Politica, sport e podcast, Luca Zaia a tutto campo: «Serve una legge ad hoc contro i “maranza”, l’Italia torni a essere il Belpaese»
L’esponente della Lega sarà ospite allo Yacht club di Porto Rotondo
È il governatore più votato della storia dell’elezione diretta, è anche quello più longevo di tutta Italia, ed è anche il politico che, più di tutti, dall’altra parte viene visto con simpatia. E viste le percentuali bulgare con cui ha vinto le regionali in Veneto è facile pensare che abbia preso molti voti anche a sinistra. Ora Luca Zaia è presidente del Consiglio regionale in Veneto, ma è anche diventato un podcaster: ogni settimana nel suo “Fienile” intervista vip dello spettacolo, dello sport e dell’imprenditoria. Di tutto questo l’esponente della Lega, all’interno del Carroccio considerato l’anti-Salvini, parlerà oggi martedì 21 luglio alle 19.30 allo Yacht club di Porto Rotondo e il 25, alle 19.30, all’hotel delle Rose di Porto Cervo.
Zaia, ha tifato Spagna o Argentina?
«Premesso che non sono un appassionato di calcio e che amo profondamente entrambi i popoli – parlo lo spagnolo benissimo – la partita l’ha meritata la Spagna. L’Argentina era in serata no, al di là di qualche intemperanza di Messi».
L’assenza dell’Italia al Mondiale può essere considerato anche un segno di debolezza del Paese?
«Vengo da una città, Conegliano, che nel volley ha vinto tutto quello che poteva vincere. Nel tennis, se non ci fosse Sinner, anche tutti gli altri sarebbero delle icone sportive. L’Italia sta primeggiando in tanti sport, nel calcio meno: c’è bisogno di un momento di riflessione».
Il caso Roggero sta dominando il dibattito politico. Non crede che una politicizzazione di questa vicenda faccia male allo Stato di diritto?
«Le sentenze si rispettano, punto. E sarebbe da stolti negare un fatto: Roggero ha ammazzato due persone, punto. Ma se c’è un dibattito vuole dire che il popolo sta dando una interpretazione della norma che ancora non appare chiara. Nel momento in cui si subisce una rapina come quella non si tratta di cancellare le due morti, ma di capire fino in fondo lo stato di difficoltà psicologica in cui si trova la vittima della rapina».
Il tema della sicurezza sarà uno dei temi dell’agenda politica 2027: sarà uno scontro tra Stato di diritto e far west?
«Io penso che i cittadini abbiano indicato una via. Il problema della sicurezza c’è sempre stato e se oggi c’è una legge sulla legittima difesa il merito è della Lega. Ogni periodo storico ha le sue caratteristiche: negli anni ’70 c’era il terrorismo, negli anni ’80 e ’90 la mafia, oggi nelle grandi città è molto sentito il problema della piccola criminalità, dei maranza».
Elezioni 2027: quali saranno, secondo lei, i tre temi che decideranno davvero il consenso degli italiani?
«Noi dobbiamo concentrarci sui cittadini e non sulla politica. Il Paese chiede che ci sia una maggioranza solida che si assuma le responsabilità sulle scelte, anche importanti, e sia rigorosa nella applicazione delle leggi. Il cittadino chiede allo Stato di comportarsi come il buon padre di famiglia. I giovani saranno uno dei temi, come lo sono la sicurezza, il sociale, l’economia, l’ambiente. Temi su cui questo governo ha fatto un poderoso lavoro».
Quale dovrà essere, a suo avviso, il perimetro del centrodestra? Insomma, Vannacci dentro o fuori?
«Queste cose le deciderà il tavolo della coalizione, ma prima di pensare a Vannacci o ai perimetri, bisogna pensare a un progetto di governo in continuità con quello attuale. Cruciale sarà il tema della percezione della sicurezza da parte dei cittadini. Io dico: come abbiamo introdotto norme specifiche sul femminicidio, sull’omicidio stradale, perché non lo facciamo anche su questo? Quelle scazzottate, quegli episodi da Arancia meccanica sempre più presenti vanno puniti. E forse bisogna intervenire anche sulla età, che non può essere una scriminante. E a chi sostiene che c’è un sovraffollamento delle carceri io rispondo: facciamone delle nuove nelle caserme dismesse. La pena maggiore per i maranza sarebbe la mancanza di libertà, non potere fare quello che vogliono».
Si candiderà al Parlamento?
«Ora sto pensando alla presidenza del Consiglio regionale. E alle altre attività che mi impegnano. Ora sono concentrato su questo».
Tra guerre, dazi, tensioni geopolitiche e nuovi equilibri mondiali, quale ritiene sia oggi la principale vulnerabilità dell’Italia?
«Siamo il Paese più bello del mondo, tutti vogliono venire almeno una volta nella vita in Italia. Dobbiamo riscoprire l’Italian Pride e portarlo in giro per il mondo. Food, fashion, Ferrari, Leonardo, Michelangelo: l’Italia è tutto questo. Qualcuno pensava bastassero il Tricolore e l’inno. Invece, dobbiamo ripartire dalla base, dobbiamo riappropriarci del termine Belpaese. Noi siamo talmente assuefatti alla bellezza che non ci rendiamo conto di dove viviamo».
Lei ha governato una delle regioni più produttive d’Europa. C’è una ricetta veneta che, secondo lei, potrebbe essere esportata a livello nazionale?
«Il grande valore dell’Italia è la sua eterogeneità, questa è la sua forza. Cosa sarebbe l’Italia senza la Sicilia o la Sardegna, la Lombardia o il Veneto? L’Italia è un unicum. La ricetta magica è tornare a quell’orgoglio che ci permette di guardare e vedere quello che siamo. Noi oggi guardiamo ma non vediamo. C’è una continua narrazione della fuga dei cervelli. Non dobbiamo negare il fenomeno, ma se iniziassimo a parlare di ambasciatori italiani nel mondo? Noi oggi conosciamo solo l’aspetto quantitativo ma non anche quello qualitativo. Numeri, che tra l’altro, ci accomunano ad altri Paese europei come la Germania e la Spagna».
Negli ultimi anni i presidenti di Regione hanno assunto un peso politico sempre maggiore. Crede che questo modello sia destinato a rafforzarsi?
«Assolutamente. Si vota con le preferenze. Tutti i consiglieri, e anche il presidente, sono eletti dai cittadini. Questo dà stabilità e avvicina le istituzioni ai cittadini. Io sui miei canali ho 110 milioni di visualizzazioni al mese. E ancora oggi mi scrivono a tutte le ore del giorno e della notte. Io credo che anche a livello nazionale le preferenze rappresenterebbero una via d’uscita, perché fanno ritornare protagonisti i cittadini. Ecco perché ho trovato scandalosa l’esultanza dell’opposizione quando è stato bocciato l’emendamento che le avrebbe reintrodotte. ..».
Ma è stato bocciato perché ci sono stati 30 franchi tiratori.
«Ma se l’opposizione l’avesse votato le preferenze sarebbero passate».
Da oltre Tirreno che idea si è fatto di Alessandra Todde?
«Ho conosciuto Alessandra alla fine della mia esperienza in Regione mentre lei era all’inizio. Purtroppo ci siamo conosciuti molto superficialmente».
Con il Fienile ha mostrato un lato diverso del suo modo di comunicare. Come le è venuta l’idea di fare il podcast?
«Io ho costruito un sacco di relazioni e mi sono detto: perché non mettere in rete tutti questi personaggi? E così ho pensato di creare un format, che però non fosse quello delle polemiche, del gossip, ma quello della normalità. Tutti noi conosciamo i personaggi celebri, ma in realtà sappiamo poco o nulla di loro. Sono occasioni per sentire storie vere. E ogni mercoledì ne arriva una nuova».
L’ospite che l’ha sorpresa di più?
«Sono tutte belle storie, e posso annunciare che saranno altrettante belle quelle dei prossimi appuntamenti. Ad accomunarle tutte è la determinazione con cui questi personaggi hanno affrontato il momento in cui la loro vita è cambiata: Mara Venier accompagna il marito a un provino e prendono lei, Francesca Michielin viene notata mentre canta all’oratorio e di nascosto la iscrivono a X-factor. Dietro tutto c’è un grande lavoro di una squadra di sei persone».
Ha ricevuto qualche no?
«Nessuno».
Un politico che vorrebbe nel fienile?
«Ho scelto di non avere politici: nel fienile non si parla di politica».
Guardando ai grandi conduttori, c'è un giornalista al quale si ispira?
«Se c’è uno che mi ha sempre affascinato quello era Maurizio Costanzo: ho avuto la fortuna da ministro di andare ospite al Costanzo show. Lui aveva una caratteristica che oggi è purtroppo poco diffusa in tv: lasciava parlare. E questo è fondamentale, perché è l’ospite il protagonista. Da me vengono, aprono il cuore e li lascio parlare. Tra l’altro, le balle di fieno hanno un effetto rilassante...».
Se tra dieci anni si guardasse indietro, quale risultato vorrebbe che gli italiani associassero al nome Luca Zaia?
«Questa è una domanda da Fienile... mi piacerebbe dicessero: ha amministrato per la gente con il cuore».
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