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Sardegna, torna lo spettro della siccità: allevatori e agricoltori lanciano l’allarme. Cualbu: «L’annata è pessima»

di Paolo Ardovino
Sardegna, torna lo spettro della siccità: allevatori e agricoltori lanciano l’allarme. Cualbu: «L’annata è pessima»

Coldiretti: «Cereali, avena, grano, le semine autunnali sono rovinate»

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Sassari Ci risiamo. No, il problema non era risolto. Era solo una tregua. Nelle ultime estati era diventato un lessico ordinario: accanto a spiagge, turismo e movida, le consuete reti idriche colabrodo, l’allarme siccità e gli invasi vuoti. E quindi i sindaci costretti a emettere ordinanze per chiudere i rubinetti e le autobotti della protezione civile parcheggiate nelle vie principali per distribuire acqua a case e campagne. Quest’anno no: merito delle forti piogge dei primi mesi dell’anno. Un inverno con precipitazioni così forti da portare le dighe a riempirsi in un batter d’occhio. A gennaio dal nord al sud dell’isola si esultava: «L’emergenza idrica in Sardegna è finita» grazie a un miliardi di metri cubi d’acqua di scorta.

Oggi è la Nurra a lanciare un allarme che fa eco nelle campagne della Sardegna. Allevatori e agricoltori di borgate come Argentiera, Baratz, Palmadula e Tottubella alzano la bandiera bianca e portano il Comune di Sassari a dichiarare lo stato di calamità naturale. Le riserve idriche attuali sono insufficienti, le aziende del mondo delle campagne sono preoccupate perché non si potrà andare avanti con le autobotti in maniera perenne. E se in un anno che sembrava essere nato sotto una buona stella è scoppiato l’allarme siccità, gli scenari futuri potrebbero diventare drammatici.

«Cereali, avena, grano», le semine autunnali sono rovinate. «Tradotto: è una pessima annata». A parlare è Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna e pastore proprio nella Nurra. «La questione è che i cambiamenti climatici non sono più eccezionali, ma diventano la regola. Siamo passati da una stagione anomala in tutto il territorio isolano, con momenti di siccità estrema e di precipitazioni abbondanti».

Dall’ultimo bollettino dell’Autorità di bacino della Regione, aggiornato al 31 agosto, in media gli invasi sono pieni al 66 per cento. Più di venti punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2025, ma con alcune criticità rilevanti. Nella mappa dei monitoraggi, spicca la diga del Maccheronis in Baronia ridotta al 27 per cento di riempimento. A nord ovest, nell’area servita dal Coghinas, situazioni sensibili nell’invaso del Bidighinzu (al 38 per cento) e soprattutto quello del Cuga (appena 5 per cento). Fatta eccezione della diga del Liscia in Gallura, tutta la fascia occidentale è disseminata di indicatori di stato della siccità gialli e arancioni, questi ultimi concentrati nel Sassarese. Significa che in quelle aree il livello di emergenza è già così alto da costringere a interrompere l’erogazione di acqua. Si arriva agli agricoltori che non riescono a piantare niente e allevatori che non possono produrre foraggio per il bestiame

Anche qui, le conseguenze assomigliano al cane che si morde la coda: «Quest’anno l’ho acquistato da fuori, ma si presenta il problema dei trasporti – spiega Cualbu –. E il gasolio agricolo, che gode di un’accisa agevolata, è salito da 1 euro al litro a 1,7 euro al litro. Insostenibile». Il problema è strutturale e alla base: «Nella Nurra abbiamo trasportato l’acqua per gli animali con le autobotti, poi abbiamo potuta prenderla dai pozzi. Pozzi vecchi di trent’anni». Tanta acqua finisce per disperdersi nelle condotte consumate. «Per mesi da queste parti – dice il numero uno di Coldiretti, che ha un’azienda agricola nel nord ovest dell’isola – non siamo riusciti a lavorare il terreno argilloso perché era troppo arido. Poi al contrario per le forti piogge». Ora dai rubinetti non esce niente.

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