Francia e Spagna in fiamme, è l’apocalisse: gli sfollati sono oltre 220mila, animali in fuga – VIDEO
Allarme in tutta Europa: in Italia sono andati già in fumo 36.600 ettari, l’80% in più rispetto alla media storica
«Troppo forte il caldo e il vento, non riusciamo a domare l’incendio», racconta chi in queste ore è al lavoro sul campo. Nonostante gli sforzi immani di chi sta operando anche a terra, i roghi che in queste ore stanno colpendo l’Europa sono inarrestabili: «Stiamo facendo l’impossibile, lavorando anche 40 ore di fila, ma ogni sforzo sembra inutile».
Dalla Sardegna alla Sicilia alla Francia e la Spagna: l'estate 2026 si sta rivelando una delle più devastanti per gli incendi in Europa. In Italia, i vigili del fuoco hanno già effettuato oltre mille interventi solo in Sicilia, dove ha perso la vita Alessandro Machì, caporeparto di 59 anni, colto da malore durante una ricognizione a Caltanissetta.
Le fiamme hanno colpito anche la Calabria e molte altre zone della penisola, causando blackout e danni agli impianti idrici. In Francia e Spagna è l’apocalisse: evacuate 220mila persone fino a oggi. Ovunque si registrano animali in fuga dalle fiamme.
I dati del sistema europeo EFFIS/Copernicus sono inequivocabili: dall'inizio del 2026, in Italia sono andati in fumo 36.600 ettari, circa l'80% in più rispetto alla media storica dello stesso periodo. Nell'intera Unione Europea, già superati i 167.000 ettari bruciati.
Francia e Spagna: è un inferno
Incendi devastanti imperversano nel sud della Francia e in Spagna. Madrid dichiara lo stato di emergenza nazionale. Le autorità francesi ordinano l'evacuazione totale, via terra e via mare, di alcune zone. Nel mese di luglio 2026 ondata di caldo estremo e siccità prolungata sta alimentando vasti incendi boschivi che devastano contemporaneamente ampie aree della Spagna e della Francia meridionale.
La disperazione dei contadini in Spagna
«Stavamo lavorando sul campo, con calma, raccogliendo pesche, e all'improvviso abbiamo visto un piccolo soffio mentre soffiava la tramuntana», spiega una donna intervistata da un giornale spagnolo. Afferma di sentirsi indifesa e chiede più aiuti e una migliore gestione forestale da parte delle istituzioni: «La terra parla e l'atmosfera è calda! Qui è tutto abbandonato».
I governi dichiarano lo stato di emergenza
Le fiamme, sospinte da forti raffiche di vento mutevoli, avanzano rapidamente distruggendo migliaia di ettari di macchia mediterranea e costringendo le autorità a evacuare d'urgenza migliaia di residenti e turisti dalle zone rurali. In Spagna le regioni più colpite sono l'Andalusia e la Catalogna, dove le temperature hanno superato costantemente i quaranta gradi rendendo l'aria irrespirabile e ostacolando il lavoro dei vigili del fuoco sul campo. Parallelamente, nel sud della Francia, i dipartimenti del Var e delle Bocche del Rodano affrontano roghi di proporzioni storiche che minacciano direttamente i centri abitati e le infrastrutture critiche della Costa Azzurra. Centinaia di canadair e velivoli antincendio sorvolano senza sosta le aree colpite nel tentativo di contenere i fronti di fuoco, mentre i governi di Madrid e Parigi hanno attivato il meccanismo di protezione civile dell'Unione Europea per richiedere rinforzi immediati dagli stati membri. I fumi densi generati dai roghi sono visibili dalle immagini satellitari e stanno compromettendo seriamente la qualità dell'aria in tutto il bacino del Mediterraneo occidentale, sollevando nuove e urgenti preoccupazioni sull'impatto della crisi climatica in Europa.
Oltre 200mila persone in totale sono finora state evacuate nel sud-ovest della Francia e nel centro della Spagna. Il numero è cresciuto con l'evacuazione durante la notte di oltre 60mila persone nella regione atlantica francese di Bordeaux.
Durante la notte nel dipartimento della Gironda, sono stati evacuati i comuni di Saint-Médard-en-Jalles (33.000 abitanti), Saint-Jean d'Illac (9.600), Martignas-sur-Jalles (8.000) e Saint-Aubin de Médoc (7.800), tutte situate vicino o all'interno dell'area metropolitana di Bordeaux. L'incendio, iniziato a nord del bacino di Arcachon, ha distrutto 19.000 ettari e 100 edifici in tre giorni, secondo la prefettura.
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