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Voli invernali, la sfida è cambiare l’offerta: «Chi viaggia oltre l’estate non vuole il mare»

di Paolo Ardovino
Voli invernali, la sfida è cambiare l’offerta: «Chi viaggia oltre l’estate non vuole il mare»

Il docente Benelli: «Bisogna convincere le compagnie che non stanno sbagliando a guardare con interesse alla Sardegna»

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Sassari La facoltà che studia i fenomeni e le nuove strategie del turismo si trova proprio al piano superiore dell’aeroporto. Perciò Gianfranco Benelli, docente di diritto del turismo e dei trasporti al dipartimento Disea dell’università di Sassari a Olbia, ha un punto di vista privilegiato in ogni senso. Guarda l’introduzione dei nuovi voli invernali e riflette: «Il resto dobbiamo farlo noi. Bisogna convincere le compagnie che non stanno sbagliando a guardare con interesse alla Sardegna».

Non si tratta soltanto di un incremento della rosa di voli, infatti, ma di una scommessa sulla capacità dell’isola di richiamare visitatori anche lontano dai mesi estivi. Una sfida che, secondo Gianfranco Benelli, «un giurista del settore», può essere vinta attraverso una proposta turistica diversa. Ma che ancora non è sufficiente.

«Il fatto che un vettore aumenti i collegamenti nella winter season, penso proprio a Volotea, è sempre una bella notizia – osserva Benelli, che in ambiente accademico è anche presidente del corso di laurea in Economia e management del turismo –. Significa che si aspetta una buona risposta sia dai residenti, che avranno maggiori opportunità di spostamento verso nuove destinazioni, sia, anzi soprattutto, dai potenziali turisti attratti dalla Sardegna anche in autunno, inverno e primavera».

Affinché l'incontro tra domanda e offerta produca risultati concreti è necessario costruire un sistema di accoglienza pensato per un pubblico diverso da quello tipicamente balneare. L’isola deve operare un cambio di pelle, una metamorfosi che attragga un tipo di visitatore, suggerisce Benelli, che «è totalmente diverso da quello che vediamo in queste settimane». Niente movida notturna, niente ricerca del resort fronte mare e niente attrazioni nelle coste. Il turista fuori stagione ha un identikit quasi agli antipodi. «È un viaggiatore curioso – spiega –. Cerca buon cibo, vini, prodotti tipici, vuole conoscere la nostra storia, l’archeologia, l’arte e l’artigianato. Deve trovare qualcosa che lo attragga e lo sorprenda».

Ora la trova? Non proprio. A macchia di leopardo, senza un sistema strutturato allo stesso modo di tutte le realtà che in estate accendono le luci.

Usa un acronimo, il professor Benelli. Dmo. I suoi studenti sanno benissimo cosa significa. Destionation management organization. Cioè: capire i punti di forza, capire come proporli. «Se ci fosse e funzionasse una Dmo regionale, sarebbe tutto più semplice. È una scienza: richiede ricerca, analisi dei dati, pianificazione, programmazione, verifica dei risultati, coordinamento e condivisione». Uno strumento che sarebbe utile in inverno quanto in estate, magari per valorizzare nuove mete ed evitare sovraffollamenti (il docente non parla apertamente di «overtourism»). «Sì, si potrebbe decidere di promuovere determinate località più periferiche per alleggerire la pressione su quelle tradizionalmente più inflazionate». Anche se poi è chiaro, la promozione a tavolino deve fare i conti con la realtà e Benelli individua il punto: «Il fatto che le destinazioni più cool crescano sempre di più, mentre le altre facciano un po’ di fatica è legato alla loro raggiungibilità, in assenza di un sistema di trasporto pubblico locale efficiente». 

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