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Commercio

Dazi di Trump bocciati, gli Stati Uniti hanno già restituito 100 miliardi di dollari

Dazi di Trump bocciati, gli Stati Uniti hanno già restituito 100 miliardi di dollari

Rimborsato il 60% delle tariffe del “Liberation Day”, ad Amazon sono andati 600 milioni

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New York Gli Stati Uniti hanno già restituito agli importatori circa 100 miliardi di dollari versati per i dazi del “Liberation Day” imposti dall’amministrazione Trump e successivamente bocciati dalla Corte Suprema. La cifra equivale a circa il 60% dei 165 miliardi complessivamente incassati attraverso quelle tariffe.

I dati, secondo quanto riferito dal Financial Times, sono stati comunicati martedì dai funzionari della Customs and Border Protection alla Corte statunitense per il commercio internazionale. Oltre ai rimborsi già pagati, risultano in lavorazione domande per più di 128 miliardi di dollari.

La restituzione delle somme è conseguenza della sentenza del 20 febbraio 2026. La Corte Suprema ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act, la legge sui poteri economici in caso di emergenza nota come Ieepa, non autorizza il presidente a imporre dazi. La competenza sulle tariffe doganali spetta infatti al Congresso e non può essere esercitata dalla Casa Bianca senza una chiara autorizzazione legislativa.

Dopo la decisione, la Corte per il commercio internazionale ha ordinato alla Customs and Border Protection di organizzare la restituzione delle somme riscosse. La procedura sta avanzando più rapidamente rispetto alle previsioni iniziali: il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva ipotizzato anni di contenziosi, mentre una parte consistente dei pagamenti è stata completata nel giro di pochi mesi.

Il sistema, tuttavia, non consente a tutti i soggetti che hanno sostenuto indirettamente il costo dei dazi di chiedere il rimborso. La domanda può essere presentata attraverso il portale doganale soltanto dall’importatore ufficialmente registrato, oppure dall’intermediario autorizzato che ha effettuato l’operazione per suo conto. Le piccole e medie imprese che hanno acquistato merci da importatori o distributori, pur avendo subito un aumento dei prezzi, non possono quindi accedere direttamente alla procedura.

Tra i grandi gruppi che hanno già beneficiato dei rimborsi c’è Amazon. Il direttore finanziario Brian Olsavsky ha comunicato che la società ha ricevuto circa 600 milioni di dollari nel secondo trimestre. Nei casi limitati in cui sarà possibile dimostrare che il costo del dazio era stato trasferito direttamente sul prezzo pagato, l’azienda contatterà i clienti interessati e restituirà loro le somme. Negli altri casi, Amazon ha spiegato che utilizzerà le risorse recuperate per mantenere bassi i prezzi.

La sentenza non ha però fermato la strategia commerciale della Casa Bianca. Trump ha introdotto nuove tariffe, comprese tra il 10 e il 12,5%, facendo ricorso a basi giuridiche diverse dalla Ieepa. Anche questi provvedimenti sono stati impugnati davanti ai tribunali da una coalizione di Stati americani, secondo i quali l’amministrazione starebbe tentando di riproporre con un altro strumento i dazi già dichiarati illegittimi.

Lo scontro commerciale coinvolge intanto anche la Cina. Mercoledì 5 agosto Pechino ha annunciato un rafforzamento dei controlli sulle esportazioni verso gli Stati Uniti di droni, componenti essenziali e tecnologie collegate, oltre al divieto per soggetti cinesi di intrattenere rapporti commerciali con sei organizzazioni americane. Le misure rispondono alle restrizioni adottate da Washington per ragioni di sicurezza nazionale e per il contrasto al lavoro forzato. Il ministero del Commercio cinese ha definito le nuove disposizioni contromisure necessarie, sottolineando però di avere agito con moderazione per evitare un’ulteriore escalation.

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