto il 63 per cento dei Comuni della Sardegna disponeva di connessioni veloci, contro l’80 per cento della media italiana. Il ricorso attuale o programmato all’intelligenza artificiale risultava in linea con il dato nazionale, con una crescita significativa della propensione degli enti locali a introdurre questa tecnologia.

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