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L’intervista

Inchiesta Monte Nuovo, parla Massimo Temussi prosciolto da tutte le accuse: «Ho vissuto giorni difficili»

Inchiesta Monte Nuovo, parla Massimo Temussi prosciolto da tutte le accuse: «Ho vissuto giorni difficili»

Il 28 settembre del 2023 il manager aveva ricevuto due informazioni di garanzia per abuso d’ufficio e violazione del segreto d’ufficio

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Sassari L’incubo si era materializzato quasi tre anni fa ed è finito ieri, quando sono cadute le accuse a carico di Massimo Temussi, all’epoca commissario straordinario dell’Ats. Il 28 settembre del 2023 il manager aveva ricevuto due informazioni di garanzia per abuso d’ufficio e violazione del segreto d’ufficio. Il suo era uno dei nomi più in vista nell’elenco dei 35 indagati dell’operazione Monte Nuovo, quella che il capo del Ros della Sardegna aveva definito «una variopinta rete associativa, dove tutti potevano incontrarsi, decidere strategie, fare e avere favori».

Politica e malaffare fusi in un’organizzazione che, secondo l’accusa, oltre agli incarichi politici e amministrativi gestiva anche il traffico di droga e quello di armi. Un pacchetto completo per un’organizzazione che avrebbe messo insieme alcuni tra i colletti bianchi più in vista con i criminali più incalliti, accusati tra le altre cose di aver coperto la fuga di Graziano Mesina.

Il manager Le prime parole di Massimo Temussi, attualmente direttore generale al ministero del Lavoro, dopo il proscioglimento raccontano il sollievo di chi all’improvviso si era trovato al centro di un vortice mediatico su scala nazionale che raccontava gli affari, presunti e accertati, di un’organizzazione criminale ramificata in tutta l’isola: «Oggi è una buona giornata – dice Temussi – non potrebbe essere altrimenti. Dopo la decisione del Gup mi sento sollevato ma devo anche dire chiaramente che ho sempre avuto fiducia nel corso della giustizia». Nonostante questo, Temussi racconta di alcune giornate difficili: «Sapevo di essere innocente, il mio nome è uscito dal filone dell’inchiesta sin dai primi momenti ma mi chiedevo comunque il motivo della mia presenza, l’ho anche detto al giudice quando sono stato audito. Nonostante queste premesse, ho passato momenti difficili, come li ha passati la mia famiglia, motivo per cui oggi (ieri, ndr) mi sento sollevato».

Oltre alle accuse specifiche, quello che disturbava i pensieri dell’ex manager dell’Ats era il complesso dell’indagine, dove i presunti favori politici viaggiavano insieme al traffico di droga: «Per me era davvero difficile unire le due cose e mi sentivo completamente estraneo alla narrazione che veniva fatta dell’inchiesta. Non capivo perché fossi coinvolto in questa storia e mi sembrava di impazzire quando cercavo di capire perché un reato amministrativo come divulgazione di segreti d’ufficio, tra l’altro derubricato, potesse essere incluso in un’inchiesta su una banda criminale».

Temussi era anche consapevole di affrontare quello che ha definito una sorta di “rischio del mestiere”: «Sono cose che ogni attore pubblico che svolge un lavoro complesso deve mettere in conto perché possono capitare, anche se chiaramente se ne fa volentieri a meno. Diciamo che possono essere considerati, e io l’ho fatto, incidenti di percorso per chi ha scelto di fare una vita che prevede incarichi di questo tipo. Però lo ribadisco, ho sempre avuto totale fiducia nella giustizia e alla fine la mia posizione è stata chiarita. Adesso potrò continuare nel mio incarico al ministero con più tranquillità», conclude Temussi.

Il procedimento La posizione dell’ex manager della sanità sarda era stata chiarita nella penultima udienza preliminare, il 15 aprile, quando lo stesso Temussi era stato interrogato dal Gup Luca Melis. Temussi aveva confermato di non aver rivelato a Tomaso Cocco, uno degli imputati, i termini del concorso che lo avrebbe fatto diventare primario della Terapia del dolore della Asl di Cagliari e, quindi di non averlo favorito in alcun modo. Secondo Temussi, Cocco aveva i titoli e l’anzianità richiesta dal concorso e nessun altro concorrente avrebbe potuto competere per quel ruolo. L’ex manager aveva anche dichiarato di aver agito alla luce del sole, in collaborazione con degli uffici dell’Ats. Temussi aveva infine negato ogni interlocuzione con Cocco legata al concorso citando davanti al pm solo qualche colloquio telefonico legato ad informazioni generiche. (c.z.)

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