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La ricostruzione

Notte di follia a Quartu e Solanas, Pintus è accusato di 2 tentati omicidi: avrebbe cercato di uccidere anche un cliente del bar

di Simonetta Selloni

	Andrea Pintus, Michela Rubiu e Alessandro Pintus
Andrea Pintus, Michela Rubiu e Alessandro Pintus

La moglie Michela Rubiu è ricoverata in fin di vita

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Cagliari L’omicidio premeditato del fratello Andrea, il tentato omicidio della moglie Michela Rubiu e anche di uno degli avventori che giovedì mattina attendevano l’apertura del Cafè 1950 in via Al Mare a Solanas, prima che si scatenasse l’inferno. Prima cioè che Alessandro Pintus, 42 anni, aprisse il fuoco con una pistola 7,65 contro la moglie, riducendola in fin di vita.

E, tenendo conto delle ipotesi di reato, includesse in una drammatica spirale di violenza anche uno dei due clienti, che alle 5.45 di giovedì aspettava semplicemente l’apertura del bar per il solito caffè. Ferita alla testa e con la vita appesa a un esilissimo filo la moglie, illeso il cliente, la missione di morte si è compiuta a mezz’ora di macchina da Solanas, in via Asfodeli, Margine Rosso di Quartu. Tre colpi di pistola per Andrea, il fratello dell’omicida. Aveva 39 anni, Michela ne ha 47.

Alessandro Pintus questa mattina alle 10.15 nel carcere di Uta comparirà nell’udienza di convalida dell’arresto davanti alla gip Ermengarda Ferrarese. Sarà assistito dagli avvocati Ettore Cinus e Giangregorio De Pascalis, del foro di Trani. Giovedì, interrogato dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, si è avvalso della facoltà di non rispondere, nella caserma dei carabinieri della Compagnia di Quartu ai quali si è presentato subito dopo aver ucciso il fratello, pensando però di aver lasciato dietro di sè anche il cadavere della moglie: «Ho ucciso mia moglie e mio fratello». Quasi esatto.

Sono ore di attività incessante da parte degli inquirenti, coordinati dal maggiore Michele Cerre, comandante della Compagnia di Quartu Sant’Elena. Ore in cui il nodo è capire perché Alessandro Pintus abbia messo dentro un unico calderone di violenza la moglie e il fratello, senza curarsi dei potenziali danni collaterali, come l’avventore scampato alla morte. Quasi come una tragedia greca, ci sono le vittime e c’è il coro. Le voci raccolte sono tante.

A partire da quelle di chi ha materialmente assistito al ferimento di Michela Rubiu: i due clienti del Cafè 1950, la figlia della donna. La madre, che dalla casa sopra il bar si è precipitata in strada, sentendo gli spari. In via Asfodeli, il padre dell’assassino e della vittima, suo malgrado testimone di un qualcosa che nessun genitore vorrebbe mai vedere.

Ma ci sono anche le testimonianze asettiche delle telecamere di sorveglianza: quelle del bar di Solanas, e quelle della villa accanto alla casa dei Pintus, che hanno registrato le voci di un dialogo affilato nel cortile al civico 26. Alessandro da una parte, armato, Andrea dall’altra. Quali accusa sono volate, tali da sparare prima alla moglie e poi al fratello? Quale legame ha immaginato potesse esserci tra di loro Alessandro Pintus, se questo è il punto?

Come in ogni tragedia, nel coro entra la ridda di voci che a Solanas, frazione balneare di Sinnai, riferisce di un omicida che da giorni avrebbe vagato per la borgata fuori di sè. Al punto da armeggiare con le telecamere del Cafè 1950 per spostarne la direzione. Se così fosse, non si tratterebbe di un elemento neutro, ma solo l’inchiesta potrà chiarirlo. Così il movente. I rapporti tesi tra i coniugi, genitori di un bimbo di 18 mesi. Litigi andati aumentando. E, visti gli esiti, nell’assenza di una grammatica relazionale corretta, in grado di favorire un confronto sereno.

«Non abbiamo ancora il quadro completo dei fatti», ha sottolineato l’avvocato Cinus. Qualcosa di più rispetto alla strategia difensiva di quella che, da qualunque parte la si guardi, è una tragedia, potrà forse emergere dopo l’udienza di oggi. Ma ci sono alcuni elementi che sembrano indiscutibili. Alessandro Pintus è uscito di casa armato della pistola che deteneva legalmente, ma che non era autorizzato a portare fuori.

Un colpo di quell’arma ha raggiunto la nuca di Michela Rubiu, le cui speranze di salvarsi sono purtroppo ridottissime. Altri tre colpi hanno spento la vita di Andrea Pintus, cancellando così ogni possibilità di parlarsi, chiarirsi, anche litigare e eventualmente allontanarsi. Azioni che appartengono a una cultura del dialogo, del rispetto, dell’accettazione anche di un cambio di rotta, eventuale, delle scelte di vita. Finchè c’è, la vita. Ma ora tutto è perduto.

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