La Maddalena, il paradosso del Parco: deve proteggere l’ambiente, ma da 30 anni non ha strumenti per multare chi non lo rispetta
Se lo Stato non cambia la legge non potrà mai avere un suo corpo di guardie ambientali
La Maddalena Da 30 anni il Parco è chiamato a proteggere uno dei territori più belli e fragili del Mediterraneo. Dopo tre decenni la Regione mette nero su bianco una questione che da tempo doveva essere al centro del dibattito: i divieti ci sono, ma manca chi abbia gli strumenti per farli rispettare. Il Parco, da sempre alla gogna per non proteggere abbastanza il suo paradiso, quegli strumenti non li ha. Da 30 anni.
Lo chiarisce molto bene la presidente della Regione, Alessandra Todde, nella nota inviata il 26 agosto al ministro dell’Ambiente. La governatrice chiede, tra le altre cose, di attribuire al personale di vigilanza degli enti parco nazionali la qualifica di polizia giudiziaria e la potestà di accertare e contestare le violazioni. Non nuovi divieti ma strumenti per rendere effettivi quelli già esistenti.
La Regione lo dice chiaramente: i poteri di vigilanza e il regime sanzionatorio sono materia dello Stato. I parchi sono una sua emanazione attraverso la 394, legge statale con parecchie ragnatele. La vigilanza è affidata in particolare al Corpo forestale e di vigilanza ambientale e alla Capitaneria di porto. È a loro che spetta oggi trasformare la violazione accertata in procedimento sanzionatorio, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze.
Se si vuole un presidio permanente e specializzato, capace di intervenire direttamente e contestare le violazioni, spetta al legislatore cambiare le regole.
Il confronto con la vicina Corsica rende tutto più evidente. A Lavezzi, nella Réserve naturelle des Bouches de Bonifacio, gli agenti della riserva sono formalmente “commissionnés et assermentés Police de la Nature”. Hanno cioè una specifica abilitazione di polizia e possono accertare le violazioni ambientali. Anche sul piano delle sanzioni il confronto è significativo. Fino a 6 mesi di reclusione e 30 mila euro di ammenda in caso di danno grave a una riserva naturale secondo il codice francese. In Italia, per la violazione delle norme dei parchi la multa è tra 25 e 500 euro. (se.lu.)
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