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Esclusiva

Volodymyr Zelensky: «Noi pronti al compromesso, ma non può cedere solo Kiev»

di Francesco Semprini
Volodymyr Zelensky: «Noi pronti al compromesso, ma non può cedere solo Kiev»

L’intervista con il presidente ucraino è stata concessa a La Stampa assieme ad altri grandi media internazionali come Bloomberg, The Guardian, New York Times, Deutsche Welle, Politico e The Telegraph

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New York «Fedorov? Non lo vedo da tempo ed è un po’ che non si fa sentire da queste parti». Si percepisce una certa stizza nelle parole di Volodymyr Zelensky quando parla dei nuovi impegni del suo ex ministro della Difesa. Il presidente ucraino risponde alle domande di un ristretto gruppo di media internazionali in una “chat” telefonica alla quale è stata invitata La Stampa. Non è la prima volta che il nostro quotidiano partecipa a questo scambio. Il leader di Kiev affronta i temi della guerra, dai negoziati con Mosca al ruolo dell’Europa, fino alla necessità di nuovi sistemi di difesa aerea americani. Il Vecchio Continente «deve avere un ruolo nei negoziati perché si parla della sicurezza dell’Ucraina e dell’intero Occidente», dice Zelensky. Sul tavolo, spiega, ci sono alcune idee valide e interessanti per trattare sulla fine del conflitto. «Fino ad allora – è la chiosa del leader ucraino – saranno vitali i pacchetti di armamenti Usa per la difesa antimissile».

Presidente, partiamo da Mykhailo Fedorov, l’ex ministro della Difesa ucraino è stato reclutato dal ministro della Difesa italiano Guido Crosetto come consigliere per l’innovazione e le nuove tecnologie militari. Che cosa pensa del suo ruolo? Ha avuto modo di sentirlo?

«A dire il vero, non lo vedo né lo sento da molto tempo. Mi dicono che si trovi all’estero. Non ho dettagli: nessuna chiamata, nessun messaggio».

Che cosa hanno ottenuto, secondo lei, Steve Witkoff e Jared Kushner nelle loro visite a Mosca e Kiev?

«Vorrei innanzitutto ringraziare la parte americana per aver contribuito a sbloccare i negoziati tra ucraini e russi. Abbiamo avuto una notte difficile, con molti feriti e morti: porgo le mie condoglianze alle famiglie. Abbiamo parlato delle nostre necessità, soprattutto del pacchetto invernale e di quello per la difesa contro i missili balistici. La nostra aviazione ha lavorato molto bene, sono stati abbattuti alcuni missili balistici e più di tre dozzine di missili da crociera. In totale erano circa 180 obiettivi e ne è stato abbattuto il 90%, è passato un solo missile da crociera. È un buon risultato, ma non è sufficiente. Abbiamo bisogno di missili».

Può darci qualche dettaglio?

«Stiamo preparando il programma Freyja e spero che gli Stati Uniti lo sostengano. Con gli europei porteremo avanti un negoziato che dovrà condurre a risultati giusti e duraturi, ma fino ad allora abbiamo bisogno dei pacchetti americani per la difesa antimissile. Washington ha ascoltato nel dettaglio che cosa ci serve e quando. Conto di incontrare Trump intorno al 20 di questo mese e voglio sollevare anche questo tema. Spero che avremo un risultato. Sui colloqui ci stiamo muovendo verso un formato trilaterale, ma non posso rivelare i dettagli: abbiamo concordato con gli americani di lavorare prima internamente e poi comunicare pubblicamente».

Che impressione ha avuto questa volta degli emissari di Donald Trump?

«È importante che siano stati in entrambe le capitali. Non è solo un segnale di sostegno politico, dimostra che l’Ucraina è più forte sul campo e quindi anche al tavolo negoziale. Lo riconoscono gli americani, militari e analisti. Dalla fine del 2025 l’Ucraina si è rafforzata, mentre la Russia ha subito perdite pesanti ottenendo pochi risultati. Gli inviati americani hanno potuto vedere Kiev, la popolazione, gli effetti degli attacchi russi e parlare del pacchetto di difesa aerea. Per noi, ma anche per la Russia e per il mondo, sono importanti il grano e l’energia: penso all’India, agli Emirati, all’Arabia Saudita, all’Egitto e all’Asia. Noi siamo pronti al compromesso, ma devono fare passi avanti entrambe le parti. Non può essere sempre l’Ucraina a cedere: abbiamo già fatto molti compromessi».

Avete discusso nuove idee per il piano di pace?

«Ci sono alcune idee valide e interessanti. Non sappiamo ancora se potranno essere attuate, se funzioneranno e se produrranno risultati. Ci lavoreremo, definiremo i dettagli e la nostra posizione. Non posso parlarne apertamente perché, ripeto, abbiamo concordato con gli americani di lavorare prima sui contenuti e poi discuterne pubblicamente».

Avete parlato anche della possibilità di un volo americano diretto a Kiev. Perché alla fine la delegazione ha viaggiato in treno?

«L’Ucraina era pronta a ricevere l’aereo americano, a Boryspil o a Zhuliany. La Russia ha colpito le piste di entrambi gli aeroporti proprio per sostenere che l’Ucraina non è sicura, abbiamo anche le immagini. Tecnicamente gli aeroporti sono pronti. Una possibilità era arrivare in aereo, un’altra volare in Bielorussia e poi proseguire in auto da Gomel, per più di tre ore. I nostri servizi di intelligence erano pronti, ma la sicurezza americana ha scelto il treno. Abbiamo detto che era sicuro e confortevole, la delegazione lo ha apprezzato. Steve e Jared torneranno: è importante che non ci siano lunghe pause. Sono stati diverse volte a Mosca, era la loro prima volta a Kiev. Sono grato che siano venuti e voglio che tornino, perché questo dimostra un approccio equilibrato e rispetto per entrambe le capitali».

Che cosa può dirci degli accordi economici che americani e russi avrebbero discusso?

«Non conosco tutto ciò che è stato discusso, ma in generale è chiaro che si tratta di accordi economici, soprattutto nel settore dell’energia. Non posso entrare nei dettagli. La nostra posizione di fondo è chiara: l’Ucraina deve impedire alla Russia di ottenere ulteriori risorse per finanziare la guerra. Credo sia una posizione giusta».

Dove potrebbe svolgersi un vertice trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti?

«Potrebbero essere gli Emirati, la Svizzera, la Turchia o altri Paesi. Ci sono già stati incontri e inviti. Abbiamo discusso di energia e grano, ma servono proposte concrete. E poi ci sono le questioni umanitarie, soprattutto gli scambi di prigionieri. Sono la priorità. Dobbiamo ampliare le proposte e accelerare la loro attuazione».

Avete affrontato anche il rischio di una possibile nuova mobilitazione russa?

«Abbiamo discusso i tempi in modo abbastanza preciso. Dobbiamo incontrare presto europei e americani, a livello di leader e di consiglieri. Voglio incontrare Trump e spero che trovi il tempo. Vorrei farlo a settembre. Poi dobbiamo preparare al più presto l’incontro trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti. Se tutti saranno d’accordo, potrebbe essere in autunno. Prima è meglio è».

Cosa si aspetta da Mosca al riguardo?

«La Russia dirà che non ci sarà nessuna nuova mobilitazione, per rassicurare la popolazione, soprattutto in vista delle elezioni della Duma. Noi siamo certi che dopo le elezioni ci sarà eccome. Prevediamo almeno 300 mila nuove reclute. La Russia ha l’infrastruttura per farlo. È difficile e costoso, ma è la nuova realtà. Le cose non stanno andando come Mosca racconta sul campo di battaglia. Hanno mentito su Sviatohirsk: hanno detto di averla occupata, ma i nostri militari hanno dimostrato di controllarla. Hanno mentito anche sulla vicinanza a Sumy. L’unica cosa che possono mostrare è la loro capacità di colpire dal cielo, dove sono forti. Ci sono moltissimi attacchi aerei. Questo fa pensare ai russi che tutto sia tranquillo, che non ci sia bisogno di mobilitare e che abbiano il controllo. Ma la guerra contro l’Ucraina dimostra altro. Dopo le elezioni di fine settembre cambierà anche la retorica».

Quanto è importante il ruolo dell’Europa nei negoziati?

«È essenziale. Gli europei hanno contatti con i russi attraverso intelligence e diplomazia, così come gli americani. L’Europa deve essere al tavolo, non è soltanto una questione di aiuti, denaro o armi, è una questione di sicurezza reale. Deve avere un ruolo nei negoziati perché si parla della sicurezza dell’Ucraina e dell’intera Europa. Entreremo nell’Ue e l’adesione dipende in larga parte dall’Europa. Ci saranno poi la ricostruzione, le garanzie di sicurezza europee e americane e il sostegno dei partner. Bruxelles è già parte del processo: era presente negli ultimi colloqui a Kiev con la delegazione americana e sarà presente nei futuri formati».

A che punto sono le discussioni con Trump sui Patriot?

«Vogliamo accelerare, ma il processo è in corso e il presidente ha dato una risposta positiva. In questo momento la priorità è il pacchetto invernale. Ne abbiamo parlato con il primo ministro norvegese e anche quando il nuovo primo ministro britannico Burnham è venuto a Kiev. Lo ringrazio, così come ringrazio il governo e il popolo britannico. Londra ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di sterline, circa 135 milioni di dollari, per il pacchetto invernale dell’Ucraina, destinati in particolare ai Patriot».

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