Marta Deligia, uccisa 13 anni fa in Sardegna. Il fratello: «Io non dimentico, penso sempre come sarebbe oggi con te» – La storia
La ragazza, che ora avrebbe 40 anni, fu assassinata dall’ex compagno che aveva denunciato per stalking
Villacidro L’aveva uccisa perché voleva essere libera, stare lontana da quello che non era più amore ma solo possesso, gelosia, tormento. Da quella che non era più vita. Tredici anni fa, il 23 settembre del 2013, Marta Deligia fu uccisa a Villacidro dall’ex compagno Giuseppe Pintus, al quale tre mesi prima Marta aveva detto addio. Marta era una ragazza di 27 anni, oggi sarebbe stata una donna di 40. Nell’anniversario della sua morte, il fratello Roberto ha pubblicato un post su Facebook. Poche parole: “Io non dimentico, penso sempre come sarebbe oggi con te”, e una foto di Marta. Sotto una valanga di commenti, perché Marta non l’ha dimenticata nessuno. A distanza di anni la sua storia fa ancora male, soprattutto perché Marta aveva denunciato quell’uomo che poi l’ha uccisa. Aveva paura di lui, perché la ossessionava. Ma nonostante questo, lui è riuscito a raggiungerla e a portarla via per sempre.
Chi era Marta Deligia
Marta viveva con la madre e i due fratelli maggiori. Il papà non c’era più. Faceva la barista e la notte in cui è stata uccisa era uscita di casa per andare ad aprire il bar Capoverde. Erano le 4 e 30 del mattino. L’assassino conosceva i suoi orari e le sue abitudini, per questo ha atteso sotto l'abitazione di lei, in via Di Vittorio, e quando Marta è uscita l'ha aggredita, le ha stretto da dietro un braccio attorno al collo e l’ha uccisa. Quando l’ha fatta entrare nella sua auto, Marta era già morta. L’uomo ha adagiato il corpo della ragazza nel sedile anteriore della Fiat e ha iniziato a vagare nelle campagne. In una stradina si è fermato, è sceso dall’auto e si è allontanato.
L'allarme e la confessione
Alle 6 e mezzo di quel mattino Antonello Deligia, uno dei fratelli di Marta, si è presentato nella caserma dei carabinieri per denunciarne la scomparsa: al bar non si era vista e il proprietario l'aveva cercata a casa per conoscere i motivi dell'inusuale assenza. Il fratello ha anche accennato ai carabinieri di essere fortemente preoccupato: temeva un sequestro di Marta da parte dell'ex fidanzato. Sono scattate le ricerche, poi alle 7.26 Giuseppe Pintus ha chiamato un'amica al cellulare e le ha detto: «Ho fatto una cazzata, ho ucciso Marta. Vado ad ammazzarmi anch'io». Lui non si è ucciso, i carabinieri lo hanno rintracciato e convinto a consegnarsi. L’auto con il cadavere di Marta a bordo è stata ritrovata intorno a mezzogiorno. In quel momento è iniziato il calvario terreno per la sua famiglia: Marta era stata uccisa da chi diceva di amarla. Lei aveva denunciato, aveva fatto tutto il possibile per salvarsi la vita. Non è bastato. Dopo tredici anni il fratello non dimentica. Nessuno dimentica.
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