La scuola riapre con il caldo, Valditara: «Subito 20 milioni»
Il ministro dà il via libera alle risorse per il raffrescamento
Sassari Il caldo non molla la presa e il calendario cammina velocemente: poco più di 10 giorni e le scuole riapriranno in tutta l’Italia. Una ripartenza che coinciderà con l’arrivo della sesta ondata di afa in questa estate bollente con temperature superiori ai 35 gradi in molte regioni, tra le quali la Sardegna. Una situazione che preoccupa, perché le scuole italiane - con pochissime eccezioni - non sono attrezzate per garantire a studenti e professori un clima confortevole: secondo una recente indagine 9 istituti su 10 sono privi di impianti di condizionamento. Più della metà delle scuole italiane è stata costruita prima del 1976, quando il surriscaldamento globale non rappresentava ancora una minaccia e le ondate di calore arrivavano solo tra luglio e agosto, quando le scuole erano già chiuse. Ora invece, di fronte alla prospettiva di trascorrere cinque/sei ore all’interno di aule bollenti, alcuni rappresentanti sindacali e dirigenti scolastici hanno chiesto un rinvio della ripresa delle lezioni. Un’ipotesi che però non appare percorribile, almeno non per quest’anno. Il problema però esiste ed è destinato a riproporsi a strettissimo giro. Ne è consapevole il ministero dell’Istruzione che per garantire «condizioni di benessere e confort nelle scuole per studenti e professori», ha avviato una serie di iniziative per il breve e medio periodo.
Ministro Valditara, la scuola riparte ma è ancora piena estate. Come si affronta l’emergenza caldo negli istituti, la maggior parte dei quali non sono attrezzati?
«Come promesso, abbiamo approvato il decreto che prevede lo stanziamento di 20 milioni di euro a favore delle istituzioni scolastiche, fondi che potranno essere utilizzati per acquistare apparecchi e dispositivi per il raffrescamento».
Come saranno assegnate le risorse?
«Sulla base delle richieste che arriveranno dagli enti locali: sono loro a conoscere le specifiche situazioni e dunque sapranno come utilizzare i contributi assegnati».
Venti milioni da distribuire subito per tamponare l’emergenza, nella speranza che le richieste e i successivi stanziamenti abbiano tempi rapidi. Ma poi?
«Questo è soltanto il primo passo, perché il Ministero sta lavorando a un piano più ampio di investimenti per l’efficientamento energetico nelle scuole con interventi infrastrutturali che possano garantire ambienti salubri nel lungo periodo. Il governo c’è e garantisce il suo impegno. Ma gli enti territoriali, Comuni, Province e Città metropolitane devono contribuire agli interventi necessari, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze».
A proposito di competenze, negli ultimi tempi si parla spesso della possibilità di modificare il calendario scolastico, proprio alla luce del cambiamento climatico. A chi spetta farlo?
«Le Regioni a possono intervenire sul proprio calendario scolastico, eventualmente posticipando la data di ripresa delle lezioni o della chiusura dell’anno scolastico. Possono modificare anche le pause destinate alle vacanze. Da questo punto di vista c’è autonomia, a patto che qualunque modifica rispetti la regola base».
Quale regola?
«Qualunque modifica del calendario scolastico deve garantire almeno 200 giorni di lezione. Questo è l’unico paletto invalicabile di cui chi decidesse di intervenire dovrà tenere conto».
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