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Fisco, 25 milioni di italiani non dichiarano redditi e non versano l'Irpef – Ecco chi paga le tasse

di Redazione Web
Fisco, 25 milioni di italiani non dichiarano redditi e non versano l'Irpef – Ecco chi paga le tasse

Osservatorio Itinerari Previdenziali: «Welfare sostenuto da una minoranza di cittadini». Il paradosso: spesa record gioco d’azzardo

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L'ultimo rapporto dell’Osservatorio del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali (maggio 2026) presentato questa mattina 24 settembre al Cnel fotografa un'Italia caratterizzata da profonde anomalie fiscali. Sebbene il tenore di vita e la ricchezza complessiva siano da Paese avanzato, la distribuzione del carico fiscale evoca lo scenario di un’economia in via di sviluppo: metà della popolazione non ha reddito, quasi il 50% degli italiani è finanziariamente a carico di altri contribuenti o alimenta direttamente e indirettamente il debito pubblico. In sostanza: in Italia ci sono 42,8 milioni di contribuenti su 58,9 milioni di abitanti ma quelli che versano effettivamente sono poco più di 34,1 milioni. Questo significa che circa 24,8 milioni di italiani (quasi 9 milioni di contribuenti) non hanno redditi, non pagano le tasse e vivono a carico della collettività. Insomma: non versano un centesimo. 

Stefano Cuzzilla, presidente Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità: «I dati sulle dichiarazioni dei redditi mettono a nudo uno squilibrio fiscale che grava in misura crescente sul ceto medio e sui redditi medio-alti, e dunque anche sulle categorie che rappresentiamo. Il fatto che il 78,67% dell’IRPEF sia versato da appena il 30,22% dei contribuenti, e che ben i due terzi del carico totale (il 65%) pesino sulle spalle di quel ristretto 18,78% di cittadini che dichiara dai 35mila euro lordi in su, evidenzia una profonda stortura».

La maggioranza – secondo i dati presentati al Cnel – paga una quota minima: il 70% dei cittadini versa appena il 20% dell'IRPEF complessiva. Questo scaglione dichiara cifre irrilevanti per le altre imposte dirette e contribuisce pochissimo a quelle indirette, inclusa l'IVA. La spesa è sostenuta dal restante 30%: questo gruppo ridotto di contribuenti paga l'80% di tutta l'IRPEF.

All'interno di questo 30%, ben il 65% del gettito totale è versato da un ristretto 18,78% di cittadini, ovvero coloro che dichiarano redditi superiori ai 35.000 euro.

Il primo paradosso: lo squilibrio tra servizi e contributi

Su una popolazione totale di 58.943.464 residenti a fine 2024, i cittadini con un reddito lordo superiore ai 300.000 euro all’anno (circa 155.000 euro netti) sono appena lo 0,1% (58.700 persone). Questo micro-scaglione genera un forte impatto redistributivo: versa il 6,49% dell'IRPEF totale, pari a 14,03 miliardi di euro (238.006 euro pro capite).

Paga da solo più IRPEF di 27,8 milioni di italiani con redditi fino a 20.000 euro, i quali insieme si fermano a 10,84 miliardi. Questo divario crea una forte asimmetria nel finanziamento del Welfare.

Nel 2024, la sola spesa sanitaria nazionale è costata 2.347 euro pro capite. Per garantire la copertura a quel 50% di popolazione a basso reddito, l'IRPEF da loro versata non è sufficiente: lo Stato deve attingere a circa 54,45 miliardi di euro versati dai contribuenti più abbienti. Di conseguenza, una vasta platea usufruisce dei servizi pubblici essenziali in modo quasi gratuito, beneficiando al contempo delle agevolazioni ISEE.

Bonus, sussidi, assegno unico: 30 milioni di persone ne usufruiscono

Tra il 2024 e il 2025, circa 10,369 milioni di nuclei familiari (per un totale di 29,932 milioni di persone, con una media di 2,9 componenti per nucleo) hanno richiesto bonus, sussidi e Assegno Unico (AUUF). In questo bacino rientra anche il 44% dei pensionati assistiti, che ha versato imposte minime o nulle durante la vita lavorativa. Nel solo 2024, questo sistema di assistenza sociale è costato oltre 194 miliardi di euro (180,5 miliardi trasferiti dalla fiscalità generale all'INPS e 13,5 miliardi erogati dagli enti locali), gravando interamente sulla minoranza che paga le tasse.

Il secondo paradosso: la spesa record nel gioco d'azzardo

Mentre ampie fasce di popolazione dichiarano difficoltà nel sostenere il costo del carrello della spesa o delle cure mediche, i dati della Relazione sui giochi pubblici presentata al Parlamento ad aprile 2026 (su dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) mostrano un trend opposto nel settore dell'azzardo.

Raccolta in crescita: nel 2025 il volume di gioco legale ha raggiunto 165,3 miliardi di euro, generando entrate per l'erario pari a 11,4 miliardi. Il dato supera i 157 miliardi del 2024 (che erano già aumentati del 6,6% rispetto al 2023).

La spesa pro capite: includendo una stima di circa 20 miliardi di euro legati al gioco illegale e malavitoso, la spesa media per cittadino sfiora i 3.144 euro all'anno (calcolo che include teoricamente anche neonati e invalidi).

Impatto sociale: sono oltre 18 milioni gli italiani che giocano abitualmente, tra cui si contano ben 1,5 milioni di ludopatici problematici gravi.

L'incoerenza di questo scenario si riassume in un dato: il 70% della popolazione italiana (circa 41 milioni di persone) versa complessivamente circa 46 miliardi di euro di IRPEF, pari a una media pro capite di 1.120 euro. In pratica, la quota destinata alle tasse e ai servizi comuni da gran parte dei cittadini è quasi un terzo di quanto gli stessi spendono mediamente per l'azzardo.

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