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L’intervento

Roberto Saviano lancia l’allarme: «In Sardegna le mafie investono con la criminalità locale»

Roberto Saviano lancia l’allarme: «In Sardegna le mafie investono con la criminalità locale»

Lo scrittore a Domus de Maria: «Il 41 bis mette l’isola sotto pressione. Pochi agenti nelle carceri e infiltrazioni in alcuni settori del turismo»

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Domus de Maria «La criminalità sarda sta costruendo una piattaforma ricettiva per gli altri criminali». È l’allarme lanciato da Roberto Saviano a margine della convention sull’energia Energies and Sustainability Confartigianato High School, in corso a Domus de Maria.

Interpellato sull’arrivo in Sardegna di detenuti sottoposti al 41 bis e sui possibili riflessi della presenza dei vertici mafiosi nell’isola, lo scrittore ha invitato innanzitutto a distinguere il tema carcerario da quello delle infiltrazioni economiche.

«In linea di principio il 41 bis non dovrebbe portare investimenti mafiosi sull’isola – ha spiegato –. Certamente però mette la Sardegna sotto una grande pressione». Secondo Saviano, il primo problema riguarda le condizioni nelle quali gli istituti sono chiamati a gestire detenuti ad altissima pericolosità: pochi agenti, carenza di personale e spazi insufficienti.

Il rischio, nella sua analisi, è che proprio le difficoltà organizzative possano indebolire il regime di isolamento. «Bisogna capire se sarà realmente un 41 bis, perché quando gli operatori sono in difficoltà si fanno tutta una serie di deroghe». Una situazione che, ha aggiunto, si sarebbe già verificata in altri istituti italiani. «Se resterà il numero di agenti così risicato, questo è il vero problema dell’aver portato qui i capi».

Sul fronte economico, Saviano ha invece richiamato le segnalazioni provenienti dalle procure. «Sulle infiltrazioni abbiamo evidenze che le procure stanno iniziando coraggiosamente a indicare». Tra i comparti più esposti ha citato una parte del settore turistico e, in particolare, quelle attività nelle quali tradizionalmente le organizzazioni criminali cercano di investire e riciclare denaro, come ristoranti e locali.

Lo scrittore ha poi dedicato un passaggio alle peculiarità della criminalità sarda. A suo giudizio, rispetto alle organizzazioni mafiose strutturate, nell’isola continuerebbe a prevalere un modello meno gerarchico e fondato su gruppi che si aggregano attorno a singole operazioni criminali.

«Il bandito di un tempo, l’attuale criminale sardo, elegge un capo per un’operazione. Non è che poi decidi della mia vita», ha spiegato, contrapponendo questo schema a quello delle organizzazioni mafiose nelle quali l’affiliazione comporta una subordinazione stabile alla struttura e ai suoi vertici.

È una caratteristica che, secondo Saviano, favorirebbe anche la formazione di gruppi specializzati negli assalti ai portavalori. I proventi delle attività criminali, ha osservato, sarebbero stati storicamente reinvestiti in attività poco appariscenti, evitando forme di ostentazione capaci di attirare l’attenzione.

Ma oggi, nella sua analisi, lo scenario starebbe cambiando. Proprio la capacità della criminalità locale di muoversi senza una struttura mafiosa rigida potrebbe renderla un interlocutore per organizzazioni provenienti da altre regioni.

«Non è che i napoletani comandino i sardi – ha precisato Saviano –. I napoletani investono nel territorio sardo, alla quota sarda va una percentuale e loro controllano». Da qui l’immagine di una criminalità locale capace di offrire relazioni, contatti e opportunità a gruppi esterni intenzionati a investire nell’isola.

Saviano ha precisato che si tratterebbe di un fenomeno ancora in una fase iniziale, sottolineando però il lavoro investigativo delle procure. «I procuratori hanno acquisito dati e studi e stanno facendo un ottimo lavoro».

Più critica, invece, la valutazione sulla risposta della politica e sulla tendenza, a suo dire, a respingere gli allarmi per timore di danneggiare l’immagine della Sardegna. «Mi dispiace che la politica risponda spesso: stai sporcando la regione. L’isola più bella del mondo non può avere questi giudizi».

Per Saviano, invece, proprio la tutela del territorio impone di affrontare apertamente i suoi punti di fragilità: «Bisognerebbe parlare della disoccupazione, della sofferenza di intere filiere dove loro si vanno a mettere». E la conclusione è un invito alla vigilanza: «Occhi aperti».

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