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Sassari, dopo 90 anni si abbassa la serranda di Baingio: chiude lo storico negozio di fiori

di Luca Fiori
Sassari, dopo 90 anni si abbassa la serranda di Baingio: chiude lo storico negozio di fiori

Pierangela e Pier Paolo vanno in pensione, finisce in via Cagliari una storia cominciata nel 1936 e diventata parte della vita della città

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Sassari Ci sono serrande che quando si abbassano fanno più rumore delle altre. Quella di Baingio, in via Cagliari, è una di queste. Perché dietro quella porta a vetri c’era una parte della vita del centro di Sassari. Nel 2026, novant’anni dopo l’apertura del primo negozio di Baingio Idini, Pierangela e Pier Paolo vanno in pensione. Finisce una storia cominciata nel 1936 e cresciuta insieme alla città: fiori, matrimoni, funerali, nascite, anniversari, amicizie e migliaia di persone entrate per comprare un fiore e uscite, spesso, con qualcosa in più.

Baingio nasce con Baingio Idini, floricoltore, artista e scultore, che nel 1936 apre una piccola boutique in via Cagliari, nei locali dove oggi si trova la gioielleria Bartoletti. Coltiva personalmente i suoi fiori e porta nella bottega la stessa sensibilità con cui frequenta gli ambienti artistici e culturali del tempo. Poi arriva Tonia, molto più giovane, nata a Buenos Aires da una famiglia originaria di Sennori. «Baingio la conquista portandole dei gelsomini – racconta una nipote – che resteranno il simbolo della loro storia». Dal loro matrimonio nasceranno sette figli. Nel 1961, quando Baingio si ammala, Tonia prende in mano la famiglia e il negozio, che attraversa la strada e si trasferisce al numero 50. È lei a trasformarlo in un piccolo salotto cittadino. Ironica, brillante, appassionata di musica, teatro e arte, parla con tutti e di tutti. Anche alla radio, nelle telefonate in diretta a “Radio Holiday”, dove diventa una presenza familiare.

Ma soprattutto si prende cura di chi ha meno. Attorno al negozio raccoglie una piccola compagnia di persone fragili, alle quali affida consegne, commissioni, piccoli lavori.

Tonia muore improvvisamente nel 1983. A raccogliere il testimone è la figlia Pierangela con il marito Pier Paolo. La loro avventura insieme era iniziata già nel 1980, il 13 dicembre, quando avevano aperto una loro attività in corso Regina Margherita. Lo stesso giorno si erano sposati, dopo quindici anni di relazione. Nessuna cerimonia, una firma in Comune e poi al lavoro. Dopo la morte di Tonia arrivano in via Cagliari. Da allora Baingio diventa la loro vita. Pierangela porta nella bottega la sua anima creativa. Scrive poesie, dipinge, disegna e realizza piccoli segnalibri intagliati e dipinti a mano. Componendo fiori non segue regole ma la sua fantasia. Pier Paolo è il suo «braccio destro e sinistro», tra conti, organizzazione e piante. Soprattutto bonsai, molti dei quali finiscono nel giardino di casa per essere curati e riportati in vita. Ma il segno che Pierangela lascia nelle persone è ancora più semplice, le chiama «amore mio», «tesoro». E mentre parla, le sue mani continuano a lavorare. Recupera un fiore, una spiga, un rametto, sceglie un nastro e improvvisa un dono per chi ha davanti. Da Baingio il cliente è sempre venuto dopo la persona.

È per questo che oggi la chiusura pesa anche sui commercianti della strada. Franco Bartoletti, insieme ad Arianna e Christian, lavora nella gioielleria di famiglia dal 1969: «Siamo amici da una vita, siamo cresciuti insieme, ci mancheranno». Graziano Marra, storico commesso di Diana, ricorda Pierangela come «una donna eccezionale, molto dolce. Ha amato il suo lavoro». Adriana Fiori, di New Green, attività nata nel 1979 e rilevata da lei nel 2003, dice: «Piera è diventata una persona di famiglia. Ogni volta che chiude un’attività è come se andasse via una persona cara. È come quando ha chiuso il Bar Corallo qui all’angolo». Bruno Oggiano, della macelleria Oggiano, aperta nel 1954, guarda alla chiusura con il peso degli anni: «È un pezzo di storia. Siamo invecchiati lavorando. C’è un rapporto di amicizia. Quando chiude uno di noi è dura». Antonello Porqueddu, storico dipendente di Sardaviaggi dal 1991, ricorda soprattutto la cordialità: «Sono sempre state le prime persone che incontro venendo a lavoro. Mi mancherà il loro saluto cordiale. Ogni anno ci mandavano in agenzia il beneaugurante vischio, portato da Guido». Sono voci diverse, ma dicono tutte la stessa cosa, quando chiude un negozio storico non scompare soltanto un’attività. Scompare una presenza. Un’abitudine, un saluto, un volto dietro una vetrina.

La tradizione continuerà, con altri rami della famiglia ancora impegnati nel mondo dei fiori, da Nuoro ad Alghero, da Olbia a Sassari. Ma in via Cagliari il viaggio finisce. Pierangela si ferma e Pier Paolo le resta accanto, come ha fatto per tutta la loro vita. I figli hanno scelto altre strade. Sono però cresciuti lì, dentro quell’ambiente creativo, istrionico, un po’ pazzo e felicemente pazzo che ha segnato la loro infanzia. «Passare da via Cagliari ha sempre significato entrare a casa – raccontano – ora quella porta si chiude. Restano novant’anni di fiori, fotografie, poesie, segnalibri, bonsai salvati, matrimoni, funerali, risate, amicizie e migliaia di storie». Restano soprattutto le persone. Quelle che Pierangela chiamava «amore mio» e «tesoro mio». E resta una strada che da domani avrà una serranda in più abbassata e un saluto in meno al mattino. Dal 1936 al 2026 sono passati novant’anni. Chiude un negozio. Ma un pezzo di Sassari, quello, non chiuderà mai.

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