Zone economiche speciali, il governo vuole estendere le semplificazioni a tutta l’Italia
Il governo studia un modello nazionale per accelerare gli investimenti, ma gli incentivi resterebbero legati ai territori agevolati
Roma La Zes unica potrebbe diventare un modello per semplificare gli investimenti in tutto il Paese. Il governo sta infatti lavorando alla possibilità di estendere a livello nazionale alcuni dei meccanismi introdotti per favorire lo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno. A rilanciare il progetto è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che giovedì 27 agosto, in un videomessaggio inviato all'evento «La Piazza» di Ceglie Messapica, ha annunciato l'intenzione di portare nel resto d'Italia gli strumenti di semplificazione sperimentati con la Zona economica speciale unica.
Al momento, dunque, l'ipotesi riguarda soprattutto la riduzione degli ostacoli burocratici e non un'estensione generalizzata degli incentivi fiscali oggi riservati alle aree agevolate. Una distinzione fondamentale: replicare procedure amministrative più rapide non comporta infatti gli stessi costi per lo Stato né gli stessi problemi di compatibilità con le norme europee sugli aiuti a finalità regionale.
Come funziona la Zes unica
La Zes unica è operativa dal primo gennaio 2024 e ha riunito in un solo sistema le otto Zone economiche speciali precedentemente esistenti nel Mezzogiorno. In origine comprendeva Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Con la legge 171 del 18 novembre 2025 il perimetro è stato poi allargato anche a Marche e Umbria.
Il meccanismo punta su due leve differenti: meno burocrazia e agevolazioni agli investimenti. Le imprese possono utilizzare lo Sportello unico digitale Zes e, quando per realizzare un progetto sono necessari più titoli abilitativi, accedere alla procedura dell'Autorizzazione unica. Il sistema consente di concentrare in un solo procedimento diversi passaggi amministrativi e ridurre i tempi necessari per ottenere il via libera. Il Dipartimento per il Sud ha indicato in circa 30 giorni il tempo medio raggiunto per il rilascio delle autorizzazioni.
Accanto alle semplificazioni ci sono gli incentivi. Il credito d'imposta Zes sostiene gli investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature e, alle condizioni previste dalla normativa, anche l'acquisto di terreni e la realizzazione, acquisizione o ampliamento di immobili strumentali. In quest'ultimo caso il valore di terreni e immobili non può superare il 50% dell'investimento complessivamente agevolato. L'entità effettiva del beneficio varia invece in base al territorio e alle regole europee sugli aiuti regionali. La legge di Bilancio 2026 ha confermato il finanziamento del credito d'imposta anche per il triennio 2026-2028.
I risultati sono uno degli argomenti utilizzati dai sostenitori del modello. Secondo il Check-up Mezzogiorno 2026 realizzato da Confindustria e Srm, a metà anno le Autorizzazioni uniche rilasciate avevano attivato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti, con una ricaduta stimata in circa 25mila nuovi posti di lavoro diretti.
Il nodo del Mezzogiorno
È proprio qui, però, che si apre il confronto. Estendere a tutta Italia procedure più semplici può rendere più veloce l'avvio degli investimenti senza necessariamente cancellare il vantaggio fiscale riconosciuto al Mezzogiorno. Una generalizzazione degli incentivi sarebbe invece molto più complessa, sia per il costo finanziario sia perché le agevolazioni della Zes sono inserite nel quadro europeo degli aiuti destinati alle aree territorialmente svantaggiate.
A favore di una diffusione delle semplificazioni si erano espressi già nel novembre 2025 Alessandro Valfrè e Gilberto Turati dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica. La loro analisi indicava nello Sportello unico digitale uno degli strumenti potenzialmente replicabili nel resto del Paese per ridurre gli adempimenti e accelerare le decisioni amministrative.
Molto più critica è la Svimez di fronte all'ipotesi di una Zes estesa anche alle regioni settentrionali. Il direttore generale Luca Bianchi l'ha definita un «grave errore strategico»: eliminare il vantaggio competitivo costruito per il Mezzogiorno, sostiene, potrebbe spingere gli investitori a scegliere nuovamente territori del Nord, più vicini ai principali mercati di sbocco. Per la Svimez la priorità dovrebbe essere quindi rafforzare la Zes come strumento di politica industriale per il Sud, anziché diluirne gli effetti su tutto il territorio nazionale.
La strada indicata finora dal governo sembra però più circoscritta: non trasformare tutta l'Italia in un'unica area fiscalmente agevolata, ma utilizzare l'esperienza della Zes per esportare procedure più snelle. Il vero nodo sarà capire quali strumenti entreranno nel progetto e, soprattutto, come verrà preservato il vantaggio competitivo riconosciuto finora alle aree per le quali la Zes è stata concepita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
