Beppe Grillo da Fedez sul figlio condannato per stupro: «Sta studiando per gridare la sua innocenza»
I fatti avvenuti nel 2019 a Porto Cervo. Il 12 novembre inizierà il processo d’appello
Beppe Grillo torna sul caso di suo figlio Ciro, condannato a 8 anni per uno stupro di gruppo in Sardegna, ai danni di una studentessa italo norvegese all’epoca dei fatti 19enne. Fatti avvenuti proprio nella casa di Beppe Grillo, a Porto Cervo, nel luglio 2019. Grillo, oltre a parlare del figlio, nel corso dell’intervista ha parlato anche del Movimento cinque stelle.
Il caso Ciro Grillo
«Nella mia famiglia sono tutti vostri fans, soprattutto Ciro – dice Grillo a Fedez e Mr Marra, che lo hanno intervistato a Pulp Podcast –. Mio figlio Ciro, che sta attraversando un momento un po’ particolare, di enorme pesantezza, che sta risolvendo. L’ho visto da bambino, diciannovenne, maturare così, con questa spada di Damocle che ha sulla testa. Si è laureato, cento e dieci e lode. Ha fatto una famiglia, una bambina stupenda, una moglie straordinaria. Studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo un po’ la sua innocenza, sta studiando e vuole difendersi, anche da solo. Gridare la sua innocenza al mondo». Il prossimo 12 novembre a Sassari si terrà la prima udienza del processo d’appello. Insieme a Ciro Grillo furono condannati anche Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria.
Sul Movimento 5 stelle
Nel corso dell’intervista, Grillo ha affrontato anche altre tematiche. «Io sono stato estromesso – dal Movimento 5 Stelle, ndr –, ma questa è una mia particolarità, è un dato di fatto, ma non ho rimpianti perché ora il Movimento è un'altra cosa, perché è in mano al reverendo Jones, all'uomo che sussurrava ai cavilli. Ci sono queste persone che si agitano dentro un Movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente progressiva. Non hanno un'idea». «C'è il rigors vita che ti blocca la curiosità, ti fa andare su cose ovvie, idiote. Non c'è uno che prospetta un'umanità, una società nel 2050. Il 2050 sul simbolo l'ho fatto mettere io perché volevo che tutti i partiti mettessero nel simbolo 2050, perché tutti pensassero avanti», dice ancora.
«Io – sottolinea – volevo limitare gli stipendi, limitare i mandati, due mandati e poi a casa. Io dicevo che il parlamentare che vuole fare politica dopo due mandati va a fare il sindaco, dov'è cresciuto, con l'esperienza da parlamentare. Io lo penso ancora, era quello che ci distingueva da altri partiti. Adesso è un partito normale».
La base del Movimento 5 Stelle di ora «sono persone nuove» rispetto a quelle dell'inizio. «Io non ce l'ho con il Movimento, sono anche persone in gamba, qua parliamo di uno spirito che non c'è più, spirito diverso, di felicità – prosegue –. Certo che dovrebbe chiamarsi in un modo diverso io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, perché lui dovrebbe avere la sua faccia, con il suo stemma e mandare avanti... Lo faccio per lui. Non vedo una rinascita del Movimento con quei valori perché è passato, ma vedo che alcune cose sono compostabili. Dicono che sono stato polverizzato, nella polvere però ci sono ancora i semi di qualcosa».
«Casaleggio era una grande persona, eravamo complementari, quello che non ero io, era lui. Lui era un organizzatore. Avevamo gli stessi gusti: lui era Tex Willer, io ero il grande Black, il trapper come dicono oggi. Io ho letto il suo libro - racconta - poi l'ho conosciuto e ho detto: 'Lui è mio...'. Casaleggio era uno storico con una grande dote di storico... Abbiamo deciso di mettere qualcosa per gli altri, San Francesco... era immettere nella politica un sentimento, di provare a cambiare la vita dei più disagiati. Io ci ho rimesso soldi, un po' di salute, una parte anche della mia famiglia, perché non sono mai stati quasi d'accordo. Lui aveva la sintesi, il grado di organizzazione, era il manager. Mancando lui sono rimasto un po' privo, poi c'è stato Luigi Di Maio, bravissimo, poi si è evoluta la situazione dove io facevo il garante, ma non contavo quasi nulla». «Non ci siamo mai candidati, io e Casaleggio – aggiunge – non abbiamo neanche mai pensato. Il 4 ottobre, il giorno di San Francesco, abbiamo fondato il Movimento e nessuno deve rimanere indietro. Uno vale uno non significa che siamo tutti uguali, ma che a tutti va data la stessa possibilità di partenza, questo è il principio, e la democrazia dal basso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
