Fa la comparsa in un film, gli pignorano la pensione: chiesti indietro 16 mila euro – Ecco che cosa è successo
La vicenda giudiziaria di un uomo dell’hinterland sassarese e il suo contenzioso con l’Inps: la sentenza potrebbe creare un precedente
Sassari Doveva essere soltanto una giornata diversa dalle altre, giusto per togliersi il gusto di muoversi in un set cinematografico nel ruolo di comparsa per vedere l’effetto che fa. Invece, quel breve ciak per un pensionato di un paese dell’hinterland di Sassari si è trasformato in un vero e proprio incubo burocratico con la piccola diaria giornaliera, circa 80 euro (ovviamente lordi) ricevuta per quella giornata che si è trasformata in un’abnorme richiesta di restituzione di quasi 16mila euro da parte dello Stato. Sanzione alla quale l’uomo è scampato solo al termine di un contenzioso giudiziario che rischia di creare un precedente importante.
Messa così, sembra proprio la trama di un film, una storia che sembra paradossale ma che invece è assolutamente reale e che oggi si è conclusa con una sentenza del Tribunale civile di Sassari destinata a far discutere.
La storia Tutto nasce nell’ottobre del 2021, quando il pensionato, beneficiario a suo tempo della pensione “Quota 100”, partecipa come comparsa alle riprese del film “La Terra delle Donne”, pellicola interamente realizzata in Sardegna. Una sola giornata di lavoro, retribuita con 80 euro lordi. Non è stato però l’ammontare del compenso a provocare l’avvio della procedura: secondo l’Inps quella prestazione, seppur occasionale e di modestissimo valore economico, bastava a far scattare le conseguenze previste dal divieto di cumulo tra pensione “Quota 100” e redditi da lavoro. Facendo leva su un orientamento della Corte di Cassazione, espresso con la sentenza numero 3094 del 2024, l’Istituto ha scritto al pensionato ritenendo che anche un’attività lavorativa minima comporti la perdita dell’intera annualità della pensione. Il risultato, calcoli alla mano, è stato pesantissimo per le finanze dell’uomo con l’ambizione di fare la comparsa in un film: circa 16mila euro richiesti indietro, non tutti assieme ma con l’agevolazione (si fa per dire) di una lunga serie di trattenute mensili di circa 250 euro applicate direttamente sull’assegno previdenziale.
Di fronte a quella che è apparsa immediatamente una sanzione sproporzionata rispetto agli 80 euro percepiti, il pensionato non ha accettato passivamente la procedura ma si è tutelato affidandosi all’avvocato Ettore Fais, che ha presentato ricorso davanti al Tribunale di Sassari. La tesi della difesa è semplice ma decisiva: le circolari dell’Inps sono illegittime e contra legem, in quanto la normativa su “Quota 100” vieta il cumulo tra pensione e redditi da lavoro, ma non prevede espressamente la restituzione dell’intera annualità della pensione come conseguenza della violazione. Una lettura che ha convinto il giudice Matteo Girolametti, il quale, con una recente e innovativa sentenza, ha scelto di discostarsi dall’orientamento della Cassazione.
Secondo il Tribunale di Sassari, la sospensione della pensione deve riguardare esclusivamente i ratei relativi ai mesi nei quali il pensionato ha effettivamente percepito anche redditi da lavoro. Non è quindi legittimo estendere la decadenza all’intera annualità, tanto meno alle mensilità precedenti allo svolgimento dell’attività lavorativa.
Una decisione destinata ad avere un forte impatto anche su casi analoghi. Il Tribunale ha così condannato l’Inps a restituire al pensionato tutte le somme trattenute oltre quanto dovuto per il solo rateo di ottobre 2021, riconoscendo anche interessi e rivalutazione monetaria. Una vicenda emblematica, nella quale un compenso di appena 80 euro aveva rischiato di trasformarsi in un salatissimo conto da 16mila euro. Ma questa volta, almeno, il finale è stato scritto lontano dal set, nelle aule di giustizia.
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