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Ferie finite, la sindrome da rientro e il “work blues”: quando il riposo non basta più – Ecco perché

di Redazione Web
Ferie finite, la sindrome da rientro e il “work blues”: quando il riposo non basta più – Ecco perché

Il consiglio degli esperti: «Il disagio dopo le vacanze ci ricorda che il benessere non si costruisce fuori dall’ufficio, ma giorno dopo giorno»

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Cagliari La porta dell’ufficio scompare per una settimana, al massimo 15 giorni, ma il rientro, dopo le vacanze trascorse al mare o in montagna, o a casa in assoluto relax, non bastano mai. Secondo una ricerca di Hays Italia, leader nella selezione e nelle soluzioni per le risorse umane, il vero problema non è il ritorno in ufficio, ma la qualità del contesto lavorativo in cui si torna.

Quando il riposo non basta: l'analisi psicologica

Come spiega la dottoressa Isabel Aranda, esperta di Psicologia del lavoro, «il malessere emerge quando le vacanze non riescono a rigenerare risorse psicologiche già del tutto esaurite». Il ritorno alla routine pesa perché interrompe un periodo di autonomia e controllo sul proprio tempo. Se l'ambiente aziendale è dominato da richieste pressanti e risorse insufficienti, la mente percepisce il rientro come uno sforzo insostenibile.

Uno studio del 2025 conferma che l’energia post-vacanze dipende da tre fattori: la fatica accumulata prima della pausa, il bisogno effettivo di recupero, il supporto percepito da parte dell'azienda.

Se provare un po' di nostalgia nei primi giorni è normale, esistono chiari segnali d'allarme quando il disagio diventa cronico: stanchezza persistente, apatia, irritabilità, calo della concentrazione e il desiderio costante di licenziarsi.

I dati sul lavoro in Italia

Il recupero è ostacolato da abitudini organizzative penalizzanti e da una reperibilità continua, come evidenziato dallo studio statistico che fa il punto su diversi aspetti emersi dai questionari.

Disponibilità fuori orario: Il 32,5% dei dipendenti deve essere sempre o spesso reperibile.

Straordinari non pagati: il 52,2% lavora almeno un’ora in più alla settimana, ma il 48,5% di loro non riceve alcun riconoscimento economico o compensativo.

Iperconnessione: lo smartphone porta il lavoro sempre in tasca. Anche senza rispondere alle email, la mente continua a elaborare scadenze e problemi.

Frammentazione: agende piene di riunioni e priorità che cambiano continuamente impediscono di staccare mentalmente, elemento essenziale per un vero recupero cognitivo ed emotivo.

Il benessere come strategia aziendale

In un mercato in cui attrarre e trattenere i talenti è sempre più difficile, la salute dei dipendenti diventa un fattore competitivo centrale. Secondo la Hays Italia Salary Guide 2026, il 32% delle aziende considera la prevenzione del burnout la prima leva di fidelizzazione, mentre oltre il 44% dei professionisti si dice pronto a cambiare lavoro nei prossimi dodici mesi.

Le aziende devono quindi passare da una logica di "benefit e iniziative isolate" a una reale ristrutturazione della quotidianità lavorativa.

«Il disagio da rientro ci ricorda che il benessere non si costruisce durante le vacanze, ma giorno dopo giorno», spiega Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia. «Dipende da come viene organizzato il lavoro, dalla guida dei manager, dal livello di autonomia e dalla flessibilità. Le ferie alleviano la stanchezza, ma non risolvono un’organizzazione che genera affaticamento continuo. Quando le persone si sentono ascoltate e lavorano con aspettative realistiche, motivazione e coinvolgimento rimangono alti nel tempo». 

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