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La crisi

Emergenza plastica, la marea avanza: i sindaci: «Siamo sommersi»

di Luigi Soriga
Emergenza plastica, la marea avanza: i sindaci: «Siamo sommersi»

Il ritiro è garantito solo in casi particolari, come le attività commerciali o gli ospedali

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Sassari Nell’isola sta montando una marea silenziosa, opaca, invadente. È l'estate della plastica. Quella che non svanisce nel rito notturno dei mastelli gialli, ma resta lì, a lievitare al sole di agosto sui balconi e cortili di mezza isola. Il miracolo del riciclo si è appena schiantato contro il muro di gomma dei mercati globali: la Cina non compra più, la filiera nazionale alza le mani, gli impianti isolani scoppiano. E i sindaci, terminali nervosi di una politica regionale che ormai può solo navigare a vista, si ritrovano da soli a domare lo tsunami. Con l'incubo, nemmeno troppo nascosto, di finire sepolti vivi. Sotto tonnellate di polimeri.

A Posada

«Siamo sommersi dalla plastica. Abbiamo sospeso la raccolta da appena due giorni e io sto già impazzendo». Il sindaco di Posada Salvatore Ruiu mastica amaro. La sua è una corsa contro il tempo e contro i volumi. «Eravamo sempre un Comune riciclone, ma questa volta con questo blocco degli impianti siamo fermi», racconta, puntando il dito contro le logiche del mercato globale che si scaricano sui marciapiedi del suo paese. «Ci dicono che il materiale che stiamo riciclando non viene comprato, che le filiere cinesi sono molto più a buon prezzo. Noi andavamo allo stabilimento di Oniferi, che ora è chiuso». L'emergenza richiede metodi spicci. Niente banditore, ma la polizia municipale mandata a suonare i campanelli. «Non possiamo restare con la plastica fuori dalle case», incalza Ruiu. «Ormai si usano i social per avvisare, ma non tutte le persone li leggono. Così abbiamo mandato i vigili e i barracelli, casa per casa, via per via, a dire di rimettere tutto dentro per almeno un paio di giorni. Un problema, perché la plastica è ingombrante». Per ora, a Posada si salva solo la linea del fronte: fatto il ritiro solo per le attività commerciali che erano sommerse, e poi al mare, nelle piccole isole ecologiche. Non potevamo lasciare le spiagge in condizioni indecorose». Dalla Regione è arrivata la promessa di un tampone. «Ci hanno garantito che tra lunedì e martedì si risolve. Ci daranno altre due aree di stoccaggio, una a Olbia e una a Cagliari. I costi aumenteranno, certo. Ma la nostra isola ecologica è già completamente satura, aspettiamo solo la delibera regionale che ci dica dove mandare i camion». La paura più grande? Che la gente si stanchi. «Ancora non stanno buttando la plastica per strada. La gente sta pazientando, ma sanno che durerà poco».

A Lanusei

Se Posada resiste col fiato sospeso, a Lanusei, nel cuore dell'Ogliastra, l'allarme è scattato senza preavviso. Il sindaco Davide Burchi ha dovuto fare i conti con un fulmine a ciel sereno. «Ne avevamo avuto notizia dai comuni vicini. Poi, invece, la conferma: neanche il nostro centro di stoccaggio sarebbe stato più in grado di ricevere». La coperta è cortissima. «La nostra area ha una capienza limitata, così abbiamo deciso di destinarla alla plastica dell'ospedale, per non creare lì dei problemi. Sappiamo che le utenze commerciali e private avranno difficoltà, chiediamo di pazientare, ma alla Regione chiediamo di attivare i meccanismi per superare la crisi». Burchi guarda al paradosso di un paese che sfiora l'eccellenza. «Abbiamo un indice di differenziata superiore all'83%, un ottimo risultato. Qualcuno già mi diceva che metterà la plastica nell'indifferenziato. Significherebbe vanificare anni di sforzi culturali». La richiesta alla Regione è netta, per scollinare l'estate: «Noi un piano B lo abbiamo. Siamo pronti ad attrezzare un'area provvisoria insieme alla società che ci fa la differenziata. Ci serve solo un'ordinanza regionale che ci autorizzi a stoccare lì la plastica. Così superiamo agosto, poi a settembre arriveranno le soluzioni strutturali».

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