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L'allarme

La beffa dell’estate, in Sardegna aumentano i turisti ma calano gli incassi

di Massimo Sechi
La beffa dell’estate, in Sardegna aumentano i turisti ma calano gli incassi

Confesercenti: «Nei ristoranti crollo dei consumi del 25%». Confcommercio: «Chi arriva nell’isola spende sempre meno»

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Sassari Il paradosso dell’estate sarda 2026: aumentano le presenze turistiche nell’isola, ma diminuiscono i consumi. L’allarme viene lanciato da Confesercenti e Confcommercio. Le associazioni di categoria hanno raccolto in questi mesi il malcontento degli operatori, soprattutto quelli del comparto della ristorazione ma anche dei bar e dei servizi legati alle vacanze. «La Sardegna si avvia a chiudere un’estate che, guardando alle presenze e alle prenotazioni, potrebbe apparire da record. Ma dietro questi numeri emerge una realtà ben diversa», afferma Gian Battista Piana, direttore regionale di Confesercenti. Più persone nell’isola, dunque, ma senza che questo si accompagni ad un incremento degli incassi. Anzi, nella maggior parte dei casi il confronto con la scorsa stagione restituisce un segno negativo. Il turista, soprattutto quello italiano e quello proveniente dall’Est Europa, guarda con maggiore attenzione al portafoglio.

«Abbiamo sentito centinaia di operatori e possiamo dire che la contrazione dei consumi nella ristorazione e nei servizi maggiormente legati al turismo è nell’ordine del 20-25%, con punte fino al 40% in alcune aree. Per attività come il noleggio di gommoni i cali arrivano anche al 50%». A pesare è soprattutto la minore capacità di spesa. «Abbiamo preso come riferimento il comportamento del turista medio, che rappresenta la stragrande maggioranza di quelli che arrivano in Sardegna». Ed è proprio questa fascia ad aver cambiato maggiormente le proprie abitudini. «Il turista non è diventato povero ma gli stipendi sono sempre gli stessi – sottolinea Piana – . È vero che i prezzi sono aumentati ma è inevitabile visto l’incremento dei costi dell’energia e delle materie prime».

Il risultato è un progressivo spostamento della spesa: meno ristorazione e servizi, più acquisti nei supermercati. «Se tutto inizia e finisce in quello che viene speso negli alberghi, tutto il resto soffre», aggiunge ancora Piana. Il problema, per Confesercenti, diventa allora capire quanto valore producano realmente i numeri positivi delle presenze. «Il vero indicatore del successo turistico non è solo quante persone arrivano, ma quanto lasciano nel territorio e quanta economia riescono a generare», sostiene il presidente regionale Roberto Bolognese. Ci sono anche alcune eccezioni: Costa Smeralda e Alghero hanno retto meglio, anche grazie a una maggiore presenza di stranieri. Per Bolognese, «occorre guardare in particolare agli Stati Uniti e ai Paesi arabi e lavorare sui collegamenti aerei in modo da distribuire i benefici dei flussi dei turisti alto spendenti su tutti gli aeroporti dell’isola».

Anche per il presidente regionale della Fipe Confcommercio Emanuele Frongia «il calo dei consumi stona in maniera evidente con l’entusiasmo per l’aumento degli arrivi nell’isola». L’associazione monitora la situazione dalla primavera e il quadro restituito dagli operatori è chiaro: le presenze sono aumentate ma senza effetti positivi sui consumi.

«Il calo lo abbiamo registrato soprattutto nei mesi di luglio e agosto, quelli in cui si concentra il turismo proveniente dall’Italia, mentre nei mesi spalla, come maggio e giugno, nei quali ci sono più presenze da Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, la situazione è andata proporzionalmente meglio.

Gli effetti si vedono direttamente ai tavoli. «Abbiamo molte persone che spendono di meno. Trovi le pizze divise in due, si ordinano meno portate e questo alla fine porta ad avere un incasso inferiore». Per Frongia, però, fermarsi alla minore capacità di spesa non basta. Anche il sistema della ristorazione deve interrogarsi sull’offerta. Market e street food conquistano spazio anche tra gli stranieri e questo, secondo il presidente della Fipe, impone una riflessione sui servizi che vengono proposti. «Bisogna specializzarsi e adeguare il proprio prodotto al tipo di clientela che arriva, altrimenti si rischia inevitabilmente di soffrire anche davanti ad un aumento delle presenze».


 

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