Matteo Bassetti: «In Sardegna c’è il rischio di un’epidemia, l’Asl controlli i bambini»
L’infettivologo: «Un Paese evoluto non può far dipendere la salute dei più piccoli dal grado di complottismo dei genitori»
Sassari Direttore dell’unità Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti è l’infettivologo più popolare d’Italia e tra le voci più autorevoli.
Partiamo dall’attualità, come ha reagito alla bambina di Palermo morta per difterite?
«Era solo questione di tempo. Ormai da anni continuiamo a perdere genitori per strada che decidono di non vaccinare i figli ascoltando le teorie più strampalate. Una vittima annunciata».
Fino a pochi giorni fa in molti neanche sapevano cosa fosse la difterite.
«Quello è stato una sorpresa, non succedeva forse da 35 anni. Poteva succedere con il morbillo o la pertosse. Il nostro è un problema grave che coincide con l’analfabetismo funzionale. La gente viene manipolata facilmente».
Chi ha interesse a farlo?
«La politica, almeno quella di una certa parte, sa che un elettorato ignorante e spaventato è più controllabile. Perciò si crea paura nei confronti di scienza, big pharma, poteri forti. E si producono fake news».
Diventa un problema per tutti?
«Sì, un Paese evoluto non può far dipendere la salute dei bambini dal grado di complottismo dei genitori».
C’entrano i pediatri e i medici no-vax?
«Saranno un migliaio, ma la categoria in Italia è composta da 400mila professionisti. Sono molto pochi, che poi penso sempre che essere medico e contro i vaccini sia un ossimoro. Come un giudice mafioso. In ogni caso va applicata la legge, e la legge obbliga a vaccinarsi. Fa parte del concetto di comunità: metti a rischio i tuoi bambini ma anche quelli degli altri, così si crea un’epidemia».
Dopo il caso di Palermo pare ci sia in questi giorni un boom di richieste di vaccini.
«Ma quanto durerà l’effetto? Non possiamo ripartire dalla morte di una bambina. È inaccettabile che la politica si divida sul tema».
In Sardegna i livelli di vaccinazioni sono tra i più bassi.
«C’è da dire che è la regione che sta peggio dopo la Sicilia. Quello che è successo a Palermo può succede tranquillamente da voi. Abbiamo dati regionali, dove quando leggiamo coperture del 91-92% significa che un bambino su dieci non è vaccinato, ma i dati per città potrebbero essere più bassi. Credo sia legato a un problema culturale. Molti genitori non hanno gli strumenti per comprendere quanto serva un vaccino».
Come si interviene?
«Da voi quando iniziano le scuole? Il 16 settembre, ecco, in queste due settimane gli assessorati a Sanità e Istruzione stanno verificando che i bambini che entreranno alla scuola primaria siano vaccinati? L’Asl sta facendo le giuste verifiche? Se non è così, il rischio è già domani».
Un’ultima cosa: c’è una tendenza ad associare i malori alla guida ai vaccini, perché?
«Ci sono profili fake sui social che instillano dubbi, è qualcosa creato ad arte. Le statistiche su morti improvvise e malori sono identiche a quelle prima del covid. Anzi oggi sono minori, perché si fa prevenzione. Da un punto di vista medico non c’è nessuna correlazione. La comunità medica è stufa di sentire certe cose».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
