Badante unica erede, ma i nipoti impugnano il testamento: dovrà restituire due appartamenti
Torino, secondo i giudici l’anziana donna, vedova e senza figli, sarebbe stata raggirata
TORINO Il Tribunale di Torino ha dichiarato nullo il testamento con cui una 80enne aveva nominato unica erede la propria badante, una donna di 60 anni di origini venezuelane. La badante dovrà restituire ai tre nipoti dell’anziana i due appartamenti di corso Casale, a Torino, e pagare circa 6mila euro di spese legali.
La vicenda, come riporta Il Messaggero, riguarda un testamento olografo, scritto a mano e datato 25 settembre 2012. Con quel documento l’anziana, vedova e senza figli, aveva destinato alla badante i propri conti correnti e soprattutto i due immobili. La donna aveva lavorato nell’abitazione dell’80enne per oltre cinque anni, dalla fine del 2009 fino alla morte dell’anziana, avvenuta nel 2015. La proprietaria di casa soffriva di diverse patologie fisiche e psichiatriche, tra cui una grave forma di depressione. I tre nipoti avevano riferito di aver notato già durante quegli anni una situazione preoccupante.
Secondo il loro racconto, la badante avrebbe ostacolato i rapporti con la zia, consentendo loro di incontrarla soltanto in rare occasioni. Dopo la morte dell’anziana, la scoperta del testamento aveva spinto i nipoti a rivolgersi alla giustizia. La contestazione riguardava la capacità della donna di redigere consapevolmente un documento che escludeva completamente i familiari dall’eredità. Dalle indagini della Procura di Torino era nato anche un procedimento penale. Nel 2022 la badante era stata condannata per circonvenzione di incapace. Nel 2024 la Corte d’Appello di Torino aveva però dichiarato il non doversi procedere per l’intervenuta prescrizione del reato.
Erano rimaste ferme le statuizioni civili riconosciute ai tre nipoti e, secondo quanto riportato nel provvedimento, la condotta illecita dal punto di vista civile attribuita alla donna. La decisione era poi diventata definitiva. La questione è quindi proseguita davanti al giudice civile, che ha dovuto stabilire la validità del testamento. Secondo gli accertamenti, nel periodo in cui era stato redatto il documento l’anziana presentava una patologia neuropsichiatrica che ne limitava la capacità di intendere e di volere, oltre a una forte vulnerabilità legata alla fragilità emotiva e affettiva. Il quadro, secondo quanto emerso nel procedimento, sarebbe stato confermato dai referti medici e dalle testimonianze raccolte nel procedimento penale. Vicini e familiari avevano inoltre descritto una situazione di forte isolamento sociale e di degrado delle condizioni personali e dell’abitazione.
Per il giudice, quando nel 2012 aveva scritto il testamento, l’anziana non era semplicemente vulnerabile o facilmente influenzabile, ma si trovava in una condizione di «totale incapacità di intendere e di volere». Da qui la dichiarazione di nullità del testamento e l’obbligo per la badante di restituire i due immobili ai tre nipoti, riconosciuti come eredi legittimi.
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