Giorgia Meloni nella lista nera iraniana. La minaccia: «Vendetta certa»
La foto della premier insieme ad altri leader su un quotidiano
Roma Ancora tensione tra Stati Uniti e Iran, mentre l’accordo provvisorio per porre fine alla guerra appare sempre più fragile. La nuova Guida suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha promesso che il sangue del padre, ucciso a febbraio dai raid di Usa e Israele, sarà vendicato, avvertendo che esiste «un elenco completo» dei responsabili: «La sua vendetta è la richiesta della nazione e deve assolutamente avvenire».
Hamshahri, quotidiano di proprietà del Comune di Teheran, ha pubblicato l’immagine di una possibile «lista nera» contro cui «la vendetta è certa». Oltre al presidente americano Donald Trump e al premier israeliano Benjamin Netanyahu, sul cui volto compare un mirino, figura anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ritratta con una tuta arancione da detenuta. Accanto a lei compaiono diversi esponenti dell’amministrazione Usa e del governo israeliano, oltre al cancelliere tedesco Friedrich Merz, al presidente francese Emmanuel Macron e al premier britannico Keir Starmer.
Immediata la solidarietà del centrodestra alla premier. Poche ore dopo aver dichiarato «terminato» il cessate il fuoco, pur lasciando aperta la porta ai colloqui, Trump è tornato a minacciare Teheran, assicurando che l’Iran sarà distrutto se dovesse tentare di assassinarlo. Su Truth ha scritto che «mille missili sono pronti al lancio» contro la Repubblica islamica e che altre migliaia potrebbero seguirli in caso di attacco al presidente degli Stati Uniti. Le parole di Trump arrivano dopo un allarme dell’intelligence israeliana su presunti piani iraniani e dopo che, durante i funerali di Ali Khamenei a Mashhad, sono comparsi cartelli che invocavano la morte del tycoon e di Netanyahu.
Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti sono sempre più pessimisti sulla possibilità di raggiungere un accordo sul nucleare. Washington ha inoltre intimato a Teheran di garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz e di fermare gli attacchi alle navi, minacciando gravi conseguenze. L’Iran insiste invece nel rivendicare il controllo della rotta e la possibilità di imporre un pedaggio. Proprio Hormuz è al centro dei colloqui in Oman guidati dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
Trump aveva sostenuto che Teheran avesse chiesto di proseguire i negoziati, ma l’Iran ha smentito. Una fonte vicina alla delegazione negoziale, citata dall’agenzia Fars, ha chiarito che non ci saranno colloqui finché Washington non modificherà le sue posizioni. Teheran chiede un gruppo di lavoro sul Libano, nuove regole sulla navigazione a Hormuz e il ripristino delle esportazioni petrolifere.
Sugli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz, alcuni funzionari americani ritengono che siano il risultato di una lotta interna al regime iraniano, con gli esponenti più radicali intenzionati a sabotare il cessate il fuoco.
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