Ristorazione in Sardegna, manca il personale: per trovare un cuoco servono quasi cinque mesi
Nel 2025 una ricerca di lavoratori su due è risultata problematica. E a incidere non è solo lo stipendio
Cagliari In Sardegna il 47% delle assunzioni programmate dalle imprese riguarda profili difficili da reperire. È il dato del Rapporto Excelsior di Unioncamere rilanciato da Fipe Sardegna, che fotografa le difficoltà delle imprese della ristorazione nel trovare personale. Secondo l’associazione, la carenza di lavoratori va letta alla luce di un mercato del lavoro cambiato, caratterizzato dal calo demografico, dalle esigenze legate alla formazione, dalla mobilità dei giovani e dalle nuove necessità di conciliazione tra vita e lavoro.
Nel settore della ristorazione, nel 2025 una ricerca di personale su due è risultata problematica e per trovare un cuoco possono essere necessari quasi cinque mesi. In due casi su tre, quando un'impresa non riesce a coprire una posizione, il problema è rappresentato dalla mancanza di candidati, più che da una preparazione insufficiente. A incidere sulle difficoltà di reperimento ci sono anche le caratteristiche del lavoro nella ristorazione: turni serali, attività durante i fine settimana e nei giorni festivi e stagionalità.
Sul fronte delle retribuzioni, dal primo giugno 2026 il Ccnl Pubblici Esercizi prevede un minimo di 1.693 euro lordi mensili per il quarto livello e di 1.390 euro per il settimo livello. Il 59% dei dipendenti del settore lavora però part-time, mentre il 60,5% ha un contratto a tempo indeterminato. In Sardegna le imprese della ristorazione con dipendenti sono 4.801, con una media di 5,6 addetti. Per Fipe, affrontare la difficoltà di reperimento del personale richiede interventi su più fronti: formazione, orientamento scolastico, welfare contrattuale, una migliore organizzazione del lavoro e la riduzione del cuneo fiscale. «Non crediamo che lavoratori e imprenditori debbano essere messi gli uni contro gli altri. La ristorazione funziona soltanto se si fa squadra. La sfida è rendere il lavoro più attrattivo e sostenibile e, nello stesso tempo, mettere le imprese nelle condizioni di continuare a creare occupazione», conclude l'associazione.
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