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L'intervista

Febbre del Nilo, Bassetti: «In Sardegna possibili oltre 3mila casi, morti evitabili»

di Massimo Sechi
Febbre del Nilo, Bassetti: «In Sardegna possibili oltre 3mila casi, morti evitabili»

L’infettivologo parla di emergenza da non sottovalutare e critica la gestione della sanità. a livello centrale e regionale

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Sassari Cinque morti, 25 casi accertati e un numero reale di contagi che potrebbe essere enormemente più alto. Per l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore dell’Unità di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, la West Nile in Sardegna ha assunto ormai dimensioni che non possono essere sottovalutate. «Se questi sono i numeri riscontrati fino ad oggi, probabilmente nell’isola ci sono migliaia di casi. Tremila potrebbero essere addirittura una sottostima».

Come si arriva a stimare questi numeri?

«La West Nile dà forme gravi in meno dell’1% dei casi. Se in Sardegna ci sono 25 diagnosi il calcolo è semplice».

Siamo davanti a un’emergenza?

«L’emergenza non è solo in Sardegna ma è italiana. Ormai da parecchi anni la West Nile nel nostro Paese è endemica. Purtroppo ci accorgiamo sempre troppo tardi delle emergenze. Non sappiamo fare prevenzione e questi sono i risultati: alla fine di agosto e ai primi di settembre purtroppo arrivano i decessi».

Cosa si dovrebbe fare?

«Bisogna intervenire sulle zanzare prima dell’estate, usare i larvicidi tra maggio e giugno, fare una potatura adeguata delle piante. Nei giardini e nei terrazzi non bisogna lasciare acqua nei sottovasi, si devono usare i repellenti».

Quanto conta il cambiamento climatico?

«Moltissimo. La stagione delle zanzare quest’anno è iniziata già a maggio e sta proseguendo ancora. Potremo avere casi impegnativi e mortali anche tra settembre e ottobre. La zanzara con il clima caldo e umido va a nozze e si riproduce in grande quantità. La West Nile era un virus che da noi non c’era fino a 10-15 fa e oggi c’è anche per effetto proprio del riscaldamento climatico».

Si corre il rischio che arrivino anche altri virus?

«Sì. Ci sono altre malattie tropicali che prima non avevamo e oggi abbiamo. Penso alla dengue e alla chikungunya. Oggi il vero killer è la zanzara».

Nell’isola abbiamo avuto casi soprattutto nell’oristanese ma il virus è stato isolato anche in altre zone, ad esempio nel Sud e nel Nord Sardegna.

«Ormai la zanzara trova il suo habitat naturale non solo nelle zone palustri. È una questione di clima e di umidità».

Quali sintomi non vanno sottovalutati?

«La West Nile può colpire il sistema nervoso centrale e provocare encefalite o meningite. I sintomi classici possono essere febbre e mal di testa, ma possono esserci anche paralisi dei nervi facciali o problemi di memoria. Colpisce soprattutto anziani e persone fragili, nelle quali i sintomi possono essere anche molto sfumati».

Abbiamo imparato dagli anni scorsi?

«No. Siamo nella stessa situazione dell’anno scorso. Non ha imparato niente la Sardegna e non ha imparato niente l’Italia. Sono molto critico sulla gestione della sanità, a livello centrale e regionale. Qui ormai è la corsa a chi spende di meno e poi questi sono i risultati».

E per il prossimo anno?

«Non si può arrivare ad agosto a parlare di zanzare e di persone morte. Queste sono morti che potevano essere evitate. La sanità pubblica e la prevenzione hanno fallito. Prima a livello nazionale, perché non sono state date linee di indirizzo adeguate, e poi a livello locale. La prevenzione e la disinfestazione spettano ai Comuni: non bisogna intervenire intorno a un caso quando compare, bisogna farlo molto prima».



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