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Il destino della Terra non è ancora scritto: forse il Sole non la inghiottirà

Il destino della Terra non è ancora scritto: forse il Sole non la inghiottirà

Secondo uno studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics, il nostro pianeta potrebbe non essere inghiottito quando il Sole diventerà una gigante rossa

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Roma Il destino della Terra, tra circa cinque miliardi di anni, potrebbe essere meno scontato di quanto si pensasse. Quando il Sole avrà esaurito il combustibile che alimenta le reazioni nel suo nucleo, entrerà nelle ultime fasi della sua evoluzione e si espanderà fino a diventare una gigante rossa. Per decenni l’ipotesi più citata è stata quella di una fine inevitabile per i pianeti più interni del Sistema solare, con Mercurio, Venere e forse anche la Terra destinati a essere inghiottiti dalla stella.

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophysics riapre però la questione. Il lavoro non annuncia una certezza, ma rivede i calcoli sul delicato equilibrio tra due processi opposti che entreranno in gioco quando il Sole sarà ormai nella fase finale della sua vita.

Da una parte ci saranno le maree stellari, cioè le interazioni gravitazionali prodotte dall’enorme espansione del Sole. Questo meccanismo può sottrarre energia all’orbita dei pianeti e spingerli lentamente verso la stella. Dall’altra, però, il Sole perderà una grande quantità di massa attraverso intensi venti stellari. Perdendo massa, la sua attrazione gravitazionale diminuirà e le orbite dei pianeti tenderanno ad allargarsi.

Il punto decisivo è capire quale dei due effetti prevarrà. Finora le stime erano incerte, perché sia l’efficienza delle maree sia la perdita di massa nelle ultime fasi di vita di una stella sono fenomeni complessi da descrivere con precisione. I ricercatori hanno quindi utilizzato modelli più aggiornati, sviluppati negli ultimi anni, per simulare l’evoluzione del Sole e il comportamento delle orbite dei pianeti interni.

Nel lavoro è stata presa in considerazione anche L2 Puppis, una stella anziana osservata dagli astronomi e considerata un possibile riferimento per immaginare come potrebbe apparire il Sole nel lontano futuro. Le osservazioni di questa stella hanno aiutato a stimare meglio quanta materia una stella simile al Sole possa disperdere nello spazio nella parte finale della sua esistenza.

Il risultato è meno definitivo, ma più aperto: secondo i nuovi modelli, le maree potrebbero essere meno efficaci di quanto indicato da studi precedenti. In questo scenario, l’orbita terrestre si allargherebbe abbastanza da rimanere oltre il raggio massimo raggiunto dal Sole. Anche Marte dovrebbe salvarsi, mentre Mercurio e Venere sarebbero comunque destinati a essere inglobati.

La cautela resta però obbligatoria. Gli stessi autori sottolineano che il futuro della Terra dipende da parametri ancora incerti, in particolare dalla quantità di massa che il Sole perderà e dall’effettiva forza delle interazioni mareali. Non si tratta quindi di una garanzia di sopravvivenza, ma di una possibilità resa più plausibile dai nuovi modelli.

In ogni caso, anche se la Terra non venisse fisicamente inghiottita dal Sole, questo non significherebbe la salvezza del pianeta come lo conosciamo. Le condizioni sulla superficie diventeranno incompatibili con la vita molto prima delle fasi finali della stella. La ricerca cambia dunque il possibile finale astronomico della Terra, non il destino della vita terrestre.

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