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Il caso

L’ascensore non funziona da 13 mesi: la vita da prigionieri di una coppia di anziani

di Francesco Pirisi
L’ascensore non funziona da 13 mesi: la vita da prigionieri di una coppia di anziani

L’unica via d’uscita sono gli oltre 120 scalini da fare su e giù ogni giorno

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Nuoro «Centoventisei gradini da salire e scendere più volte, con due ernie sulla colonna. Non ne posso più, veramente». Mauro Selloni, pensionato, con appartamento di via Ballero, ha l’aria di chi non sa più a che santo votarsi. Nella quotidianità sua e della moglie è arrivata come una disgrazia la condizione di non avere più l’ausilio dell’ascensore, per collegarli con la loro abitazione al sesto piano del palazzo. Dallo stesso interessato il racconto della vicenda, tanto più grave pensando all’età avanzata della coppia: «Nell’estate dell’anno scorso la ditta incaricata, con sede a Milano, doveva sostituire il vecchio ascensore – racconta Mauro Selloni – ma nel momento di collocarvi il nuovo impianto si sono accorti che il telaio non entrava nel vano apposito, perché più largo».

La colpa nel fatto di non avere misurato lo spazio e il lavoro è stato interrotto nello stesso momento, per pensare a una soluzione all’inconveniente. «Ma in concreto dopo 13 mesi non c’è stato alcun passo in avanti, per risolvere il problema – continua Mauro Selloni – e noi ogni giorno subiamo il disagio di questa carenza». Tanto più grave per il fatto di abitare agli ultimi piani della palazzina, non lontana dall’incrocio del cimitero. Così da doversi preoccupare ogni qualvolta è necessario uscire di casa, per fare la spesa o raggiungere questo o quello ufficio.

Mauro, in ogni discesa e salita delle rampe di scale, mette a dura prova la sua schiena, già sofferente per la discopatia. Mentre ha dovuto rimandare “sine die” le uscite la signora Selloni, che nei mesi scorsi si è rotta un piede: «Nell’incidente occorso a mia moglie la situazione è diventata un supplizio – ricorda Mauro – perché l’assenza dell’ascensore ha complicato il soccorso per portarla in ospedale. E per il trasporto tutte le volte che si è doveva sottoporre alle visite di controllo». Inevitabile la chiamata a chi in città opera nel servizio del soccorso sanitario, dotato di sedia montascale. Con ulteriori impegni e costi. Tanto è valso per richiamare l’azienda milanese a ritornare con i suoi tecnici in via Ballero, portandosi dietro una soluzione: «Abbiamo chiesto che ci fornissero un impianto più piccolo e adatto al vano – spiega – o in subordine la restituzione dei 40mila di anticipo che il condominio aveva versato».

Le risposte: «In un primo tempo la soluzione proposta era il taglio del pilastro in cemento armato, per allargare lo spazio utile all’ascensore – ricorda – inserendone in sostituzione uno in acciaio. Ma avrebbe ridotto il pianerottolo – aggiunge Selloni – e limitato lo spazio utile per qualsiasi altra esigenza. Al che ci siamo opposti».

L’ultimo atto tra la primavera e l’estate in corso, dopo che il condominio ha fatto intervenire un avvocato di fiducia: «Ci è stata comunicata dall’azienda la disponibilità a fornirci un nuovo impianto – dice Selloni – ma ancora nulla è stato fatto. E non abbiamo avuto risposte sul costo da affrontare». I 126 gradini saranno ancora l’unico “ascensore” per il signor Mauro. Sua moglie dovrà rinviare l’idea di varcare la soglia di casa.

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