Morte di Abderrahim Fakir a Bologna: la ricostruzione, l’inchiesta e gli scontri
Il quarantaduenne è deceduto domenica al Pilastro dopo essere stato immobilizzato a terra. Sei persone annotate nel nuovo registro 45 bis. Ieri sera il presidio pacifico è degenerato in violenze nel centro cittadino: undici feriti
Bologna Le prime richieste di aiuto al mattino, le segnalazioni dei residenti, l’arrivo della polizia e dell’ambulanza, il tentativo di immobilizzazione e infine la morte, constatata alle 12.53. Per ricostruire che cosa sia accaduto domenica scorsa ad Abderrahim Fakir, quarantaduenne di origine marocchina, saranno decisivi l’autopsia, i filmati registrati dalle bodycam degli agenti, i video girati dai residenti e le testimonianze raccolte dalla Procura di Bologna.
La morte dell’uomo, avvenuta nel quartiere Pilastro mentre due poliziotti cercavano di bloccarlo e assicurargli mani e piedi con le fascette, ha aperto un’inchiesta giudiziaria e provocato una forte reazione politica. Ieri, lunedì 20 luglio, migliaia di persone hanno partecipato al presidio convocato dal sindaco Matteo Lepore per chiedere verità e giustizia. La manifestazione era cominciata pacificamente, ma in serata gruppi di antagonisti si sono spostati verso Prefettura e Questura, dando vita a violenti scontri con le forze dell’ordine.
Le prime urla e le richieste di aiuto
Abderrahim Fakir era conosciuto nella zona compresa tra i civici 2 e 8 di via Italo Svevo. Secondo alcuni residenti, si presentava spesso nei pressi del palazzo, sostava sotto un grande cedro e parlava con le persone che incontrava. Domenica mattina la prima a notarlo sarebbe stata Parveen Akhrar, 73 anni, residente al primo piano. Intorno alle 9.30 Fakir si trovava sulle scale che collegano un piccolo giardino pubblico al cortile delle autorimesse. La donna lo avrebbe sentito urlare e chiedere che venissero chiamate un’ambulanza e la polizia. L’uomo si sarebbe poi seduto sui gradini e successivamente sdraiato sull’asfalto.
Tra le 10.30 e le 11 una prima vettura delle forze dell’ordine sarebbe stata vista nella zona. Nel corso della mattinata si moltiplicano comunque le chiamate ai numeri di emergenza. Alcuni testimoni raccontano di avere visto Fakir colpire con la testa o prendere a calci le porte basculanti dei garage. In una telefonata al 112 effettuata attorno a mezzogiorno, e trasmessa dal Tg1, un cittadino segnala una persona arrivata di corsa dietro le autorimesse, intenta a urlare, scalciare i basculanti e gridare che qualcuno volesse ucciderla.
L’arrivo della polizia e dell’ambulanza
La volante del commissariato Bolognina arriva in via Svevo alle 12.15. Due minuti dopo viene attivata l’ambulanza “Bologna 65”, inviata inizialmente con un codice verde sulla base delle informazioni disponibili alla centrale operativa. Il mezzo, con a bordo volontari della Croce rossa e senza un medico, raggiunge il cortile alle 12.30.
La situazione, nel frattempo, diventa sempre più concitata. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, gli agenti cercano inizialmente di calmare Fakir, che reagisce tentando di colpirli e, secondo quanto riferito, anche di morderli. Viene utilizzato lo spray urticante e l’uomo viene immobilizzato a terra in posizione prona.
Un video di oltre cinque minuti, girato da una finestra e acquisito dagli investigatori, mostra Fakir bloccato sull’asfalto mentre chiede ripetutamente aiuto e implora di smettere. Nelle immagini compaiono anche alcuni soccorritori, che intervengono direttamente soltanto quando l’uomo non reagisce più. La Croce rossa ha spiegato che, durante una situazione considerata ancora pericolosa, il personale sanitario può avvicinarsi soltanto dopo il via libera delle forze dell’ordine.
Il consulto con il 118 e l’arrivo del medico
Alle 12.36, sei minuti dopo l’arrivo dell’ambulanza, l’equipaggio contatta la centrale operativa del 118 per un consulto medico e chiede l’invio di un’automedica. Il mezzo parte dall’ospedale Maggiore alle 12.42. Nel frattempo vengono avviate le manovre di rianimazione. I volontari presenti sull’ambulanza, non essendo medici, non possono però somministrare autonomamente farmaci. L’automedica “Bologna 101” raggiunge via Svevo alle 12.53. Il medico controlla le condizioni di Fakir e ne constata il decesso.
L’Ausl di Bologna ha sostenuto che i mezzi sono stati inviati nei tempi previsti e nel rispetto delle procedure, sulla base delle informazioni ricevute durante le richieste di soccorso. L’azienda sanitaria ha comunque disposto un audit interno per analizzare tutte le fasi dell’intervento. L’autopsia dovrà stabilire la causa esatta della morte e chiarire l’eventuale incidenza del contenimento, delle condizioni di salute dell’uomo e degli altri fattori clinici.
Sei persone nel registro delle annotazioni preliminari
La Procura di Bologna, guidata da Paolo Guido, ha aperto un procedimento utilizzando il nuovo modello 45 bis, il registro delle “annotazioni preliminari”. Le posizioni riguardano sei persone che hanno partecipato alle diverse fasi dell’intervento: i due agenti di polizia e quattro operatori sanitari. Non si tratta, almeno in questa fase, di una tradizionale iscrizione nel registro degli indagati. Il meccanismo consente al pubblico ministero di compiere accertamenti preliminari quando il fatto potrebbe essere stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, come l’adempimento di un dovere, la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi o lo stato di necessità.
Le persone annotate usufruiscono comunque delle garanzie difensive previste per gli indagati. Al termine delle verifiche, la Procura potrà chiedere l’archiviazione oppure procedere con l’iscrizione ordinaria, qualora emergano ipotesi di reato e responsabilità personali. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha precisato che non si tratta propriamente di uno “scudo penale”, ma della collocazione del caso in un registro specifico previsto dalla nuova normativa.
Il presidio pacifico e l’escalation nel centro di Bologna
Ieri sera migliaia di persone hanno raggiunto piazza Nettuno per il presidio promosso dal sindaco Matteo Lepore. L’iniziativa era stata presentata come un momento di raccoglimento, riflessione e vicinanza alla famiglia. La nipote di Fakir, Yossra, ha chiesto verità e dignità, precisando che i familiari non cercavano odio né vendetta. La manifestazione principale si è svolta senza incidenti. Successivamente, però, una parte dei partecipanti, composta soprattutto da esponenti dei centri sociali e dei collettivi antagonisti, si è diretta verso la Prefettura e la Questura. Via Venezian, via Ugo Bassi e altre strade del centro sono diventate teatro di lanci di pietre, bottiglie, petardi e bombe carta, barricate improvvisate, cassonetti rovesciati e danneggiamenti.
Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche, idranti e lacrimogeni. La situazione è tornata progressivamente sotto controllo soltanto attorno all’una di notte. La famiglia di Fakir, attraverso il proprio legale Fabio Anselmo, ha preso le distanze dalle violenze, sostenendo che quei comportamenti finivano per danneggiare la richiesta di verità e giustizia.
Undici feriti durante i disordini
Il bilancio sanitario degli scontri è di undici persone assistite dal 118. Sul posto sono stati medicati quattro manifestanti e cinque poliziotti. Un altro agente è stato trasportato all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola: entrambi avrebbero riportato ferite lievi. I vigili del fuoco sono intervenuti anche in via Monte Grappa, dove un dispositivo fumogeno o lacrimogeno ha provocato un principio d’incendio all’interno di una corte.
Le accuse al sindaco e la difesa della polizia
La convocazione del presidio ha provocato un duro scontro politico. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha accusato Lepore di irresponsabilità e ne ha chiesto le dimissioni. Anche il ministro Piantedosi ha criticato la scelta di promuovere una manifestazione poi degenerata in aggressioni alle forze dell’ordine. L’Associazione nazionale funzionari di polizia ha espresso cordoglio per la morte di Fakir e vicinanza alla famiglia, ma ha contestato l’iniziativa del sindaco. Secondo il segretario Enzo Letizia, il richiamo della Procura alla necessità di valutare un contesto più ampio rispetto ai soli filmati diffusi avrebbe dovuto suggerire maggiore prudenza alle istituzioni, evitando quello che potrebbe essere percepito come un processo pubblico anticipato.
L’associazione ha inoltre sottolineato che la professionalità dei dirigenti e degli operatori della Questura avrebbe impedito conseguenze ancora più gravi durante quella che ha definito una vera e propria “guerriglia urbana”. Lepore ha invece ribadito la fiducia nelle istituzioni e nella magistratura, sostenendo che la città abbia il diritto di chiedere piena chiarezza sulla morte di un suo cittadino. Il sindaco ha distinto il presidio pacifico, al quale ha partecipato insieme alla famiglia, dalle successive azioni violente. Anche il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha chiesto che venga fatta piena luce sull’accaduto.
Nordio: «Bisogna attendere l’autopsia»
Sul caso è intervenuto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio. In un’intervista al Corriere della Sera, il Guardasigilli ha definito le immagini della morte di Fakir fonte di forte disagio, invitando però a considerare anche le condizioni, comprese quelle psicologiche, nelle quali gli operatori sono chiamati ad agire durante situazioni di estrema difficoltà.
Nordio ha quindi sottolineato la necessità di attendere l’esito dell’autopsia prima di formulare giudizi sulle cause della morte e sulle eventuali responsabilità. Alla domanda su un possibile avvicinamento delle forze dell’ordine italiane al modello dell’Ice statunitense, il ministro ha risposto negativamente, ricordando le profonde differenze normative e sostenendo che, sulla base della sua esperienza di magistrato, l’uso delle armi da parte della polizia italiana è stato generalmente prudente.
La risposta definitiva potrà arrivare soltanto dagli accertamenti medico-legali e giudiziari. L’autopsia dovrà chiarire perché Fakir sia morto; l’analisi dei video, delle bodycam e delle comunicazioni con le centrali operative dovrà invece stabilire se l’intervento di polizia e quello sanitario siano stati corretti o se vi siano state condotte penalmente rilevanti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
