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Tribunale

Boss mafiosi al 41 bis in Sardegna, la Regione ricorre al Tar contro il governo Meloni

Boss mafiosi al 41 bis in Sardegna, la Regione ricorre al Tar contro il governo Meloni

Sotto accusa il mancato invio della documentazione con cui venivano chiesti tempi e modalità dell’invio dei detenuti nell’isola

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Cagliari La giunta di Alessandra Todde ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il ministero di Giustizia sul 41 bis. Ritiene infatti che non abbia rispettato i termini previsti dalla legge in merito alla richiesta di documentazione sui criteri utilizzati per l’invio dei boss mafiosi nell’isola e sulla scelta della destinazione. 

Ai primi di settembre sono stati trasferiti in Sardegna 88 boss mafiosi. Quasi la metà arrivano da Viterbo, dalla casa circondariale “Nicandro Izzo” di Mammagialla. Degli altri 47 boss, 21 arrivano in Sardegna da Terni: anche qui, come a Viterbo, la sezione di massima sicurezza del carcere a Vocabolo Sabbione è stata svuotata e chiusa. Infine 9 provengono dal carcere di Opera a Milano, 4 da Roma, 6 da Spoleto e 4 dall’Aquila.

«Lo avevamo annunciato e siamo conseguenti – sono le parole della presidente Todde - a un passaggio senza precedenti, rappresentato da una totale mancanza di collaborazione istituzionale, rispondiamo ricorrendo al Tribunale amministrativo per far valere il diritto della Sardegna a conoscere gli atti che hanno condotto alla decisione di trasferire nella nostra Isola un numero così spropositato di detenuti sottoposti al regime speciale, discriminando di fatto la Sardegna rispetto alle altre regioni. Non arretriamo di un passo».

La richiesta di accesso agli atti era stata inoltrata dalla Regione il 4 agosto scorso. Da allora, il Ministero della Giustizia non ha fornito alcun riscontro. «Come Presidente di una Regione autonoma sono venuta a conoscenza dell’operazione soltanto perché alla Asl 8 è stata richiesta la disponibilità di personale medico. Non una comunicazione preventiva, non una telefonata, non un confronto istituzionale», sottolinea Todde.

Per la Presidente, l’aspetto più grave della vicenda è la discriminazione della Sardegna in una scelta adottata dallo Stato e destinata ad avere ricadute pesanti sul territorio. «Si chiede alla Sardegna, che gode di uno speciale regime di autonomia con legge Costituzionale, di farsi carico delle conseguenze di una decisione assunta senza alcuna interlocuzione istituzionale. Inoltre, il principio di insularità, riconosciuto dalla Costituzione, viene di fatto utilizzato come elemento di penalizzazione per l’Isola. È una situazione inaccettabile».

Todde richiama inoltre le criticità che il trasferimento dei detenuti comporta per il sistema penitenziario e sanitario regionale. «Le strutture di Uta e Bancali operano già oltre la capienza ordinaria e soffrono una grave carenza di organico. A questo si aggiunge la necessità di garantire assistenza sanitaria a detenuti che presentano condizioni cliniche complesse, con un ulteriore carico sul Sistema sanitario regionale, sostenuto dai cittadini sardi, senza che lo Stato preveda alcuna forma di compensazione. Ho il dovere di difendere le prerogative della nostra autonomia e di tutelare il tessuto sociale ed economico dell’Isola da ogni possibile effetto derivante da decisioni assunte senza coinvolgere il territorio. Su questo fronte continueremo a far valere con determinazione le ragioni della Sardegna. Non ci fermeremo”, conclude la presidente Todde.

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